La fattoria dei virus: il potere, il mondo digitale e il Ticino che arriva per ultimo

La fattoria dei virus: il potere, il mondo digitale e il Ticino che arriva per ultimo

Marzo 31, 2020 - 18:39
Posted in:

Con quella di oggi, siamo arrivati alla penultima puntata dello speciale "La fattoria dei virus". Nell'appuntamento di ieri avevamo sollevato il tema del controllo nel capitalismo della sorveglianza, prendendo l'esempio del Panopticon di Jeremy Bentham (vedi qui). Nell'episodio odierno, invece, l'intento è quello di ragionare sull'esercizio della sorveglianza, che nel mondo contemporaneo è strettamente legato al controllo dei dati. Insomma, con questa quinta uscita di "La fattoria dei virus", proviamo a indagare il rapporto tra il potere e il mondo digitale. Per farlo, scomodiamo il filosofo francese Michel Foucault, il cui pensiero è al centro del video proposto. Si tratta di un filmato preso dal canale Youtube di Treccani, con una breve lezione di Leonardo Daddabbo, dell'Università degli Studi di Ferrara. 

Secondo Foucault, infatti, il potere viene pensato secondo vecchi modelli: quello del sovrano e quello della proprietà. Facendo riferimento al capitalismo della sorveglianza questi modelli, però, vengono probabilmente meno. Le grandi imprese tecnologiche - le cosiddette Big Tech - sono i principali gestori dei dati che ognuno di noi genera. Essi, però, non ne hanno la proprietà de iure, pur avendola de facto, perché a generare i dati sono gli utenti. Pertanto, il modello di potere della proprietà viene meno. 

Inoltre, anche il potere del sovrano è assente. Tale forma di potere, secondo Foucault, dovrebbe venire dall'alto, attraverso l'applicazione della legge. Le Big Tech, però, sono per molti versi al di sopra della legge. Pagano le imposte quasi esclusivamente in California, non devono rispettare stringenti leggi sulla protezione dei dati, possono manipolare l'opinione pubblica e quindi anche influenzare i risultati elettorali.

Quello odierno potrebbe essere identificato come l'esercizio di quanto Foucoult definisce come biopotere. Esercitando il biopotere, il potere si occupa della vita degli individui, a partire dalla salute pubblica, un elemento particolarmente visibile nella corrente situazione d'emergenza. Analogamente alla teoria delle forme di governo dell'antica Grecia, anche Foucault immagina una sorta di dialettica tra un'esercizio del potere retto e la sua deviazione. Infatti, per salvare la vita - quindi per proteggere la salute pubblica - il biopotere si trasforma utilitaristicamente in tanatopotere, rovesciando quella visione della democrazia che è volta anche alla salvaguardia delle minoranze: da potere sulla vita, perciò, diventa potere sulla morte. Oggi il tanatopotere lo vediamo nel capitalismo della sorveglianza in generale e nella gestione della pandemia in particolare; in entrambe i casi, infatti, a morire è la privacy (che è pur sempre una parte dell'individuo), nel nome della salute pubblica.

Il rovescio della medaglia del biopotere sembrerebbe avvenire con carattere utilitaristico, e di questo dovremmo avere paura. Una gestione utilitaristica della società, infatti, non è democratica: rischia di essere la dittatura della maggioranza. Guardando al contesto svizzero, il Ticino è - da un punto di vista tanatopolitico - molto fragile. Il nostro cantone è composto da una minoranza linguistica, economicamente non determinante per la contabilità della Confederazione e, oggi, con un gran numero di infetti. In termini utilitaristici, quindi, potremmo essere identificati come una zavorra. Non verremo uccisi, certamente. Al momento in cui bisognerà rilanciare l'economia (oggi si sta soltanto cercando di contenere i danni), però, rischieremo di arrivare per ultimi.

Alla prossima e ultima puntata.

TM