La destra nazionalista ha conquistato l'Europa

La destra nazionalista ha conquistato l'Europa

Settembre 05, 2016 - 10:53
Posted in:

Le forze democratiche classiche sembrano incapaci di dare una risposta alle sfide politiche odierne. Intanto, il populismo conquista anche la Germania. 

L'estrema destra anti-immigrati ha vinto pure nel Land tedesco Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Alternative für Deutschland (Afd) è diventato il secondo partito, e con il 20,8% ha superato anche la Cdu). Si tratta di una sostanziale novità, in quanto la Germania - sino ad ora - era stato l'unico paese d'Europa a contenere (in qualche modo) l'avanzata populista e nazionalista.
 
Merito del pragmatismo della Cancelliera Angela Merkel e, soprattutto, di un'economia che ha garantito livelli d'occupazione superiore a quelli del resto dell'Unione Europea (UE). A sostenerlo è il giornalista italiano Andrea Bonanni, il quale ha pubblicato - sul quotidiano "Repubblica" - una riflessione sull'avanzata delle forze nazionaliste e populiste nel Vecchio Continente.
 
Secondo Bonanni, infatti, "un anno dopo la coraggiosa decisione della Cancelliera di aprire le porte a un milione di rifugiati siriani, anche la Germania si trova sommersa dallo tsunami del mal di pancia nazional-populista. Lo stesso che, qualche mese fa, ha spinto la Gran Bretagna fuori dall'Unione. Lo stesso che minaccia ora di travolgere il governo olandese alle elezioni di marzo prossimo. Lo stesso che con Marine Le Pen mette un'ipoteca molto pesante sulle presidenziali francesi di aprile-maggio. E che potrebbe portare ad una clamorosa sconfitta della stessa Merkel alle politiche tra poco più di un anno. Del resto la Cancelliera è reduce da una serie di batoste nelle elezioni locali e sta registrando pessimi risultati nei sondaggi di opinione".
 
L'articolista di "Repubblica" rende attenti al fatto che "un po' in tutti i Paesi dell'UE, la destra anti-Ue viaggia tra il venti e il trenta per cento. E in molte capitali è ormai entrata al governo. In Polonia è al potere il partito Legge e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski, conservatore, nazionalista, ultracattolico, anti-europeo e accusato di attentare alle istituzioni democratiche del Paese. In Ungheria è Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orban, che è diventato il capofila dei populisti est-europei, anche se i neonazisti di Jobbik si avvicinano al 20 per cento. In Slovacchia, il Partito nazionale slovacco, che si definisce nazional- socialista, fa parte del governo di coalizione. In Finlandia il Partito Nazionale finlandese è al governo con altri due partiti di destra. In Lettonia i nazionalisti di Alleanza Nazionale sono anche loro in un governo di coalizione. Come i cugini lituani di Ordine e Giustizia. In Grecia, a fianco dell'estrema sinistra di Syriza, il partito di Tsipras, sono al governo i nazional-populisti di Anel, i Greci Indipendenti, mentre i neo-nazisti greci di Alba Dorata, hanno comunque segnato un grosso successo elettorale".
 
Stando al ragionamento di Bonnani, l'avanzata "nazional-populista" ha trovato un terreno fertile nell'Europa orientale, "dove gli anticorpi democratici sono più deboli e più recenti". La situazione dell'Europa occidentale, però, non sembra così diversa. "In Francia i lepenisti sono il primo partito. La Germania ha ormai perso la sua virtù di moderazione e l'Afd passa da un successo elettorale all'altro. In Italia, oltre alla Lega dichiaratamente lepenista e a una buona fetta della destra ex berlusconiana, restano da chiarire le troppe ambiguità sull'Europa del Movimento 5 Stelle. In Olanda Geerd Wilders raccoglie oltre il 25 per cento dei consensi e potrebbe vincere alla prossime elezioni. In Austria si rivoterà il 2 ottobre per il presidente della Repubblica, con il candidato di estrema destra che viaggia attorno al 50 per cento dei voti".
 
Quasi ovunque, la "valanga populista" ha prodotto un effetto analogo: costringere le classiche formazioni di centrodestra e centrosinistra a coalizzarsi per poter governare. L'articolo pubblicato da "Repubblica" definisce tali coalizioni "dettate dall'emergenza". Quanto però è ancora assente, "è la capacità delle forze democratiche di articolare una risposta politica comune alla sfida nazional-populista".