Inizia la campagna elettorale (e torna il Sondaggione). Tante incognite e tanti duelli

Inizia la campagna elettorale (e torna il Sondaggione). Tante incognite e tanti duelli

Settembre 02, 2019 - 22:50
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I liberale Alex Farinelli il 20 ottobre si gioca il tutto per tutto. E non solo lui. La sua compagna di partito Natalia Ferrara pure. Ma anche per Righini la posta in gioco potrebbe essere molto alta.

Questa sera alle 20.50 sono tornati i nostri Sondaggioni, per le elezioni federali, uno per il Consiglio nazionale, dove ci sono più di 150 candidati, e uno per il Consiglio degli Stati, dove ci sono "solo" 9 candidati.
Ormai è nostra abitudine proporre ai nostri lettori il gioco del Sondaggione durante le campagne elettorali. Infatti esso non ha nessuna valenza scientifica (ma anche quello scientifico di Mésoniat-Pisani non ci "azzecca" molto: ricordiamolo, alle ultime cantonali dava De Rosa molto al di sotto di Beltraminelli nel Ppd, nella Lega-Udc Marchesi sopra Caverzasio e prevedeva per questa lista un exploit sopra al 30%, mente la Lega il 7 aprile è risultato il partito che ha perso più voti).
Le sfide di questa campagna elettorale sono diverse. Prima fra tutte: la sinistra tornerà ad avere due seggi in Consiglio nazionale (ricordiamolo, dal 1995 al 2011 il Ps ha avuto ininterrottamente sempre due seggi alla Camera Bassa, prima con la coppia Werner Carobbio-Franco Cavalli, poi dal 1999 con la coppia Franco Cavalli-Fabio Pedrina e infine dal 2007 con la coppia Fabio Pedrina-Marina Carobbio)? Questa volta potrebbe essere che la sinistra riconquisti il secondo seggio, non con il Ps Ticino, bensì con la lista Verdi-Sinistra Alternativa, dove i candidati "di punta" Franco Cavalli e la verde Greta Gysin hanno tutte le carte per potercela fare.
La possibile avanzata della sinistra sarà a scapito del Ppd (leggi Marco Romano) o, più probabilmente, della Lega, ossia della Pantani? E poi, nella Lega, chi arriverà terzo fra Sem Genini, Andrea Censi e Alessandro Mazzoleni (di quest'ultimo nessuno sa la reale forza elettorale) o sorprendentemente Massimiliano Robbiani o Michele Guerra sapranno arrivare sul podio?
Ma nel Ppd invece ci potrebbe essere la maggior concorrenza per aggiudicarsi la seconda posizione dietro a Fabio Regazzi. Infatti c'è l'uscente Marco Romano, ma i suoi compagni di lista Michele Moor e Sabrina Gendotti non rimarranno a guardare. Soprattutto l'ex direttore della Wegelin farà una campagna in grande stile, come fece nel 2007, facendo rischiare la rielezione a Chiara Simoneschi-Cortesi. Non va dimenticato comunque che la Gendotti è l'unica donna in lista per il Ppd e come tale catalizzerà il voto femminile.
Nell'Udc è scontata la prima posizione dell'uscente Marco Chiesa. Ma chi arriverà secondo? Il presidente cantonale Piero Marchesi, il liberista-anticonformista Paolo Pamini o l'ex magistrato Pierluigi Pasi? In palio, casomai Chiesa ce la facesse ad andare al "Senato", c'è il seggio alla Camera Bassa.
E nell'ex partitone chi prenderà il posto di Giovanni Merlini (che si candida al Consiglio degli Stati e non più al Consiglio nazionale)? Sulla carta sembrerebbe che partano favoriti l'uscente Rocco Cattaneo e il capogruppo in Gran Consiglio Alex Farinelli. Ma le tre donne in lista rimarranno a guardare? In modo particolare due di esse: Karin Valenzano Rossi (capogruppo in Consiglio comunale a Lugano e che può godere del sostegno del vice-sindaco Michele Bertini) e Natalia Ferrara (ex Micocci) che ha aperto la campagna elettorale con nientepocodimenoche un matrimonio celebrato dal sindaco di Mendrisio.
