La democrazia del 21esimo secolo passa (anche) dal controllo sugli algoritmi?

La democrazia del 21esimo secolo passa (anche) dal controllo sugli algoritmi?

Dicembre 23, 2020 - 06:05

La commissione europea presenta un piano volto a regolare l'influenza dei colossi del web sul funzionamento delle società democratiche. La trasparenza degli algoritmi è fra le misure chieste, perchè essi "hannopersino il potere di guidare i nostri dibattiti politici e di proteggere – o minare – la nostra democrazia". 

La nostra vita quotidiana è sempre più dipendente dalla grandi piattaforme che operano nel web: mail, motori di ricerca, social media, piattaforme di acquisti, app e così via. Quanto controllo sul funzionamento della società hanno oggi dunque i grandi colossi del web e quali le possibili contromisure per le democrazie? La Commissione europea ha presentato la scorsa settimana il suo disegno normativo per rendere "L’Europa adeguata all’era digitale”, che prevede fra le altre cose anche una maggiore trasparenza sugli algoritmi che determinano il funzionamento delle piattaforme digitali.

"Oggi possiamo facilmente guardare film e condividere video online e chattare con i nostri colleghi e familiari in tutto il mondo", ha spiegato la vice presidente della Commissione europea Margrethe Vestager in un discorso pubblico, citata da agendadigitale.eu. "Possiamo scegliere tra milioni di venditori su Internet, tra miliardi di siti pieni di notizie e informazioni". Ma "per navigare in quell’enorme gamma di possibilità, siamo arrivati a fare affidamento su alcune enormi piattaforme digitali per darci una sorta di mappa, che ci aiuta a trovare ciò che stiamo cercando. Ma una mappa non è il mondo. Ogni mappa deve fare delle scelte, su quali cose mostrarci e quali nascondere. E queste scelte modellano la nostra comprensione del mondo e la nostra conoscenza delle possibilità che abbiamo". "Quindi", prosegue, "queste piattaforme sono diventate guardiani, con un enorme potere sulle nostre vite. Possono influenzare la nostra sicurezza, se i prodotti pericolosi e i contenuti dannosi possono diffondersi ampiamente o se vengono rimossi rapidamente. Possono influenzare le nostre opportunità, se i mercati rispondono alle nostre esigenze o se lavorano solo nell’interesse delle piattaforme stesse. Hanno persino il potere di guidare i nostri dibattiti politici e di proteggere – o minare – la nostra democrazia".

Emblematico in questo senso, per collegare il discorso alla realtà svizzera, la decisione di Twitter di cancellare il video pubblicato dal consigliere nazionale Udc Bernese Erich Hess, in cui il parlamentare "spiegava" come aggirare il limite di aggregazione di 10 persone fondando una comunità religiosa (il suo, ha poi spiegato il deputato, non era un invito a violare le norme, ma una provocazione per mostrare l'assurdità di alcune regole imposte dal Consiglio federale). In questo caso Twitter ha funto da "giudice" di quanto è lecito o meno dire all'interno di un dibattito pubblico (perlomeno sulla sua piattaforma).

Tornando alle proposte della Commissione europea, che comunque dovranno ancora passare attraverso il lungo iter legislativo per la loro approvazione (e scontrarsi con l'opposizione delle stesse grandi piattaforme del web), è contenuto anche il principio di maggior trasparenza degli algoritmi. Esse comprendono infatti, come spiega il sito agendadigitale.eu, "misure di trasparenza per le piattaforme online su una varietà di questioni, compresi gli algoritmi utilizzati per le raccomandazioni" e "accesso per i ricercatori ai dati chiave delle più grandi piattaforme, al fine di comprendere come evolvono i rischi online". Ma non solo. Esse comprendono anche "misure per contrastare beni, servizi o contenuti illegali online", "nuovi obblighi in materia di tracciabilità degli utenti aziendali nei mercati online", "salvaguardie efficaci per gli utenti , inclusa la possibilità di contestare le decisioni di moderazione dei contenuti delle piattaforme". 

Un approccio che è anche in linea di massima condiviso da chi si occupa di diritti umani e civili in relazione alle questioni digitali, che tuttavia mette in luce anche alcuni potenziali pericoli, evidenzia sempre agendapolitica.eu. “Con questa proposta, l’UE ha la possibilità di anticipare la curva”, ha dichiarato a Euronews Jan Penfrat, consulente politico senior di European Digital Rights (EDRi). Penfrat evidenzia tuttavia che “il DSA che il DMA potrebbero avere il potenziale per un impatto tanto positivo quanto negativo sulla capacità delle persone di godere dei propri diritti umani a seconda della forma che prenderanno i quadri regolatori”. Il riferimento sembra proprio essere al margine di manovra che avranno le piattaforme nel porre i "paletti" del dibattito pubblico e determinare in sostanza cosa si può o meno dire e scrivere e quali contenuti invece saranno rimossi.