Il Caffè: "La pandemia ha fatto quello che le pianificazioni ospedaliere non son riuscite"

Il Caffè: "La pandemia ha fatto quello che le pianificazioni ospedaliere non son riuscite"

Agosto 09, 2020 - 13:36
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Il Caffè dedica un articolo alla sanità, ai progetti previsti, rimandati dalla pandemia, e all'eterna questione dell'ospedale "unico". 

“La pandemia ha fatto ciò che tante pianificazioni ospedaliere non sono riuscite a fare”. Oggi il Caffè dedica spazio alla questione della sanità ticinese, alla luce dei cambiamenti di programma portati dal 2020 caratterizzato dal covid 19. “Ha innanzitutto avvicinato nella collaborazione il pubblico e il privato. La pandemia ha soprattutto svelato carenze ed eccessi. Organizzazioni parziali o ridondanti”, spiega il Caffè in un articolo di Patrizia Guenzi. Come noto l’emergenza sanitaria ha già “messo un freno ad un pacchetto di investimenti di mezzo miliardo di franchi da qui ai prossimi cinque anni. Strutture ex novo e strutture da rinnovare. Fra un mese l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) dirà cosa potrà prendere il via e cosa invece dovrà necessariamente subire una battuta di arresto”.

Uno dei progetti che non saranno rimandati è quello dell’ospedale Civico di Lugano, riferisce il domenicale. “La struttura è vecchia e dovrà essere oltre che rimodellata arricchita. Il costo di questa operazione rappresenta la fetta principale del mezzo miliardo di investimenti previsto in Ticino. Duecento milioni circa. Ampliamento della "piastra base", così è definita la prima tappa, ovvero la creazione di una struttura che sorgerà tra l’attuale torre e il parcheggio scoperto”.

Tuttavia un'altra questione si è imposta sul piano della sanità cantonale e che potrebbe determinare svolte importanti negli investimenti previsti, scrive il Caffè. Un’incognita riferita “a quello che sino a qualche anno fa veniva definito "Ospedale unico", l’idea di creare nel Luganese o nel Bellinzonese un "Ospedale cantonale" pur mantenendo gli attuali presidi sanitari regionali”. Apriti cielo! Levate di scudo da parte di ogni città, così che presto il progetto è stato riposto in un cassetto per essere ritirato fuori con un nome differente, "Ospedale di riferimento". Ma nemmeno così si è riusciti a superare le rivendicazioni di questa o quella parte del cantone”. Ora, con esigenze sanitarie aumentate e una situazione finanziaria incerta, “lo si definisce "Ospedale universitario". Un ospedale che potrebbe sorgere in un terreno tra Bellinzona e Giubiasco (la Saleggina), per cui da tempo il Cantone tratta con la proprietà, l’esercito. Un ospedale che oltre ad ospitare la cosiddetta medicina altamente specializzata dovrebbe/potrebbe essere la "casa" di tutti gli Istituti che nel corso degli anni l’Ente ospedaliero ha creato. Dall’oncologia alla pediatria, alla radiologia… E anche l’acquisizione del Cardiocentro darà vita ad un Istituto specialistico”, scrive Il Caffè.