Intelligenza artificiale, strumento di controllo o di liberazione? Intervista a Carlo Lepori

Intelligenza artificiale, strumento di controllo o di liberazione? Intervista a Carlo Lepori

Novembre 23, 2018 - 11:49

Il granconsigliere socialista Carlo Lepori, oltre che politico, è anche esperto di intelligenza artificiale. Nel corso della sua carriera professionale ha diretto l'Istituto Dalle Molle di Studi sull'Intelligenza Artificiale. In quest’intervista si parla appunto di intelligenza artificiale e di dati, del potenziale di liberazione dai lavori umani più alienanti e ripetitivi, ma anche del pericolo che essa venga usata a scopi repressivi. Una tematica che ha anche un collegamento con l’attualità politica. Lepori è relatore del rapporto di minoranza contrario sulla nuova Legge sulla polizia (doveva essere discussa lo scorso lunedì dal Gran Consiglio, poi è stata rinviata), che vuole dare maggior potere di indagine preventiva (senza passare dall’avallo di un magistrato) agli agenti. A Zurigo, è notizia di alcuni mesi or sono, viene già impiegato dalla polizia un algoritmo in grado di “prevedere” i crimini. Qual è il limite in cui la libertà degli individui rischia di essere violata?

Caro Carlo, tu sei uno dei massimi esperti in Svizzera di studi sull'intelligenza artificiale. Puoi spiegare in poche righe cosa cambia tra un'intelligenza umana e una artificiale?
Non conosciamo abbastanza l’intelligenza umana per dirlo… Scherzi a parte, la differenza evidente è la base biochimica da un lato ed elettronica dall’altro. Forse è più interessante dire che cosa hanno in comune: ambedue sono basate sulla capacità di apprendere, stimolata da una naturale curiosità e da una serie di obiettivi scelti autonomamente. Ambedue a volte limitano il loro apprendimento a campi ristretti o si basano su informazioni poco corrette: con risultati poco lusinghieri. Se ancora esistono differenze di capacità, queste saranno eliminate nei prossimi anni.
 
In questi ultimi tempi sono nati dei siti internet come deepl.com (che traduce le lingue come un traduttore professionista) e sonix.ai (che è in grado di riconoscere il vocale e renderlo scritto). L’intelligenza artificiale rende la nostra quotidianità comprensibile da un computer anche senza dirgli come fare?
I temi linguistici, la capacità di intendere e tradurre testi o espressioni vocali, erano già presenti alla nascita dell’intelligenza artificiale negli anni ’50. L’approccio logico-analitico e la scarsa capacità di calcolo delle macchine a disposizione non hanno permesso di raggiungere i risultati allora sognati. Oggi siamo confrontati con programmi basati su un approccio a reti neurali (più simile alla struttura cellulare dei nostri cervelli) e che girano su macchine incredibilmente più potenti. Le macchine sono sicuramente in grado di comprendere le nostre attività quotidiane. E nei prossimi anni lo sapranno fare sempre meglio.
 
L’intelligenza artificiale secondo te potrebbe creare dei filmati o delle registrazioni audio in cui ci riproduce perfettamente?
Intendi capaci di creare opere artistiche accettabili? Siamo ancora a un livello grezzo con risultati occasionali, ma in poco tempo saremo confrontati con opere dignitose. Lascio aperta la risposta alla domanda se si tratterrà di vera creatività artistica.
 
Apple ha deciso di eliminare il tasto di accensione dai suoi iPhone e usare quindi solo il riconoscimento facciale. Sappiamo che anche che alcune banche usano schermi pubblicitari che cambiano pubblicità a dipendenza di chi gli passa davanti. Quali limiti tecnici ci sono alla messa in rete di queste informazioni biometriche?
Limiti tecnici: nessuno, evidentemente. Se riusciremo a introdurre limiti legali, a mio parere molto necessari, dipende da noi e dalla nostra capacità di mettere in atto regole valide su tutto il globo.
 
Sempre più persone pensano che è molto comodo dare i nostri dati completi ai colossi tecnologici americani. Questi colossi comunque si prendono le nostre informazioni anche se non gliele diamo, siccome scandagliano i cellulari degli altri. Secondo te c’è consapevolezza fra i politici su questa situazione? Se ne è mai parlato ufficialmente?
Le leggi svizzere ed europee sulla protezione dei dati privati sono notoriamente molto strette e riconoscono molti diritti alle cittadine e ai cittadini. Di fronte ai colossi informatici USA sono però armi smussate. Purtroppo molti politici sono spesso vittime dei miti sovranisti che ignorano la realtà dell’interconnessione globale. Se ne parla poco, perché la soluzione  dovrebbero essere accordi internazionali sulla protezione dei dati.
 
La polizia vuole comprare programmi americani per creare profili “di pericolosità” sulle persone grazie alle sue banche dati. Si sa chi ha creato questi algoritmi? Come decide quali sono i criteri di scelta sulla pericolosità e come gli algoritmi sono stati controllati?
Non solo ditte USA offrono questi programmi. Da una lato questi algoritmi dipendono da molti dati: se questi riguardano la frequenza di reati e altri dati oggettivi, non c’è problema, se invece si riferiscono a dati personali, raccolti dalla polizia con osservazioni «discrete», i problemi ci sono e sono molto gravi. I risultati di queste previsioni sono statistici, quindi possono servire a diminuire l’impatto di certi crimini, come può già far ora la polizia pattugliando zone in cui ci sono stati molti furti in casa. Se invece dovessero essere applicati per prevedere il comportamento di una singola persona, si scontrerebbero contro diritti fondamentali.
 
Molte persone sono convinte che l’unica via per garantire la convivenza sia puntare tutto sulla sicurezza e usare metodi repressivo-preventivi contro la cittadinanza. Ma l’intelligenza artificiale veramente può mantenere queste promesse di sicurezza?
Purtroppo la «guerra al terrorismo» ha aperto la strada a misure liberticide, giustificate da una maggiore protezione della cittadinanza. Confrontate con il rischio reale, si tratta di misure assolutamente esagerate e non comparabili con quelle trascurate per rischi molto più gravi. L’intelligenza artificiale potrebbe purtroppo diventare uno strumento a sostegno di questi atteggiamenti liberticidi
 
Di fronte alla schedatura di massa di tutta la cittadinanza da parte delle aziende americane, i nostri governi si sentono in ritardo: vorrebbero anche loro tutti quei dati. Il risultato di questa “prevenzione” è renderci tutti intimamente più insicuri. Tralasciando la questione degli strumenti culturali alternativi, potrebbero secondo te esserci degli strumenti dell’intelligenza artificiale per farci vivere meglio, invece che farci schedare tutti?
D’accordo sulle tue considerazioni. Per rispondere alla tua domanda: L’intelligenza artificiale è la continuazione di tutto lo sforzo tecnologico dell’umanità dall’invenzione della ruota e dell’aratro fino allo sviluppo dei robot per ridurre le fatiche del lavoro umano. Con l’intelligenza artificiale potremo ridurre anche lavori meno faticosi, ma inutili o poco creativi. Come vivere in una società con molto più «tempo libero» (libero dall’alienazione del lavoro), senza scadere nel consumismo di merci e divertimenti, sarà una sfida molto interessante.
 
Intervista di Filippo Contarini