Il Consiglio di Stato "boccia" l'erba terapeutica. Ecco chi "boccia" il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato "boccia" l'erba terapeutica. Ecco chi "boccia" il Consiglio di Stato

Ottobre 27, 2019 - 18:00
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Revisione della Legge federale sugli stupefacenti. Il Consiglio di Stato ticinese ha risposto “picche” allo “spinello terapeutico”, schierandosi in contrapposizione alla possibilità, contenuta nella revisione della legge ora in consultazione, che i medici possano prescrivere la canapa ai pazienti, sostenuta fra gli altri anche dall’Associazione dei medici svizzeri. Sabato alla Purexis di Manno si svolgeva una giornata dedicata al tema della canapa. Abbiamo chiesto un commento sulla posizione del Consiglio di Stato al dottor Hans Leimgruber, al presidente del Circa (Comitato interpartitico per la regolamentazione della cannabis) Sinue Bernasconi e all’esponente dei Giovani Verdi Ada Tognina.

I pazienti gravi dovrebbero poter aver accesso ai medicamenti a base di canapa, anche per quanto riguarda le inflorescenze e le foglie da fumare, su prescrizione del medico?
Come noto è in consultazione a livello federale una modifica della Legge federale sugli stupefacenti (LSTUP), che prevede la possibilità per i medici di prescrivere questi prodotti ai pazienti. A livello federale la riforma ha incassato un sostegno piuttosto ampio. Per quanto riguarda i partiti a Berna Plr e Ps si sono schierati a favore della riforma, mentre l’Udc, pur sostenendo in linea di massima il progetto, non vede di buon occhio la possibilità di fumare l’erba, causa l’alto potenziale di abuso che vi sarebbe per lo “spinello” terapeutico. 
A sostenere la riforma vi è anche l’Associazione dei medici svizzeri (FMH), che vede nel progetto di legge la possibilità di sviluppare il potenziale terapeutico e palliativo della canapa, come pure di controllare i rischi di abuso derivata da un’assunzione autonoma. Ad oggi secondo Medical cannabis association Switzerland (Medcan) sarebbero 100’000 le persone che farebbero utilizzo illegale di canapa. Non è difficile immaginare che fra molti di coloro che ne fanno un uso “ricreativo”, vi siano anche molti che la utilizzano per scopi curativi, in particolare per quanto riguarda i dolori cronici. 
Se a livello federale la riforma ha ottenuto un consenso per ora piuttosto ampio (ma come detto siamo solo alla fase della consultazione), in Ticino la scorsa settimana è arrivato “si con riserva” (ma la riserva è piuttosto pesante) del Consiglio di Stato ticineseNella sua risposta alla consultazione il Consiglio di Stato ticinese infatti scrive che “concorda che sia opportuno semplificare le procedure di accesso dei malati ai medicamenti a base di canapa e di principio accetta la proposta di modifica legislativa elaborata dal Consiglio federale”. Tuttavia “subordina la propria approvazione alla condizione che l'erba e le infiorescenze di canapa non possano essere utilizzate tali e quali come medicamento, sia nella forma del fumo ("spinello"), sia secondo qualsiasi altra modalità di assunzione”. Per il Consiglio di Stato “conformemente alle regole dell'arte medica e farmaceutica, in ambito medico dovranno essere ammessi soltanto preparati farmaceutici standardizzati, quali ad esempio tinture e simili. L'erba e le infiorescenze potranno essere utilizzate solamente come materia prima per la fabbricazione di tali preparati; di conseguenza soltanto le aziende farmaceutiche autorizzate e le farmacie dovranno essere abilitate a procurarle, detenerle e lavorarle”. Il Consiglio di Stato chiede dunque che il progetto legislativo “sia esplicitamente sviluppato nel senso di non consentire ai pazienti di procurarsi, detenere e utilizzare erba e infiorescenze di canapa, ancorché a scopo terapeutico e su prescrizione medica”.
Nelle osservazioni generali il Governo sostiene inoltre che “la prescrizione di erba o fiori di canapa non presenta infatti nessun vero vantaggio terapeutico ma comporta un elevato potenziale di abuso”.  Il Consiglio di Stato, scrive poi come “l'utilità della canapa come medicamento resti decisamente marginale e sia limitata a situazioni piuttosto particolari” in quanto “le cifre rese pubbliche dalla Confederazione e che fanno stato di un numero complessivo di 7575 nuove autorizzazioni eccezionali rilasciate fra il 2012 e il 2018 relativizzano il reale potenziale terapeutico della canapa e di conseguenza l'importanza del presente progetto legislativo”. Una posizione piuttosto dura dunque, da parte del Governo ticinese.
Il tema della canapa terapeutica (e non) in questi anni sta suscitando molta attenzione, anche al di fuori del Ticino, e anche in seguito allo sviluppo del segmento della canapa cbd, la cosiddetta "cannabis light", la cannabis con thc inferiore all'1%, legale stando alla normativa federale (che pone proprio la soglia dell'1% come limite per definire stupefacente la sostanza). Guardando al di fuori dei confini elvetici, ad esempio in Canada, dove l’uso sia ricreativo della canapa che terapeutico (indipendentemente dal thc) è stato legalizzato nel 2018, si stima che il mercato della cannabis potrà valere 7,5 miliardi di dollari. In California nel 2005 il giro d'affari della marijuana medica ha sfiorato i 3 miliardi di dollari.
