Il Mattino: storie di battaglie e rivoluzioni

Il Mattino: storie di battaglie e rivoluzioni

Luglio 19, 2020 - 19:07
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Il Mattino della domenica nella sua edizione odierna tratta alcuni temi storici: il Ticino a cavallo fra ‘700 e ‘800 e la battaglia di Grandson.

Nella sua edizione odierna il Mattino si dedica anche ad alcuni temi di respiro storico, in due articoli pubblicati sull’edizione odierna.

Il primo di questi, pubblicato a pagina 24, è dedicato al libro dello storico Manolo Pellegrini, “La nascita del Canton Ticino - Ceto dirigente e mutamento politico” (Armando Dadò Editore), con prefazione di Marco Marcacci, dedicato ai decenni a cavallo fra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo, anni fondamentali per a formazione della Svizzera e del Ticino, in cui “numerose personalità si sono distinte per aver dato un contributo fondamentale al consolidamento dell’assetto politico”. “Lo storico Manolo Pellegrini”, spiega l’articolo, “ha analizzato le principali figure che hanno caratterizzato questo periodo storico nella sua ricerca intitolata “La Svizzera sudalpina all’epoca dell’Elvetica e della Mediazione”, offrendo ai lettori specialisti e non, un’inedita chiave di lettura per meglio conoscere e comprendere il nostro passato”: “Queste personalità dall’aprile del 1798 formeranno nella Svizzera sudalpina il personale politico della Repubblica elvetica, proclamata sotto l’egida della Francia post rivoluzionaria e, dal 1803, il ceto dirigente del canton Ticino, creato per volontà napoleonica nell’ambito del regime della Mediazione. Come hanno gestito i membri del ceto dirigente della Svizzera sudalpina, sul piano locale, le innovazioni e le trasformazioni indotte dall’intervento francese e ispirate dal pensiero illuminista?”

In un altro articolo (firmato da KC) a pagina 27 si parla invece della battaglia di Grandson nell’anno 1476, in cui i confederati sconfissero il ducato di Borgogna. “Grandson, il massacro che non piegò gli Svizzeri”, titola l’articolo. “La battaglia di Grandson, e gli avvenimenti che l'hanno preceduta e seguita, non sono eventi molto ricordati e celebrati della storia svizzera, se paragonati per esempio al Patto del Rütli o alle battaglie del Morgarten e Marignano”, si legge sul Mattino. “Tuttavia la battaglia che si tenne sulle rive del lago di Neuchâtel, e forse ancora di più il massacro che lo precedette, contribuirono notevolmente alla formazione di una coscienza nazionale svizzera e al consolidamento della forza militare svizzera nei confronti degli altri attori europei”.

I fatti risalgono al 1476, quando "da tre anni la Confederazione svizzera è in conflitto vicina e potente Borgogna, guidata dal ricchissimo e ambizioso Duca Carlo, detto il Temerario. Nel febbraio di quell'anno, Carlo assediò il castello di Grandson, situato sul lago di Neuchâtel”. “Grandson”, spiega l’articolo, “apparteneva all'alleato di Carlo, Jacques de Savoie ma era stato conquistato dagli svizzeri l'anno precedente. Carlo portò con sé un grande esercito di mercenari con molti cannoni pesanti, e la guarnigione svizzera temeva ben presto, dopo che l'efficacia del bombardamento fu dimostrata, che sarebbero stati uccisi quando la loro fortezza fosse stata presa d'assalto. Gli svizzeri, sotto la pressione del cantone di Berna, organizzarono un esercito per venire in soccorso della guarnigione”. Tuttavia gli svizzeri si arresero. Carlo “ordinò l'esecuzione di tutti i 412 uomini della guarnigione. In una scena che Panigarola definì 'scioccante e orribile' e che sicuramente riempì di terrore gli svizzeri, tutte le vittime furono condotte davanti alla tenda di Carlo il 28 febbraio 1476 e impiccate agli alberi o annegate nel lago, in un'esecuzione che durò quattro ore”.

L’esercito svizzero che sopraggiungeva “contava poco più di 20'000 uomini senza artiglieria e probabilmente era leggermente più numeroso dell'esercito del Duca". Dopo alcune schermaglie, Carlo decise di ritirare la cavalleria per far posto all’artiglieria, ma in quel momento il grosso delle truppe svizzere emerse dalla foresta, spiega l’articolo. ”La velocità dell'avanzata svizzera non diede ai borgognoni il tempo di fare molto uso dell'artiglieria e le sue truppe furono colte dal panico e si ritirarono in preda al terrore. La ritirata si trasformò presto in una disfatta quando l'esercito borgognone ruppe i ranghi e scappò”, si legge. “Con il suo ignobile massacro Carlo aveva tentato di rompere la volontà degli svizzeri, uccidendo tutti i loro connazionali su cui poteva mettere le mani”, conclude l’articolo. “Invece li ha uniti come mai prima d'ora. Quando i borgognoni incontrarono nuovamente gli svizzeri nella battaglia di Murten (Morat in francese) nel giugno 1476, gli svizzeri annientarono il suo esercito. L'anno dopo, alla battaglia di Nancy, Carlo non riuscì a sfuggire una terza volta alla furia degli svizzeri e fu brutalmente ucciso. Il ducato di Borgogna perse la guerra e i suoi territori furono suddivisi tra le potenze europee e da allora rimane un ricordo per i libri di storia.”