Il diavolo "va in pensione", la satira continua

Il diavolo "va in pensione", la satira continua

Giugno 06, 2017 - 12:59

Chiude la versione cartacea de "Il Diavolo". Negli ultimi tempi sembrava un signore un po' avanti con gli anni, ma ci mancherà. 

Chiude “il Diavolo” (la versione cartacea). Ecco, ci sono notizie che semplicemente rattristano. Non sono notizie grandi, non sono catastrofi, né attentati, né questioni famigliari. Si tratta di cose della quotidianità, di cose che ti accompagnano e che un po’ le hai viste spegnersi. Arriva l’amaro in bocca.

Ticino 2017. Ancora non c’è satira alla televisione. Il familismo è sempre più arroccato. La giustizia penale non riesce a stare dietro a una società che ha fatto dell’immoralità la sua cifra per 40 anni. Un’onda anomala di giovani partita per il nord... resta al nord.

Ci sono però tanti contromovimenti. Non molto tempo fa la brava Duca Widmer, intervenuta a parlare qui all’Università a Lucerna, mi diceva: “Contarini, ma non veda tutto così fosco!” Ha sicuramente ragione, e in fondo lo Zeitgeist dipende anche dalla predisposizione dell’animo a percepirlo. Diciamo allora che “il Diavolo” è un contromovimento. Spensierato e impegnato, frivolo e serissimo, innovatore e conservatore, parla al cuore della ticinesità. Io, bertoliano di ferro, ho riso così tanto quando hanno cominciato a prenderlo in giro sulla sua cecità. Io femminista, quanto ho riso quando hanno rappresentato la Patty (e la Marina) in pose fastidiosamente sessuali! I suoi necrologi politici erano perfetti, non smetterò mai di spiegare la differenza fra quella sana ironia macabra e lo squallore che invece tirò fuori Bobo attaccando Orelli. Perché non dimentichiamoci mai che corre una differenza abissale fra l’essere il giullare ed essere il re, dove “il Diavolo” lo ha sempre capito, mentre la Lega ne ha sempre abusato.

La satira dissacra. Al pari della poesia, fa vedere l’altro lato della narrazione. Porta le nostre storie, quelle che garantiscono i successi, all’estremo, al patetico e al ridicolo. Non prendiamoci troppo sul serio, ricorda sempre con una risatina scomposta. La satira non ha nessuna pretesa di verità ed è dannatamente pericolosa, ma è proprio così che la verità, nascosta e intoccabile, si riesce improvvisamente a scorgere. Quando spararono ai redattori di Charlie Hebdo cercai di spiegare (http://www.filippocontarini.ch/blog/parigi-e-la-liberta-despressione-nella-nostra-nuova-modernita/) che la satira va protetta anche quando insulta, quando è cattiva, quando è insostenibile. La satira va soprattutto difesa da sé stessa.

Mi incazzai ferocemente quando scoprii Corrado candidato alle elezioni. No, mi dissi, lui deve restare libero. Nessuno può poterlo accusare di stare vicino a una linea politica e di strumentalizzare la sua arte. Come gioii massimamente quando “il Diavolo” uscì sghembo, su carta riciclata, in uno strano formato spiegazzato senza logica. “Che figata!” dicevo saltando di qua e di là in casa! Ma tempo tre settimane la società, le compagne e i compagni che predicano sempre bene, li richiamò all’ordine. Perché in Ticino si chiede un po’ di conformismo anche all’anticonformismo.

“Il Diavolo” lo abbiamo visto fiorire e appassire. È chiaro: senza Savoia il giornale perse quel qualcosa. Anche il cantone, in realtà, perse tantissimo a vedere ascesa e discesa di uno che poteva essere un Pasolini nostrano e invece volle fare il Cola di Rienzo.

“Il Diavolo” chiude la sua avventura cartacea. Ci mancherà, anche se ultimamente quando usciva era come un signore avanti con gli anni, un giullare con il bastone non più mosso come scettro nell’aria, ma usato per avanzare affannosamente. Nell’ombra una nuova forma di espressione, garantita da internet, che vediamo sui cellulari, che si sta sviluppando e sta cercando quali spazi di libertà prendersi. Sono sicuro che “il Diavolo” saprà regalarci ancora più dissacrazione nelle sue nuove forme!

Ma il Ticino è pronto ad avere una satira accessibile a tutti?

 

 

Filippo Contarini