Anche in Ticino l’attenzione per il settore della cannabis cbd è alto e gli occhi sono ora puntati su questa revisione che permetterebbe di allargare la legalità della cannabis anche a quella oggi illegale (anche se solo per scopi terapeutici). Una delle aziende attive in Ticino nel settore della cannabis cbd è la Purexis di Manno, che lo scorso sabato ospitava una mattinata dedicata al tema, nell’ambito un ciclo di conferenze (“I mille volti della canapa”) organizzato dal Comitato interpartitico per la regolamentazione della cannabis (Circa). 
Fra i relatori presenti all’appuntamento anche il dottor Hans Leimgruber, specialista FMH in medicina generale. Proprio a lui abbiamo chiesto un commento sulla recente presa di posizione del Consiglio di Stato inerente la revisione della legge federale sugli stupefacenti, in cui come detto il Governo sostiene che la prescrizione di erba o fiori di canapa non presenta “nessun vero vantaggio terapeutico”. 
“Metto in dubbio questa affermazione che viene fatta nella risposta del Consiglio di Stato”, ci dice Leimgruber. “Mi chiedo chi è colui o coloro che hanno formulato queste affermazioni (si presume che non siano “farina del sacco” dei cinque ministri, visto che nessuno di loro è medico, ndr)”. “La prescrizione della cannabis terapeutica ha magari un numero non molto alto di casistiche, ma più che altro per la disinformazione dei medici, e non per gli effetti terapeutici di questo trattamento”, ci dice Leimgruber. “Da parte di Berna c’è l’invito al corpo medico di informarsi sull’utilità dell’uso della canapa terapeutica nelle patologie dove possono esserci vantaggi per il paziente”, continua il medico. “Queste patologie sono molte, riconosciute dal mondo scientifico, che si è chinato sulle questione della canapa e degli effetti terapeutici dei suoi componenti in una maniera esponenziale negli ultimi decenni”. “Non capisco da dove arrivino le conclusioni contenute nello scritto del Consiglio di Stato”, conclude Leimgruber. “La mia stessa organizzazione professionale, l’FMH, è favorevole a questa revisione”. 
Anche il presidente del Circa, Sinue Bernasconi, vede con scetticismo la risposta del Consiglio di Stato alla consultazione, in cui si esprimeva anche il timore di possibili abusi derivati dalla legislazione ora in consultazione. In particolare, scriveva il Consiglio di Stato, è “palese che l'eventuale estensione delle forme farmaceutiche anche ai fiori di canapa, all'erba e allo spinello porrebbe a tutti i livelli dei grossi problemi di controllo e di applicazione della legge. In particolare, la repressione dei traffici illeciti da parte di Polizia e Magistratura ne sarebbe notevolmente complicata, considerato che la canapa medica è materialmente indistinguibile dalla canapa illegale a uso stupefacente. Una sola ricetta medica permetterebbe ad esempio al paziente di giustificarsi ogni quai volta venisse trovato in possesso di canapa. Oppure di giustificare canapa in realtà destinata ai suoi famigliari o amici”. 
“Possibili abusi ci possono essere con qualsiasi sostanza”, ci dice Sinue Bernasconi. “Anche con i famaci il medico non può essere certo che effettivamente venga assunto dal paziente a cui l’ha prescritto”. Invece “creare un mercato regolamentato e facilitare l’accesso alla cannabis terapeutica”, prosegue Bernasconi, “è positivo in termini di salute pubblica”. “Non possiamo avere la certezza che la cannabis non venga utilizzata dal paziente, ma oggi non abbiamo nessuna certezza”, ci dichiara il presidente del Circa. “Oggi il paziente si rivolge al mercato nero, che non dà nessuna garanzia”. “A mio avviso è meglio avere un mercato regolamentato, accessibile e trasparente”, conclude Bernasconi. “In questo caso le statistiche, ovviamente in forma anonima, sarebbero accessibili all’Ufficio federale della sanità pubblica e permetterebbero di studiare i trend, eventuali abusi e misure correttive. Non vedo un problema supplementare con la legalizzazione della canapa a scopi medici rispetto a quanto già oggi avviene per i farmaci classici”. Detto ciò, ci spiega Bernasconi, la posizione del Consiglio di Stato non lo sorprende particolarmente. Puntualmente quando il Consiglio di Stato si esprime in materia di canapa vi sono, ci dice, “diverse imprecisioni e dimenticanze, che a questo punto, dopo la risposta nell’ambito della procedura di consultazione sulla legge federale, potrebbero sembrare una strategia voluta. Se l’errore e la dimenticanza vanno sempre a vantaggio della strategia proibizionista, è legittimo porsi questo dubbio”. 
Anche Ada Tognina, esponente dei Giovani Verdi, presente all’evento di sabato, accoglie negativamente la presa di posizione del Consiglio di Stato ticinese. “La soluzione, anche per quanto riguarda le problematiche di controllo sollevate dal Consiglio di Stato, sarebbe la legalizzazione della canapa”, ci dice Tognina. “Le problematiche relative alla repressione sollevate dal Consiglio di Stato sono un motivo in più per andare verso una legalizzazione generale, prosegue Tognina. “Ciò porterebbe ad un vero controllo del contenuto della sostanza sul mercato legale”. 
Per quanto riguarda la legalizzazione generalizzata, ci dice Tognina “non si tratterebbe di consentirne l’uso a chiunque ovviamente, vi sarebbero dei limiti di età legati ai possibili danni neurologici per il consumo prima della fine dello sviluppo. La legalizzazione della cannabis ad uso medico “sarebbe un primo passo”, prosegue la giovane verde, “anche per quanto riguarda la prescrizione sotto forma di spinello”. “Per malattie gravi oggi si prescrive la morfina, che ha degli effetti collaterali pesantissimi. Ci sono livelli di malessere in cui però anche uno spinello porta più benefici che svantaggi”.