Il Mattino. TiSin: “Indignazione pro-saccoccia”, ma “non ha alcun legame con la Lega”

Il Mattino. TiSin: “Indignazione pro-saccoccia”, ma “non ha alcun legame con la Lega”

Settembre 12, 2021 - 05:19
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Il domenicale leghista nella sua edizione odierna si china sulle accuse mosse dai sindacati Unia e Ocst a TiSin…

Dopo le accuse mosse questa settimana dai sindacati Unia e Ocst verso TiSin (associazione in difesa dei lavoratori, che vede nel comitato i granconsiglieri leghisti Sabrina Aldi e  Boris Bignasca, oltre all’ex sindacalista Ocst Nando Ceruso), il Mattino della domenica si occupa della questione.

In un breve articolo a pagina 2 il domenicale leghista diretto da Lorenzo Quadri scrive che “come tutti, nemmeno noi conosciamo la posizione del sindacato TiSin sulla vicenda che la stampa di regime ed alcuni soldatini della partitocrazia stanno cavalcando alla grande a scopo di politichetta” e  “attendiamo quindi la conferenza stampa annunciata da TiSin per i prossimi giorni”.

“Un paio di considerazioni, però, ci sembrano opportune”, scrive il Mattino. La prima è che, si legge, “i $indakati UNIA e OC$T non starnazzano certo perché preoccupati per i lavoratori, ma perché temono di perdere affiliati, soldoni e posizioni di monopolio”. Secondo il domenicale “l’indignazione su comando è tutta pro saccoccia”, poiché, si legge, “UNIA e OC$T hanno firmato contratti collettivi a stipendi orari inferiori a quelli che rinfacciano a TiSin di aver concordato”.

Tuttavia il Mattino precisa anche che “il sindacato TiSin è un’iniziativa privata. Tra i referenti ci sono due esponenti della Lega, ma TiSin non ha alcun legame con il Movimento”.

Inoltre, si legge, “si parla di salari di 16 o 17 Fr all’ora: è dunque manifesto che si tratta di frontalieri. Ma ditte che assumono solo, o quasi solo, frontalieri non portano alcun valore aggiunto al Ticino. Creano soltanto dumping salariale, traffico, inquinamento e consumano territorio. Simili aziende nemmeno dovrebbero essere qui”. Il Mattino conclude con un attacco al presidente del governo cantonale Manuele Bertoli, che si presterebbe “a sproposito a blaterare sui media della vicenda”.