E i due "maschietti" sopracenerini, Marco Bertoli e Stefano Steiger, riusciranno a diventare delle insidie per Farinelli e Cattaneo?
Non giriamoci attorno, nei liberali non si tratta solo di decidere chi è il successore in Consiglio nazionale del posto occupato da Giovanni Merlini, bensì quale carriera politica volgerà al termine. Infatti sia Natalia Ferrara che Alex Farinelli hanno già avuto l'onore di essere candidati sia al Consiglio di Stato e adesso al Consiglio nazionale (Natalia Ferrara nel 2015 era in lista per il Consiglio di Stato come Natalia Ferrara Micocci, ma al di là del cambio di colore di capelli e di cognome, è sempre lei). Dunque chiunque dei due rimanesse fuori dal Legislativo federale vedrebbe la propria carriera politica in chiaro declino. Proprio per questo pensare che l'ex magistrato, che si occupò anche dell'inchiesta Pramac, non combatterà fino all'ultimo voto è una pia illusione. Ma con che credibilità Farinelli potrebbe continuare a ricoprire ruoli di primo piano quando nell'ultima campagna elettorale per il Consiglio di Stato non è andato bene (infatti è arrivato secondo dietro all'eletto Christian Vitta, ma il differenziale di voti con colui che arrivò secondo nel 2015 nella lista Plr per il Consiglio di Stato è notevole!)? Diciamolo, questa è l'ultima occasione per Farinelli per fare il salto e salire di livello. In caso contrario l'immagine del perdente sarà molto difficile togliersela di dosso.
Nel Ps Ticino invece sembra già tutto definito. Per il Consiglio nazionale è certa la prima posizione di Marina Carobbio, che dopo aver fatto 12 anni e mezzo (il mezzo è dovuto al fatto che Cavalli si dimise ad aprile del 2007 per "spianarle" la strada, dopo la pesante sconfitta che lei aveva subito per la corsa al Consiglio di Stato, dove arrivò quarta), seconda dovrebbe arrivare la municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi, subito davanti al municipale di Gordola e granconsigliere Bruno Storni e poi in quarta posizione la futura municipale di Lugano socialista Chiara Orelli Vassere (che infatti è in lista per le elezioni federali solo come vetrina in prospettiva delle comunali dell'anno prossimo).
Le incognite nel Ps sono due. La prima è se Bruno Storni riuscirà a battere la favorita Zanini Barzaghi, la seconda è quanti voti riuscirà a fare il presidente del partito, Igor Righini, che proprio quattro anni fa "debuttò" nella politica che conta, candidandosi al Consiglio nazionale e ottenendo una interessante quinta posizione. Nel 2015 quello di Righini fu un "exploit". Dalla sua Pollegio riuscì ad arrivare dietro a Marina Carobbio, Bruno Storni, Raoul Ghisletta (che fu il grande perdente), Lara Robbiani e davanti al giovane Evaristo Roncelli. Quel risultato gli permise di candidarsi 6 mesi dopo alla presidenza del partito cantonale.
Ma se oggi Righini indietreggiasse, posizionandosi magari in sesta posizione, spianerebbe la strada per la presidenza cantonale a un Fabrizio Sirica. Per fare un secondo mandato al vertice del Ps Ticino è essenziale per l'uomo "dell'acqua che scava nella roccia" ottenere un buon risultato in questa tornata elettorale.
A dire il vero c' una terza piccola incognita nel Ps. Nella lista sottocongiunta Ps + 60 figura Patrizia Pintus, ex municipale di Chiasso, non rieletta nel 2016, mentre il suo successore Davide Dosi, figura nella lista ufficiale. Chi dei due prenderà più voti preferenziali? Se la Pintus facesse un buon risultato non è da escludere che sfiderà alle Comunali il municipale Dosi.
Fra 48 giorni il verdetto.