La procura di Lugano indaga su Credit Suisse?

La procura di Lugano indaga su Credit Suisse?

Settembre 15, 2016 - 09:00
Posted in:

Stando a "Il Sole 24 Ore" la procura di Lugano avrebbe aperto un'inchiesta su Credit Suisse in relazione alla vicenda di 13'000 nomi di clienti della banca finiti nelle mani delle autorità italiane, in seguito ad una denuncia sporta dai clienti della banca. A patrocinare i clienti ci sarebbe Emanuele Verda. 

La procura di Lugano indagherebbe sul Credit Suisse Ag per violazione del segreto bancario, spionaggio economico, violazione dell'obbligo di discrezione e del segreto commerciale. È quanto si può leggere su un artiolo apparso ieri sul portale online del quotidiano economico italiano "Il Sole 24 Ore", a firma di Angelo Mincuzzi, che riporta di una presunta inchiesta scattata in seguito alle denunce penali presentate da quattro clienti della banca coinvolti in un'indagine della procura di Milano su un evasione da 14 miliardi di euro.
 
Nel corso di una perquisizione avvenuta nel 2014 nella sede milanese di Credit Suisse la Guardia di Finanza di Milano aveva rinvenuto materiale informatico su 13'000 clienti della banca. Una lista di nomi che non avrebbe dovuto essere li, dato che i suddetti clienti si sarebbero ben guardati dall'aprire contatti con la filiale italiana di Credit Suisse, ma avrebbero aperto i loro conti presso le filiali di Chiasso, Lugano e Zurigo. Questi clienti italiani, sempre secondo quanto riporta "Il Sole 24 Ore", avrebbero ora denunciato Credit Suisse, accusando la banca di gravi negligenze nella gestione dei dati in questione, all'origine dell'inchiesta avviata in Italia. I clienti, che sarebbero patrocinati da Emanuele Verda, avvocato e già candidato al Consiglio nazionale per il Plr nel 2011, hanno presentato denuncia lo scorso maggio sia alla procura di Lugano che al Ministero pubblico della Confederazione (per spionaggio commerciale). 
 
Ad essere contestato a Credit Suisse, oltre al trattamento non confidenziale dei dati, sarebbe il fatto che la banca non avrebbe informato i clienti dell'indagine in corso a Milano, privandoli della possibilità di aderire alla Voluntary disclosure e causando quindi un danno economico dettato da multe ed imposte supplementari.