Il Caffè: Lasa 2045, i conti senza l'oste?

Il Caffè: Lasa 2045, i conti senza l'oste?

Maggio 26, 2019 - 05:40
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Il Caffè interpella Giorgio Marcionni e Remigio Ratti in merito allo studio dell'Università di San Gallo che delinea la strada per l'aeroporto di Lugano.

Lo sguardo per l'aeroporto di Lugano è volto verso il 2045, quando il Ticino, secondo lo studio dell'Università di San Gallo, potrebbe avere uno scalo moderno, performante e redditizio. Il Caffè ne parla nella sua edizione odierna in un articolo di Andrea Stern, che riporta il parere di Giorgio Marcionni, ingegnere, già direttore dell’aeroporto ai tempi di Crossair. "Mi sembra un po’ azzardato prevedere utili con vent’anni di anticipo", dichiara Giorgio Marcionni. "Il mondo dell’aviazione cambia in fretta. Si possono guadagnare soldi ma è molto più facile perderne tantissimi". Per Marcionni "l’aeroporto di Agno ha un indubbio potenziale. Ma  l’impressione è che qui si siano fatti i conti senza l’oste. Ossia, senza le compagnie aeree".
"L’orizzonte 2045 è decisamente lontano", concorda Remigio Ratti, docente universitario ed esperto di trasporti. "Fosse per me limiterei lo sguardo al 2024", dichiara Ratti al Il Caffè. "Cinque anni sono sufficienti per realizzare la prima parte del piano di rilancio, quindi la costruzione degli hangar e il ripristino del collegamento per Ginevra. Allora si potranno fare delle nuove valutazioni, alla luce dei risultati ottenuti e dei cambiamenti di contesto". Per il già direttore dell'IRE (Istituto Ricerche Economiche del Canton Ticino), "lo studio dell’Università di San Gallo analizza nel dettaglio i possibili scenari di sviluppo dello scalo di Agno ma non prende in considerazione i fattori esterni". Fattori quali l'evoluzione de mondo dell’aviazione e più in generale dei trasporti, l’economia ticinese e concorenti dell’aeroporto di Agno. "Paradossalmente", spiega Ratti, "l’aeroporto di Agno può ringraziare le ferrovie, che non hanno mantenuto le promesse. Malpensa avrebbe dovuto avvicinarsi al Ticino, invece è rimasta piuttosto lontano". Infine vi è anche da considerare "l’onda verde che sta demonizzando il trasporto aereo su brevi distanze. Per ora i suoi effetti limitati ma non è escluso che a medio termine l’aviazione regionale possa pagarne lo scotto".