Il Mattino “festeggia” i trent’anni di Lega, con Mésoniat e Mazzoleni

Il Mattino “festeggia” i trent’anni di Lega, con Mésoniat e Mazzoleni

Gennaio 17, 2021 - 21:30
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Il Mattino della domenica oggi dedica vari articoli al trentennnale della nascita della Lega dei Ticinesi. Per parlare della storia del movimento di Via Monte Boglia il domenicalo ospita il già direttore del Giornale del Popolo Caludio Mésoniat e il politologo Oscar Mazzoleni. 

Il Mattino della domenica, di ritorno dalla pausa natalizia, dedica la prima pagina dell’odierna edizione all’anniversario dei trent’anni della Lega dei Ticinesi. “Fu proprio il 17 gennaio di trent’anni fa che Nano Bignasca, Flavio Maspoli e Mauro Malandra sancirono la nascita ufficiale della Lega dei Ticinesi. Un Movimento che mirava a trasformare in azione politica le battaglie iniziate meno di un anno prima con il Mattino”, apre il Mattino. “La Lega iniziò subito col botto: a neanche tre mesi dalla sua nascita, alle elezioni cantonali dell’aprile 1991, incassò quasi il 13% dei consensi”, scrive il direttore Lorenzo Quadri. “Altrettanto strepitoso il risultato alle elezioni federali in ottobre: Flavio Maspoli e Marco Borradori vennero eletti in Consiglio nazionale, Giorgio Morniroli agli Stati”.

Su questo tema il Mattino ospita in un articolo a pagina 4 l’opinione del già direttore del Giornale del Popolo Claudio Mésoniat, che esordisce ricordando l’inizio della sua amicizia con il fondatore della Lega e del Mattino Giuliano “Nano” Bignasca, che inizio “quando con tre amici pieni di iniziativa ma tutti spiantati si voleva ristrutturare un baretto a Molino Nuovo e si cercava un imprenditore edile col quale si potesse tirare sul prezzo nella certezza che non ci fossero poi sorpassi di spesa”, scrive Mésoniat.

Dagli incontri che ne scaturirono, prosegue “imparai due cose di Bignasca: primo, che con lui bisognava saper litigare alzando la voce a livelli di decibel inauditi, e in questo ero ben dotato anch’io; secondo, che l’uomo era generoso, al di là di una prima scorza da imprenditore d’assalto”. “Ne nacquero poi almeno un paio di cose interessanti”, Mésoniat ricorda fra queste la nascita dell’Università della Svizzera italiana. “La Lega di Bignasca, nella sua fase nascente e di crescita esponenziale, riuscì, tramite il “Mattino”, a rendere insperabilmente popolare il progetto universitario levandogli l’aura di balocco elitario per “intellettuali” e puntando (era il chiodo di Bignasca) sulla sua potenziale carica di molla economica per tutto il Cantone”.

A pagina 5 è invece ospitata un’intervista al direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale all’Università di Losanna Oscar Mazzoleni, che tratta della storia della Lega, dalle origini fino ai giorni nostri. Si inizia dalle ragioni della rapidissima crescita elettorale della Lega. “Nei primi mesi del 1990, il Ticino fronteggiava l’esplosione di una crisi senza precedenti”, spiega Mazzoleni. “Dopo decenni di piena occupazione, d’improvviso, molti ticinesi si scoprivano a rischio disoccupazione; i tassi ipotecari erano saliti alle stelle; l’aumento dei costi della salute cominciavano a preoccupare. I partiti storici, PLR, PPD e socialisti, già indeboliti dalle sconfitte, dalle divisioni interne e dalle separazioni, sembravano incapaci di dare risposte immediate a quella parte della popolazione che si sentiva maggiormente toccata dalla crisi”, spiega Mazzoleni. “Dalla sua nascita, nel marzo 1990, il Mattino, si era fatto portavoce di molte lamentele e critiche verso le istituzioni, i partiti e il governo, compreso quello federale, ritenuto incapace di rispondere al sentimento di discriminazione che serpeggiava al Sud delle Alpi”. In un altro passaggio dell’intervista Mazzoleni risponde in merito al tema del cambiamento della Lega dopo la sua entrata nella "stanza dei bottoni", prima con un consigliere di Stato nel 1995 e poi con il raddoppio nel 2011, divenendo partito di maggioranza relativa nell’esecutivo cantonale. “Mantenere una doppia spinta, di movimento e di governo, richiede un impegno costante di molte persone”, dice Mazzoleni. “È inoltre più semplice affidarsi a funzionari pubblici per portare avanti le proprie proposte piuttosto che organizzare da soli una rete di attivisti che agisce sul territorio. Giuliano Bignasca ci era riuscito, ma non tutti possono avere la sua stessa energia e la sua determinazione nel perseguire tale strategia. Nondimeno”, prosegue Mazzoleni, “attraverso le non poche alleanze, a geometria variabile, conseguenti proprio del riconoscimento istituzionale del movimento, molte delle proposte della Lega di questi ultimi anni hanno trovato spazio di realizzazione”.

Sulle origini dell’affermazione della Lega ritorna a pagina cinque anche Mésoniat, partendo da un aneddoto. “So bene, e il Nano non mi pare lo nascondesse, che a deciderlo ad aprire un giornale di denuncia era stata la mancata assegnazione di un appalto milionario alla sua ditta”, scrive Mésoniat. “Fu lì che Bignasca decise di staccare la sua “costola” dal proprio partito di riferimento (il PLR). Non subito con l’idea di farne un altro partito, fu l’improvviso successo del Mattino a suggerirglielo”.

“Ma per me resta inspiegabile”, prosegue Mésoniat, “anche perché lo conoscevo da pochi mesi, come fece a cogliere che il frangente storico, non solo locale, si prestava a una forma nuova di movimento politico. So che Bignasca seguiva con molto interesse le vicende politiche internazionali, in particolare quelle italiane (e la Lega di Bossi fu in qualche modo una fonte di ispirazione). La fine della Guerra fredda con il crollo del blocco sovietico e del “socialismo realizzato” tolse in un certo senso il terreno sotto i piedi a tutte le formazioni politiche tradizionali”. E, prosegue l’ex direttore del GdP, “in questo clima di ripensamento (in gran parte ancora atteso) e di “liberi tutti” Bignasca si inserì con il suo movimento, cominciando col buttare beffardamente per aria (munito della sua tipica molestia verbale) un pensiero e un linguaggio politico ancora polverosamente ottocenteschi che coprivano a suo dire (difficile dargli torto) una prassi sostanzialmente clientelistica (di cui lui stesso, disilluso, era stato come detto una piccola rotella)”.