La “maretta” non è sul cda, ma su poltrone molto più importanti

La “maretta” non è sul cda, ma su poltrone molto più importanti

Luglio 10, 2021 - 20:00
Posted in:

"L'escamotage" dei cda delle partecipate di Lugano... ma sul tavolo vi sono ben più importanti poltrone. Cosa succederà nel 2023 alle elezioni per il Consiglio di Stato fra Lega e Udc?

Sia il giornalista de La Regione Alfonso Reggiani che la giornalista di Teleticino Claudia Rossi hanno avuto modo in questa settimana, nelle rispettive testate, di sottolineare come la mancata nomina di un democentrista nel cda dell’Ail sia ragione di “maretta” fra l’UDC e la Lega di Lugano.

Onestamente non ne capiamo la ragione. Sarà che siamo un po’ ottusi. Ma scusateci: le nomine per il cda dell’Ail e della Tpl sono di competenza del Consiglio comunale e il Legislativo è sovrano. 

Non solo. Quanti consiglieri comunali ha l’Udc nel legislativo luganese? Meno della metà della Lega. Perché mai un partito con una forza nel Consiglio comunale abbastanza limitata dovrebbe avere un posto nel cda della partecipata più importante di Lugano? 

Non solo. Nessuno si è chiesto in tutte le altre partecipate (Ail servizi, Verzasca SA, Avilu, Casinò, ecc.) se vi sia o meno un rappresentante democentrista. E non c’è. E non ci risulta che ci sia stato in passato. D’altronde sono cda di nomina municipale e i partiti presenti in Municipio si ripartiscono i posti in questi cda. 

Come tutti sanno Udc, Verdi, MTL, Movimento Ticino e Lavoro, Più donne e Forum Alternativo non sono presenti in Municipio, ma hanno una presenza in Consiglio comunale (cinque consiglieri comunali Udc e Verdi a testa, due a testa per MTL e Più donne e uno il Forum Alternativo). 

In passato nel cda dell’Ail c’è stato il verde Nicola Schoenenberger, ma non perché i Verdi con tre consiglieri comunali avevano la forza di poter rivendicare questo posto nell’azienda elettrica di Lugano, ma bensì perché Lega-Udc avevano deciso di “concederlo” all’esponente ecologista.

Di per sé questo non crea una prassi. La ragione per cui Schoenenberger non è più nel cda dell’Ail è che la Lega (anche giustamente) ha voluto riconfermare l’uscente Bianchetti e nominare il nuovo membro del cda nella persona di Lukas Bernasconi (che è subentrato al leghista Michele Foletti). È il Ppd che ha raddoppiato i suoi posti nel cda dell’Ail, con “l’escamotage” del rappresentante municipale (che infatti è Filippo Lombardi).

Non vogliamo e non siamo capaci di fare gli avvocati difensori della Lega, però se Udc (e/o i Verdi) sono rimasti fuori dal cda la ragione va ricercata nell’entrata nel cda di un rappresentante del municipio nella persona di Filippo Lombardi. 

Se questo poi genererà una rottura fra Lega e Udc, onestamente crediamo sia pretestuoso. L’alleanza fra i due partiti, basta leggersi i comunicati stampa, era messa in discussione già il 19 aprile (soprattutto dall’Udc). 

Poi ai propri lettori e telespettatori si possono raccontare tutte le storie che si vogliono, ma è anche vero che nello stesso giorno in cui il Consiglio comunale di Lugano nominava i rappresentati nel cda dell’Ail e della Tpl, l’Udc di Lugano annunciava il fallimento della raccolta firme dell’iniziativa “Adéss Basta” contro l’autogestione. E visto che per quell’iniziativa si sono esposti anche i tre municipali leghisti forse i mal di pancia nei confronti dell’Udc sono anche da parte leghista. 

 

 

**********

 

 

La vera partita, l’abbiamo già scritto, è che il democentrista Piero Marchesi sogna di prendere il posto nel 2023 in Governo del leghista Claudio Zali. È questa partita che farà nascere ed evolvere forti tensioni fra i due partiti. Non un posto nel cda dell’Ail. È evidente che i due partiti alleati diventino sempre più dei competitori, perché è normale, dopo la vittoria del 2019 di Marco Chiesa in Consiglio degli Stati, che l’Udc ambisca a un posto nel governo cantonale. Ed è molto probabile che se l’Udc entrasse in governo sarebbe a scapito della Lega, che perderebbe un seggio in Consiglio di Stato. Per questo il consigliere di Stato leghista Claudio Zali sembrerebbe sempre più intenzionato a ricandidarsi anche nel 2023, conscio che né Daniele Caverzasio, né Michele Foletti, né nessun altro, riuscirebbero a fermare l’avanzata democentrista verso la Residenza governativa.

Onestamente chiunque abbia fatto politica da qualche settimana o mese sa che se veramente si è intenzionati a promuovere un proprio esponente in un cda che deve passare dal vaglio di un legislativo si sottopone il proprio nominativo agli altri partiti cercando intese ed alleanze. Se non si fa questo tipo di procedimento è evidente che la candidatura è solo di bandiera. E che forse serve a creare il “casus belli” per giustificare una rottura che è già in essere. 

 

 

**********

 

 

Il dato che ancora nessuno ha visto è che la Lega a Lugano molto abilmente, con grandi capacità tattiche, ha saputo portarsi a casa ben due presidenze di cda: una all’Ail servizi con Enea Petrini, l’altra alla Verzasca SA con Michele Foletti. E per un partito che ha perso quattro Consiglieri comunali alle ultime elezioni (uno in più dei liberali) è un capolavoro di tattica politica.