Il procedimento sulle case anziani e il "comunicato fantasma" del Ps di Bellinzona

Il procedimento sulle case anziani e il "comunicato fantasma" del Ps di Bellinzona

Ottobre 13, 2020 - 15:21

Sulla gestione delle case per anziani in Ticino in relazione alla pandemia di covid anche la procura si muove. Oggi infatti la Rsi ha anticipato che è stato aperto un procedimento penale sulla vicenda, che aveva fatto molto discutere la scorsa primavera. In Ticino infatti quasi la metà dei 351 morti totali sono avvenuti nelle case per anziani. In diversi, in particolare l’MPS, avevano chiesto che si facesse chiarezza su eventuali responsabilità, anche penali, all’origine di queste morti.

Oggi la notizia che il Ministero pubblico ha aperto un incarto.

La questione delle case anziani aveva tenuto particolarmente banco in quel di Bellinzona, dove la locale sezione del partito socialista era uscita lo scorso maggio con una presa di posizione alquanto curiosa, in cui sembrava chiedere una sorta di protezione per gli operatori delle case per anziani da eventuali responsabilità e accusava l’MPS di applausi con leggerezza all’intervento del ministero pubblico (qui la replica che era giunta dal coordinatore dell’MPS Giuseppe Sergi). Un comunicato che ripubblichiamo nella nostra rubrica Boomerang oggi e che avevamo commentato e criticato in questo Schegge, un cui lo definivamo "comunicato fantasma", visto che allora era giunto solo a la Regione (alcuni giorni dopo lo Schegge giunse anche alle altre redazioni). A cinque mesi di distanza, si può dire che, dato che la Procura ha valutato di aprire un incarto, la richiesta di accertamenti penali non fosse così campata in aria. Ora resta da vedere se gli accertamenti della Magistratura individueranno delle responsabilità o meno nella gestione della pandemia da parte delle case anziani. Ma soprattutto, al di la della vicenda penale, vi è da sperare che eventuali correttivi, visto che il covid riprende in questi giorni vigore, siano già stati messi in campo in modo efficace.

9 maggio 2020

 

Gli applausi a volte non bastano. Di fronte ai duri attacchi politici  e purtroppo penali dell’MPS ai responsabili, e in definitiva a tutto il personale socio-sanitario, ci stringiamo virtualmente ai coraggiosi professionisti che nemmeno per un attimo hanno esitato nello svolgere il proprio lavoro. Quale segno concreto di solidarietà chiediamo alle istituzioni politiche e giudiziarie di proteggere con vigore chi con abnegazione è rimasto giorno e notte in prima fila a fare il proprio lavoro: prendersi cura del prossimo.

Siamo innanzitutto vicini a tutti i famigliari toccati in questo triste periodo da un lutto. È doveroso chiedere chiarezza rispetto a quello che è successo e auspichiamo che l’Ufficio del medico cantonale e i servizi competenti sapranno a tempo debito approfondire e capire cosa sia funzionato ed eventualmente cosa no.

Nel contempo però occorre sottolineare a gran voce che mentre il resto del mondo si proteggeva isolandosi nelle proprie case, il personale di cura negli ospedali, nelle case per anziani, negli istituti e foyer per persone con disabilità, nei servizi di cura e sostegno a domicilio ha dovuto affrontare una situazione estremamente difficile nella consapevolezza di non essere esente dal rischio di ammalarsi, nonostante le misure di protezione che man mano si sono messe in campo.

Se si vuole davvero essere al fianco dei lavoratori, essi vanno messi nella condizione di tornare a lavorare al più presto in condizioni ideali, protetti e in sicurezza. 

Ora questi professionisti rischiano di essere chiamati da un Magistrato a testimoniare sull’operato del proprio team con sulla testa l’ombra di un’accusa di reati molto gravi come lesioni colpose o addirittura omicidio colposo. Professionisti che continuano a lavorare in condizioni difficili con una denuncia pendente sul  proprio posto di lavoro. Tutto questo per l’agire prettamente opportunistico di politici che nemmeno hanno un’idea di cosa significa affrontare concretamente un pericolo di contagio in una struttura chiusa dove molte persone estremamente fragili vivono fianco a fianco in pochi metri quadrati.

Facile sentenziare da dietro le proprie scrivanie della segreteria di partito, mentre direttori di istituzioni socio-sanitarie, medici, infermieri, operatori socio sanitari, educatori, assistenti domiciliari, personale ausiliario, autisti, manutentori, personale amministrativo giornalmente hanno affrontato difficoltà inedite mettendo a rischio la propria salute e quella dei propri cari. Ci teniamo a sottolineare che la maggior parte di questo settore è composto da donne. Vedere l’MPS lottare per i diritti delle donne tutto l’anno e ora attaccare le stesse donne ci rende tristi.

Le verifiche vanno effettuate secondo i tempi e le modalità previste dei servizi cantonali competenti. Appellarsi con leggerezza al Ministero Pubblico è un’abitudine pericolosissima in quanto indebolisce chi quotidianamente si dedica con passione al proprio lavoro di cura. Oggi tocca alle case anziani, domani ad ospedali e a chiunque si occupa di salute.

Il Partito socialista di Bellinzona esprime la propria solidarietà alle famiglie toccate e a tutte le lavoratrici e i lavoratori che in queste settimane e mesi non hanno potuto restare a casa: personale sanitario, personale educativo, aiuti domiciliari, personale di vendita del settore alimentare, autisti, magazzinieri, contadini, poliziotti, civilisti, militari, badanti, funzionari, giornalisti, …