Il Mattino, i test gratuiti e Wanna Marchi…

Il Mattino, i test gratuiti e Wanna Marchi…

Ottobre 03, 2021 - 15:48
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Il Mattino interpella diversi pareri in merito alla fine dei test gratuiti prevista per il 10 ottobre e critica la proposta del "bonus" di 50 franchi per chi convince a vaccinare.

Il Mattino della domenica nella sua edizione odierna dedica alcuni articoli al tema della fine dei test per il covid gratuiti, confermata dal Consiglio federale per il 10 ottobre.

In un articolo a pagina 2 (intitolato: “Il kompagno Alain Berset ha forse assunto Wanna Marchi?”, a firma del direttore Lorenzo Quadri) si critica la proposta del “bonus” di 50 franchi per chi convince qualcuno a vaccinarsi (proposta messa in consultazione dal Consiglio federale). Secondo l’articolo “ricorrere, in simili circostanze, a mezzucci da televendita notturna è avvilente. Si dà davvero l’impressione di raschiare il fondo del barile”. “Gli scienziati bernesi hanno assunto Wanna Marchi come consulente?”, si chiede l’articolo. Tuttavia, precisa l’articolo, “è da quando i vaccini sono sul mercato che diciamo che bisogna utilizzarli. Siamo “yes vax”, o “no no vax”. Grazie ai vaccini sono state sconfitte malattie ben più letali dello stramaledetto virus cinese”.

In merito alla fine dei test gratuiti generalizzati il domenicale nella rubrica “forum” interpella vari pareri. Si schiera, interpellato dal Mattino, a favore della fine dei test gratuiti il presidente del cda dell’EOC Paolo Sanvido (posizione opposta a quella espressa pubblicamente dal direttore del DSS Raffaele De Rosa): “Ognuno è libero di fare la propria scelta; deve assumersene però responsabilmente le conseguenze (i costi) senza pretendere di far pesare la sua legittima decisione sulla collettività che già sopporta i costi sanitari della lotta al COVID19”, dice Sanvido. Favorevole alla fine dei test gratuiti anche il consigliere nazionale Plr Alex Farinelli, come, parzialmente, la granconsigliera della Lega Leila Guscio, che ritiene che sia “necessario che la campagna preventiva sia più incisiva e concreta, non nebulosa come lo è stata a volte”.

Si schiera invece contro la decisione di interrompere i test gratuiti il consigliere nazionale Ppd Fabio Regazzi. “In generale, sono molto scettico sul covid pass”, premette. Una che è stata introdotta ” solamente per indurre chi è reticente a farsi vaccinare; ma alla fine ad essere penalizzati sono quei settori economici (in particolare la ristorazione, ma anche le palestre e i centri fitness) che già hanno dovuto subire parecchie restrizioni, sulla cui efficacia ci sarebbe per altro molto da discutere. Se però così dev’essere, è a mio avviso importante che i test rimangano gratuiti, già solo per non escludere parte della popolazione dalla società”. Inoltre, dichiara il deputato Ppd al Mattino, “fino a ieri pareva che la strategia dei test fosse utile ed efficace per combattere la crisi sanitaria, mentre oggi di fatto essa viene messa in secondo piano”. Per la gratuità dei test si schiera anche il presidente di Hotellerie Suisse Lorenzo Pianezzi, secondo cui “la vera discussione andrebbe invece riportata sul numeri dei posti letto in cure intensive: la loro diminuzione, nel corso degli ultimi mesi, sicuramente non ha aiutato la popolazione”. Si dice “assolutamente contrario al pagamento dei tamponi se lo Stato obbliga l’uso nazionale del pass covid” il granconsigliere Udc Paolo Pamini, secondo cui “tamponi a pagamento (50-75 franchi l’uno?) equivalgono ad un obbligo vaccinale indiretto. Partirebbero giustamente cause legali, perché l’obbligo non sarebbe proporzionale al rischio individuale e sarebbe discriminatorio, per esempio in ragione della capacità economica della persona”. Pamini mette anche in evidenza come “la soluzione passa dalla protezione dei soggetti a rischio, da igiene personale accresciuta, dalla personalizzazione delle cure in base al quadro clinico. I soldi pubblici li si potrebbero spendere nell’aumento di letti di cure intensive piuttosto che in tamponi a tappeto”. L’ex direttore del Giornale del Popolo e direttore de “Il Federalista” Claudio Mésoniat si schiera invece per una soluzione di compromesso: “perché non dividersi l’onere, con la collettività (Stato) che “viene incontro” al singolo renitente al vaccino?”.