Il Caffè. L'aviazione ticinese a un bivio?

Il Caffè. L'aviazione ticinese a un bivio?

Ottobre 20, 2019 - 03:51
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Quali prospettive per l'aeroporto di Lugano-Agno? Nel frattempo un po' di storia...

Aeroporto di Lugano, quali prospettive? Dopo la chiusura dei voli di linea con il fallimento di Adria Airways e il rifiuto di Swiss di riprendere la tratta, gli scenari per il futuro dello scalo di Lugano-Agno sono più che mai incerti. Riprendere con i voli di linea? Attualmente sono riprese le trattative con la compagnia Zimex, che la scorsa estate aveva però “gelato” le speranze smentendo un accordo per garantire voli di linea per passeggeri. Puntare sull’aviazione generale? In questo caso l’ipotesi più probabile è che si vada verso un’apertura ai privati dello scalo e qualcuno sembrerebbe che voglia farsi avanti. La scorsa domenica “Il Caffè” riportava di una possibile cordata composta da sir Lindsay Owen-Jones (ex ceo di L’Oréal), Andrea Bonomi (già proprietario di Ducati, ora di Aston Martin) e da Daniele Perfetti (erede dei fondatori del noto impero dolciario). 
Il tempo però stringe, visto che Lasa, Lugano Airport Sa, la società che gestisce lo scalo di Agno, rischia, senza i due messaggi per la ricapitalizzazione (quello in Gran Consiglio, legato però ai voli di linea, e quello in Consiglio comunale a Lugano) di dover depositare i bilanci. 
Ovviamente anche l’odierna edizione de “Il Caffè”, parla di aeroporto. In uno degli articoli anticipato sul sito del domenicale, a firma di Andrea Stern, si prende spunto dalle attuali peripezie dello scalo Luganese per fornire una cronistoria dell’aviazione ticinese, ripercorrendo alcuni momenti salienti.
Il punto di partenza è il 1940 e l’aeroporto è quello di Locarno, sul Piano di Magadino, da dove Swissair inaugurò dei voli regolari da Locarno per Roma e Barcellona. Lo scoppio della seconda guerra mondiale impose però uno stop ai voli. Nel 1969 il Gran Consiglio approvò un credito di 25 milioni di franchi, per l’ampliamento della struttura e una pista di 1’800 metri. Si mise però di traverso questa volta la popolazione alle urne e la pista di Locarno rimase di 800 metri. Crossair scelse così Lugano per i suoi voli di linea, che proseguirono, a fasi alterne, ininterrottamente fino allo scorso settembre, con il fallimento di Adria Airways. Oggi però di voli di linea fuori da Agno è difficile immaginarne, secondo Nicola Ravasi, presidente dell’Aero Club Locarno, interpellato da “Il Caffè”. “Da noi ci sono voluti trent’anni per ottenere l’autorizzazione a un allungamento della pista di 150 metri. Dubito fortemente che si possa chiedere di più. Anche perché ci sono molti vincoli legati alla protezione delle Bolle di Magadino”, dice Ravasi. Condizione questa che esclude l’atterraggio di jet. “Gli aeroporti ticinesi possono essere complementari tra loro”, dice Ravasi. “Ad Ambrì l’attività sportiva, a Lodrino la manutenzione, a Locarno le scuole di volo, la Rega, l’aviazione civile e militare. Agno resta però insostituibile per i voli commerciali e l’aviazione business”. Infine, chiude Ravasi, se Agno “sovesse chiudere, aerei come quelli di Mantegazza o Perfetti non potrebbero più atterrare in Ticino. E sarebbe un autogol”.