La Germania condanna un ex funzionario del regime siriano

La Germania condanna un ex funzionario del regime siriano

Febbraio 24, 2021 - 14:02
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La sentenza lo ha ritenuto corresponsabile di crimini contro l'umanità. A processo anche il suo superiore, per cui si attende il verdetto. 

Un tribunale della Germania ha condannato un ex funzionario del governo siriano di Bashar al-Assad, ritenuto colpevole di complicità in crimini contro l’umanità. Si tratta di Eyad al-Gharib, un ex colonnello di 44 anni dei sevizi segreti siriani. "L'imputato è condannato a quattro anni e sei mesi per complicità in un crimine contro l'umanità sotto forma di tortura e privazione della libertà", ha detto il giudice Anne Kerber nella lettura della sentenza. Gharib è andato a processo insieme ad Anwar Raslan, un altro funzionario e suo superiore. Entrambi avevano ricevuto asilo in Germania, ma sono stati arrestati nel 2019 con l’accusa di essere stati "ingranaggi nella ruota" di un apparato di sicurezza in cui la tortura sarebbe stata usata in modo “industriale”. Per Raslan si attende ancora il verdetto dell'Alta Corte Regionale di Coblenza, nello Stato tedesco di Renania-Palatinato. 

Gharib ha disertato nel 2012 e aveva descritto il suo lavoro per il regime nella sua domanda di asilo. Il tribunale lo ha riconosciuto colpevole di aver aiutato ad arrestare almeno 30 manifestanti e consegnarli al centro di detenzione al-Khatib di Damasco nell’autunno del 2011.

Raslan, un ex generale di brigata di 58 anni e superiore di Gharib, è accusato di crimini contro l'umanità nel suo ruolo di capo delle indagini ad al-Khatib, compresa la supervisione dell'omicidio di 58 persone e la tortura di altre 4’000, secondo il tribunale. Per lui appunto la sentenza non è ancora stata emessa.

"Questa decisione è storica perché condanna l'intero sistema criminale che è il regime siriano”, ha detto un testimone dell’accusa, Anwar al-Bunni, arrestato da Raslan e che si era imbattuto per caso in lui nel 2014 a Berlino, citato sul Guardian. “Gharib è un uomo solo, ma faceva parte di una macchina organizzata con l'ordine di arrestare civili pacifici, farli sparire, torturarli, ucciderli e nascondere i loro corpi in fosse comuni”.

Il processo si è svolto in Germania sulla base del principio della giurisdizione universale, che ritiene che alcune violazioni siano talmente gravi che tutti gli Stati debbano impegnarsi a perseguirle. Ciò ha permesso di celebrare il processo in Germania, nonostante né gli imputati né le loro vittime siano cittadini tedeschi e i fatti non siano accaduti in Germania.