India: non sono i dati a preoccupare

India: non sono i dati a preoccupare

Aprile 27, 2021 - 19:42

Era da un po’ che mancavano i dati decontestualizzati e sparati in prima pagina per impressionare (o per fare audience) o più semplicemente perché così arrivano già fatti dall’agenzia di stampa. In ogni caso, di nuovo, con il riacutizzarsi della pandemia in India, possiamo tornare a leggere quei “bei” titoli che parlano di 2’700 morti al giorno e “un morto ogni quattro minuti”.

Calcolatrice alla mano, 2’700 al morti al giorno, nuovo record (che comunque pare essere destinato ad aumentare), in India, che ha 1,3 miliardi di abitanti, sono meno di un morto al giorno in Ticino (il massimo raggiunto di morti giornalieri in Ticino è di 15). D’altra parte fino a qualche settimana fa ci si chiedeva come diavolo avesse fatto l’India fino ad allora ad avere così pochi morti. In merito al “morto di covid ogni quattro minuti”, in India i dati disponibili ci dicono che ogni anno muoiono circa 10 milioni di persone. Dunque, circa 27mila al giorno, un po’ più di mille ogni ora, circa 20 ogni minuto. Dunque in quei quattro minuti in cui è morta una persona di covid circa altre 80, in media, sono morte per altre cause (va da se che nel secondo Stato per popolazione al mondo la raccolta di dati statistici precisi possa essere piuttosto complicata, come pure che è altamente probabile che i dati indiani, sia per quanto riguarda i contagi che i decessi, siano ampiamente sottostimati).

Ma non è di certo la prima volta che vediamo, in questa pandemia, “lanciare” cifre che, se rapportate alla popolazione, perdono parecchio del loro slancio sensazionalistico. Come quando il Giappone e la Germania erano “fuori controllo”, secondo quanto scrivevano le testate di Paesi e regioni che avevano accumulato anche dieci volte il loro numero di morti per covid. Lo evidenziavamo lo scorso dicembre nello “schegge”, che oggi vi riproponiamo.

A ben vedere però qualcosa di diverso con l’India ora c’è: la reazione di molti Paesi, che hanno prontamente annunciato aiuti al Paese. La solidarietà ha fatto breccia nei cuori dei leader mondiali? Può darsi, ma vi sono altre due preoccupazioni molto concrete e che possono potenzialmente avere effetti in tutto il mondo, in merito all’attuale crisi indiana. Un articolo apparso sul Correre della Sera a firma di Sandro Modeo osserva che vi sono due aspetti che riguardano da vicino la strategia covid a livello mondiale. Il primo è la variante “indiana”, B.1.617, che si teme possa “depotenziare” l’efficacia di alcuni vaccini. Soprattuto però in India è prodotto il 60% delle dosi dei principali vaccini utilizzati nel mondo (non solo covid) e pure una buona parte di quelli per il covid. Un’impasse produttiva in India, dunque, potrebbe avere ripercussioni sulla consegna di vaccini (in particolare AstraZeneca) in tutto il mondo…

9 dicembre 2020

 

Il contact tracing (tracciamento dei contatti) è stata di fatto la prima misura messa in campo per fronteggiare la diffusione di covid. In Ticino pare però di capire capire che la macchina sia ancora lungi dall’essere rodata, nonostante le rassicurazioni degli scorsi mesi, e si lamentano ritardi nella comunicazione con i cittadini che risultano positivi al tampone. Margherita Sulmoni, esponente del Plr luganese, ha raccontato in questo articolo la sua personale esperienza, che ha visto fra altre cose un ritardo di 8 giorni fra positività del tampone e comunicazione ai contatti delle quarantene, nessuna richiesta di informazione sui luoghi frequentati e un problema alla piattaforma informatica.

Sempre ieri il funzionamento (o il disfunzionamento) del contact tracing è stato poi oggetto di un’interpellanza in Gran Consiglio (primo firmatario il socialista Henrik Bang), che chiede lumi sul funzionamento di tale servizio e che solleva le stesse problematiche (vedi qui). Si attendono ora le risposte del Consiglio di Stato e vedremo cosa dirà.  Però capire se la prima “linea di difesa” contro il virus, dopo la responsabilità personale ecc., ovvero evitare che persone contagiate ne contagino altre, “faccia acqua” o meno ci pare importante. Come mai nessuno dei vari Garzoni, Denti, Cerny, ecc., e in generale tutti quelli che chiedono maggiori restrizioni per fermare i contagi, non si chinano anche sul funzionamento del contact tracing? Previene più contagi chiudere i bar e ristoranti (o qualsiasi altra misura di privazione della libertà) o aver un contact tracing che funziona? Difficile da dirsi. Anche perché uno degli elementi segnalati è che il contact tracing non chiederebbe informazioni sui luoghi frequentati dal positivo al tampone. Ma dunque come facciamo a sapere se ci sono più contagi nei ristoranti, nei cinema, a scuola, sui mezzi pubblici, sul posto di lavoro? Non sarebbe il caso di avere qualche informazione in più, oppure si propongono le misure “a spanne”, in base a quale categoria rompe meno le scatole e ha meno potere di “lobbing” per far valere le proprie ragioni?

 

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Germania fuori controllo, Giappone pure. Qualche tempo fa la Svezia era fuori controllo, ora pare non più. Invece gli Stati Uniti sì. Sui media italiani, ma anche ticinesi, piovono più o meno dall’inizio della pandemia i titoli della rubrica “guardate, anche gli altri hanno fatto casini!”. Ovviamente il criterio per cui la situazione è fuori controllo è variabile. Ogni tanto il numero di contagi (giornalieri o totali, a seconda di quale supera una determinata soglia con una bella “cifra tonda”), ogni tanto il numero di morti, ogni tanto i posti letto. E ogni tanto ci scappa pure la “bufala” (come quella che in Svizzera non vi sarebbero stati più posti in cure intense, riportata qualche settimana fa da tutti i media italiani, compresi i “paladini” dell’anti-fake-news come il Corriere della Sera, che si prodiga per far chiudere pagine Facebook "dissidenti").

Fatto sta che poca attenzione viene data, ad esempio quando si riporta oggi del Giappone che stabilisce il nuovo record di contagi giornalieri, 2’810, al fatto che il Paese del Sol Levante ha 126 milioni di abitanti. Dunque sono poco più di 2 contagi ogni 100’000 abitanti. In Ticino oggi siamo con 272 nuovi casi quasi a 80 per 100’000 abitanti, in Svizzera con 5'086 nuovi casi a circa 60 ogni 100’000, in Italia con 14’837 nuoviasi ca circa 24 su 100’000 ecc. E poi i contagi voglio dire poco, dipendono dal numero tamponi, e soprattutto è un problema se uno va in ospedale o muore, non se risulta positivo a un tampone (magari è assiomatico). Andando a vedere i morti totali registrati la questione (prendendo per buoni i dati ufficiali) è ancora più evidente. In Svizzera siamo (circa) a 70 morti ogni 100’000 abitanti, in Italia circa a 90 morti ogni 100’000, in Ticino circa 170 morti ogni 100’000 abitanti. In Germania attorno a 20. Il Giappone? Non arriva a 2 morti per 100’000… Sarà che il Giappone attualmente è fuori controllo, ma allora noi abbiamo già superato l'Apocalisse...