L’imam di Viganello: “non pensavo che in Svizzera potesse accadere una cosa simile”

L’imam di Viganello: “non pensavo che in Svizzera potesse accadere una cosa simile”

Novembre 03, 2019 - 22:57
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Oggi l’imam di Lugano Radouan Jelassi ha parlato davanti alle telecamere e ai microfoni della vicenda riguardante la sua richiesta di naturalizzazione. 
Come noto il quotidiano italiano Libero ha pubblicato la documentazione prodotta dalla Sem, che ha sospeso nel 2017 la sua richiesta di naturalizzazione, già approvata a livello comunale e cantonale. La decisione è stata presa sulla base di pesanti accuse, che attribuivano all’imam “presunti legami con islamisti radicali o persone sospettate di aver partecipato ad atti legati la terrorismo”. Accuse, oggetto anche di un’interrogazione all’indirizzo del Municipio di Lugano (firmata dai consiglieri comunali leghisti Pulino, Bignasca e Bianchetti), che l’imam respinge al mittente (vedi qui). 
Jelassi, patrocinato dall’avocato Paolo Bernasconi, ha sporto denuncia contro ignoti funzionari della Sem, Segreteria di Stato della migrazione, e del Sic, Servizio delle attività informative della Confederazione, sul cui rapporto si è basata la Sem. La denuncia è però sfociata in un decreto d’abbandono del Ministero pubblico della Confederazione, poi confermato dal Tribunale federale. D’altra parte Jelassi non è oggetto di nessun procedimento giudiziario per le accuse che gli sono state mosse. 
La sua naturalizzazione rimane sospesa e Jelassi si sente vittima di un grave torto, ci spiega…

 

Radouan Jelassi, come mai si sente vittima di un'ingiustizia?
Non mi aspettavo che una cosa simile potesse accadere in Svizzera. Quanto successo può essere frutto di un errore, che è umano, ma le istituzioni se vogliono possono trovare le persone che hanno commesso questo errore e che ne sono responsabili. A mio carico sono state fatte false accuse. Per questo motivo ho denunciato la calunnia e anche il torto morale. 
Sono una persona che adempie a tutte le condizioni della domanda di naturalizzazione. Ho lavorato tutta la vita a favore del dialogo e della convivenza pacifica, anche a livello cantonale e federale (fino al 2017 Jelassi è stato membro della Commissione federale sulla Migrazione, ndr). 
Se io oggi non parlo, domani un altro mussulmano potrà essere vittima delle stesse accuse. Ho deciso di parlare perché non posso accettare che una simile cosa accada in Svizzera, un Paese modello per quanto riguarda i diritti umani. 
 
 
Lei ha qualcosa da rimproverarsi rispetto alla frequentazione della sua moschea da parte di persone che si sono radicalizzate?
Abbiamo avuto un caso in cui abbiamo avuto una segnalazione da parte della famiglia e abbiamo subito denunciato la situazione. Noi abbiamo aiutato per cercare di recuperare questa persona e credo che le autorità fossero al corrente di questo. 
 
Quanto ritiene problematico il fenomeno della radicalizzazione?
Nel mondo c'è stato sicuramente un problema di radicalizzazione, che riguarda quanto accaduto in Iraq e in Siria. Un problema di cui noi non facciamo parte. È un problema di 'giochi' di politica internazionale. In questo sono caduti anche alcuni giovani, che sono stati manipolati da questi gruppi, controllati da altri poteri. 
Noi non centriamo assolutamente nulla in questo. Noi siamo doppiamente delle vittime: da un lato della radicalizzazione e dall’altro dal fatto che ne siamo ritenuti responsabili.
 
 
Il Municipio di Lugano dovrà rispondere all'interpellanza inoltrata dai tre consiglieri comunali della Lega. Lei come vi risponde?
Osservo che sono state riferite cose fuori dalla realtà. C'è un’atmosfera di allarmismo e alcuni politici che cercano di raccogliere voti sulle spalle dei musulmani. Questo mi fa male. Non possiamo accettare che una cosa del genere avvenga. I musulmani vengono trattati come cittadini di seconda categoria. I musulmani sono persone come tutte le altre: lavorano, pagano le imposte, si impegnano per lo sviluppo della società.
 
Come pensate di approcciarvi a questo allarmismo che denunciate?
L'incontro di oggi è stata un’occasione per aprire questa discussione e chiarire questo capitolo. Non nascondo niente e ho voluto fare chiarezza. Ho subito un torto è ho fiducia che in Svizzera a nessuno possano venir negati i suoi diritti fondamentali.
 
 
Nell’interrogazione si parla anche di possibili “finanziamenti illeciti” alla sua moschea.  Cosa risponde in merito?
Non abbiamo questo problema. Non so nemmeno da dove venga questa storia. Noi siamo un’associazione che incontra pure delle difficoltà per coprire le sue spese. Non abbiamo figure che lavorano presso l'associazione. Lo stesso imam è solo una persona benevola che offre qualche servizio religioso secondo il suo stato di salute. 
 
 
In merito alla sua denuncia il Ministero pubblico della Confederazione ha decretato l’abbandono e il Tribunale federale l’ha confermata. Quali altre vie ha per far valere la sua causa?
Non perdo la fiducia. Siamo in un Paese in cui vige lo Stato di Diritto. Ci sono delle autorità di sorveglianza che verificano se da parte di alcuni funzionari ci sono stati degli errori. La grandezza della Svizzera sta in questo: riconoscere se alcuni funzionari hanno sbagliato. Non farlo non fa parte dello Stato, della storia, della cultura e dell’immagine della Svizzera.