Il ghigliottinismo e l’attentatore di Berlino

Il ghigliottinismo e l’attentatore di Berlino

Dicembre 28, 2016 - 08:40

I due poliziotti che hanno ucciso l’attentatore di Berlino sono due eroi? È giusto averlo ucciso prima di processarlo? A quale pena deve sottostare un attentatore? Come deve porsi lo Stato occidentale di fronte al dramma degli attentati? Sono alcune domande che mi pongo.
 
Il rapporto fra giustizia penale ed attentatori è complesso, ne sono consapevole. A Boston ho potuto vedere dal vivo la fine del processo all'attentatore della maratona, con relativa decisione del tribunale di decretare la condanna a morte. Io sono contrario alla pena di morte.
 
Ammettiamo che quello che ci hanno detto sull’attentatore di Berlino sia vero: girava a caso a Sesto San Giovanni, due giovani poliziotti notano il losco personaggio e dall’auto si interessano, lui reagisce e spara a uno dei due, il secondo allora gli spara. Purtroppo non riesce solo a disarmarlo, lo uccide sul colpo. 
 
Evento non raro nei luoghi malfamati, ‎si tratta del worst case nel compito di un poliziotto, che dovrebbe comunque tentare di assicurare il malvivente alla giustizia, invece di ucciderlo. Il gesto di autodifesa è legale e può essere necessario. Ad esempio succede con gli spacciatori di Scampia a Napoli. Tecnicamente tra l'operazione di polizia dell'altra sera a Sesto San Giovanni e una a Scampia non ci sono grandi differenze: i poliziotti mica sapevano con chi avevano a che fare, poteva essere uno spacciatore qualsiasi.
 
Eppure per i poliziotti di Sesto c'è stata la chiamata agli eroi. È un lavoro difficile, quello del poliziotto, e pericoloso. La chiamata all'eroismo deve essere dedicata a momenti eccezionali, a prestazioni eccezionali.‎ È sbagliato chiedersi se effettivamente i due poliziotti si siano comportati in modo eccezionale oppure abbiano "solo" affrontato‎ una difficilissima situazione che fa parte del loro lavoro? Eccolo il Contarini a rompere, mi direte. No, non sono io: è il questore di Milano che se lo è chiesto, forse anche per rispetto degli altri colleghi poliziotti che rischiano la vita tutti i giorni.
 
Ho come il sentore che quando si parla di "eroi!" riguardo ai due poliziotti di Sesto San Giovanni non si stia facendo una valutazione del loro gesto, ma di ovazione politica. C’è una punta di ghigliottinismo, una voglia di pena di morte malsoffocata, una strumentalizzazione post-politica che dalla confusione della notte dei due agenti crea legittimazione all’operato del governo (e non dei due poliziotti). Legittimazione basata sulla morte senza processo.
 
‎Ciò che mi lascia sconvolto sono infatti le reazioni successive dell'autorità: il ministro dell'interno italiano, esperto di servizi di intelligence, ha esaltato l'attività della polizia dicendo che le forze dell’ordine hanno potuto “identificarlo e neutralizzarlo”. Ovazioni, tutti a dire che gli italiani sono meglio dei tedeschi.
 
Mi chiedo: o i due poliziotti hanno reagito ad un'aggressione di uno sconosciuto, e allora l'omicidio per autodifesa ci sta (ma rimane un dramma, non essendo stato consegnato il criminale alla giustizia), o questa è un'operazione para-militare dei servizi, in cui l'attentatore è stato "identificato e neutralizzato". E allora sì che capisco il ministro dell'interno darsi le arie sugli altri Paesi. Ma siamo coscienti che è la morte dello Stato di diritto.
 
Dobbiamo essere chiari che la "licenza di uccidere" è una cosa da film, non da Stati democratici. Volete pragmatismo? Volete la pena di morte? Se pensate che l’attentatore doveva morire, siate consapevoli che comunque avrebbe avuto diritto anche lui a un giusto processo. Ma soprattutto pensate che, "a differenza di quei Paesi là", da noi la pena di morte non c’è più.
 
Capisco che è comodo avere l’attentatore morto, è politicamente ovvio che il governo italiano gridi di gioia: un problema in meno. Ma non posso non ricordare che da noi la forca non c’è più, nemmeno per gli attentatori. Non è stato ghigliottinato il fascista Breivik, né lo sono stati i mafiosi, o i brigatisti. Questa è la nostra società, quella civile e occidentale. Qua sta la grande differenza tra noi e l’Arabia Saudita.
 
 
 
Filippo Contarini, Lucerna
 
 
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La prima volta che alem (direttore responsabile di ticinotoday.ch) si occupò di me mi definì “un’insalata”. Lui era agli inizi di una brillante attività giornalistica. Io ero all’inizio di un percorso che mi ha portato a confrontarmi con il mondo mediatico e politico svizzero. Gli chiesi di bere un caffè assieme, dovevamo conoscerci. Oggi, inizio una collaborazione con ticinotoday.ch che spero fruttuosa per i lettori. Ci prendiamo un rischio siccome sia ticinotoday.ch, sia io, rimaniamo indipendenti.
Ticinotoday.ch mi ospiterà sebbene io non abiti più in Ticino. Abbiamo però trovato dei punti culturali in comune e sono contento che mi venga data la possibilità di svilupparli assieme. Ticinotoday.ch è un sito che cerca di lenire alcuni dolori sociali che viviamo oggi. Senza fare un’attività troppo schierata, tematizza problematiche che il qualunquismo borghese ritiene endemiche al sociale. E che invece sono figlie di scelte politiche chiare.
Il Malleus Maleficarum è stato un importante manuale nella caccia alle streghe. Io sono un relativista laicista, un socialdemocratico antiautoritario femminista senza velleità di consenso, un giurista che cerca di togliersi gli occhiali ipocriti del diritto. Cercando di conciliare leggibilità e profondità, ho l’obiettivo di ragionare assieme a voi in modo controintuitivo. Stiamo entrando in un mondo nuovo, da noi particolarmente decadente ed antidemocratico. Le streghe siamo noi, che accettiamo la banalità della velocità virtuale del mondo contemporaneo.
Per vostri commenti e input potete scrivere a redazione@ticinotoday.ch.
 
Buona lettura!