Il "convegno della discordia", non solo Bocelli

Il "convegno della discordia", non solo Bocelli

Luglio 30, 2020 - 16:59
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Il convegno "Covid-19 in Italia, tra informazione scienza e diritti" ha dato vita a un lungo strascico polemico. Oltre a Bocelli, anche fra medici. 

L’eco del convegno tenutosi nella biblioteca del Senato italiano a Roma lo scorso lunedì sono giunte anche alle nostre latitudini. In particolare al centro delle polemiche sono finite le affermazioni del cantante Andrea Bocelli, che si è detto “offeso e umiliato” per le limitazioni alla libertà durante il lockdown. Apriti cielo! Lo stesso tenore ha chiarito vi social l’intento del suo intervento. “Lo scopo del mio intervento al Senato era quello di sperare in un prossimo futuro in cui i bambini soprattutto, possano ritrovare la normalità, possano sperare di vivere “da bambini”, giocando tra loro, abbracciandosi, come devono fare i bambini per poter crescere sani e sereni. Questo solo era il senso del mio intervento ed a tutti quelli che a causa del modo in cui mi sono espresso – sicuramente non il più felice – e dalle mie parole hanno trovato ragioni per sentirsi offesi o hanno sofferto per quello che ho detto, a loro chiedo sinceramente scusa, perché le mie intenzioni erano tutt’altre, erano esattamente il contrario”.

Ma in realtà nel suddetto convegno, intitolato “Covid-19 in Italia, tra informazione scienza e diritti”, organizzato da Vittorio Sgarbi e Armando Siri (Lega, già sottosegretario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, poi “cacciato” dall’allora Governo Lega-5 Stelle a causa di un'indagine aperta nei sui confronti), anche altre persone hanno preso la parola, dicendo cose anche un po’ più interessanti di Bocelli.

Tralasciando lo “show” di Salvini, intervenuto al convegno, che si è rifiutato di indossare la mascherina, nonostante le sollecitazioni dei funzionari del Senato, uno degli interventi dello scorso lunedì, avvenuto questo per via telematica, è stato quello del professor Alberto Zangrillo, le cui affermazioni in una trasmissione televisiva avevano già la scorsa settimana fatto discutere. "Ne ho le p... piene, un morto per Covid in Lombardia non significa nulla”, aveva detto a “Focus In Onda” su LA7. “Vi spiego, non faccio parte del Comitato Tecnico Scientifico, ma mi aspetto che il Comitato Tecnico Scientifico dica la verità agli italiani: uscite tranquillamente, riprendete a vivere, andate al ristorante, andate in banca, andate in vacanza. Se entrate in un locale chiuso, mettete la mascherina, ma continuate a vivere più di prima. Altrimenti la società non parte e Conte tra due anni, se c’è ancora, dovrà chiederne 800 di miliardi”, aveva detto.

Sulla stessa lunghezza d’onda il suo intervento al Senato lo scorso lunedì. “Il 18 aprile scorso è una data importante: quel giorno è stato l’ultimo in cui in un grande istituto ospedaliero di Milano abbiamo avuto un malato grave ricoverato in terapia intensiva, con i sintomi del Sars-Cov-2”, ha detto Zangrillo. “Da allora in poi non abbiamo più avuto malati con quel tipo di sintomatologia”. Per Zangrillo, primario di anestesia e terapia intensiva dell’ospedale Vita-Salute San Raffaele di Milano (lo stesso del “frontman ufficiale” della crisi covid, il virologo Burioni), “ora dobbiamo dunque convivere con il virus”. Zangrillo ha inoltre messo in evidenza il rischio che alcune persone affette da altre patologie non si rechino in ospedale, “perché terrorizzate di essere contagiate”.

A finire nel mirino delle polemiche ovviamente è stato, oltre a Bocelli, anche lo stesso Zangrillo, come gli altri medici intervenuti, per la partecipazione a quello che alcune testate italiane hanno ribattezzato come “Convegno dei negazionisti”. Fra gli altri ad attaccare il convegno vi è stato Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e professore ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano, che ha parlato di  "un messaggio inadeguato, con elementi di evidente pericolosità", proveniente dal convegno. Secondo Galli inoltre "nessuno di coloro che si sono espressi ha titolo per dare un’opinione di tipo scientifico". 

Piuttosto secca la replica di Zangrillo, rilasciata all’Adnkronos: “Il medico – ha detto Zangrillo – cura, dice la verità, si preoccupa responsabilmente, infonde coraggio e, se sostenuto dalle evidenze, esprime fiducia e ottimismo. Il medico ha una visione completa della complessa situazione sanitaria. Chi continua a scuotere la testa e allargare le braccia di fronte alle evidenze ha evidentemente altri interessi e farà presto una pessima figura”.