"La maggioranza del popolo e dei Cantoni ha fortunatamente respinto la pericolosa iniziativa Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico"

"La maggioranza del popolo e dei Cantoni ha fortunatamente respinto la pericolosa iniziativa Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico"

Novembre 29, 2020 - 18:10
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Riceviamo e pubblichiamo. Coordinatore del comitato interpartitico cantonale contro l'iniziativa “Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico”.

La maggioranza del popolo e dei Cantoni ha fortunatamente respinto la pericolosa iniziativa “Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico”. In Ticino l’iniziativa è stata respinta con il 55,2% dei voti. Il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) ha provato per l’ennesima volta ad indebolire l’Esercito svizzero, ma anche questa volta senza successo.

L’iniziativa aveva sicuramente dei nobili obiettivi, come un mondo più pacifico e la lotta alle principali cause di migrazioni forzate. Tuttavia, gli strumenti per realizzarli erano sbagliati e si spingevano troppo oltre. La quota rigida del 5% avrebbe reso più costoso l’investimento di denaro della nostra previdenza per la vecchiaia e avrebbe gettato a mare le comprovate strategie d’investimento dei regimi pensionistici statali e professionali. Le richieste estreme del GSsE avrebbero causato molti problemi, come la limitazione degli investimenti e il considerevole aumento della burocrazia e dei costi. Le nostre rendite sarebbero, inoltre, diventate più incerte, in un momento in cui le nostre pensioni si trovano di fronte a grandi sfide.

Le nostre PMI possono dunque tirare un sospiro di sollievo, visto che l’iniziativa non avrebbe toccato solo i grandi produttori di materiale bellico. Infatti, molto spesso, le PMI generano la maggior parte dei profitti attraverso la produzione di prodotti di uso quotidiano, ma, allo stesso tempo, forniscono anche singoli pezzi o assemblaggi alle grandi aziende del settore della difesa. Con la rigida quota del 5% questo sarebbe stato sufficiente per essere considerate dei produttori di materiale bellico. Queste imprese avrebbero quindi avuto molte più difficoltà ad ottenere dei finanziamenti. La popolazione ha dunque ben compreso quale fosse la posta in gioco e non ha messo a rischio migliaia di posti di lavoro, soprattutto in un momento nel quale siamo confrontati con la più grave crisi economica degli ultimi decenni.

Anche la Banca nazionale può sorridere visto che l’iniziativa l’avrebbe messa sotto tutela politica e avrebbe messo a repentaglio la sua indipendenza. Quest’ultima può dunque continuare a svolgere le sue attività senza ingerenze politiche, garantendo la stabilità del franco svizzero e il nostro benessere.

Il comitato interpartitico può ritenersi soddisfatto del risultato della votazione e si rallegra che la razionalità abbia vinto sull’emotività. Quest’iniziativa era molto emozionale e metteva in questione la moralità dei contrari. Tuttavia, il popolo svizzero ha compreso bene come quest’iniziativa non avrebbe raggiunto gli obiettivi prefissati ma, al contrario, avrebbe messo in pericolo sia la sicurezza militare che sociale del nostro paese.

 

Marco Martino
Coordinatore del comitato interpartitico cantonale