La rabbia di vincere, la gioia di perdere

La rabbia di vincere, la gioia di perdere

Settembre 20, 2015 - 16:28
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Renzetti ha ridotto la vittoria di Coppa a un processo, mentre a Bellinzona l'orgoglio, l'amore dei tifosi e la serenità leniscono la sconfitta

Una serata di bel calcio rovinata dall’incapacità di vincere serenamente a causa di Renzetti, presidente del Lugano che prima si è accomodato in panchina per cambiare il mondo e deligittimare Zeman e poi, non contento, ha mandato avanti l’addetto Eugenio Jelmini a imporre il silenzio-stampa mentre lui litigava con Lombardi, incassando un retto e corretto “Lei faccia il presidente” dallo stesso giocatore. Il gentile e giovane Mattia Bottani, che stava commentando con calma la partita davanti ai taccuini, è stato bloccato dal diktat presidenziale e mezzo mortificato ha seguito Jelmini negli spogliatoi come un penitente. Il tutto mentre dalla parte degli sconfitti si metteva via l’amarezza per un gol preso a tempo scaduto dopo una prestazione d’altri tempi, intrattenendosi con stampa e tifosi con malinconia e orgoglio. La squadretta di 2a Interregionale ha dato lezioni di gioco e civiltà a quella che gioca in Super League, sembrando nettamente più felice, malgrado il cuore spezzato.
 
La sfortuna di Ceolin
E dire che il Bellinzona ha avuto anche somma sfortuna negli episodi. Sul rigore del pareggio al 94esimo, Urbano andava espulso e invece no (con i supplementari in dieci il Lugano avrebbe sofferto ancora di più, perché la storia che a volte in dieci si gioca meglio è una bufala che non regge e vedremo più avanti un esempio direttissimo); il generoso brasiliano Ceolin, autore del primo gol granata con uno spettacoolare pallonetto, si è mangiato la possibile vittoria controllando male un pallone d’oro a tu per tu con Valentini nel primo tempo supplementare; a cinque minuti dalla fine, Ceolin si è poi fatto male, è stato soccorso in campo per un paio di minuti ed è dovuto uscire, lasciando la sua squadra in dieci (ecco la conferma che la regola-bufala non vale); da quel momento, il Bellinzona si è chiuso per portarsi ai rigori e mentre l’arbitro annunciava due minuti di recupero (che se Ceolin non si fosse fatto male mai ci sarebbero stati) il Lugano è andato in gol nell’unica conclusione dei tormentati prolungamenti.
 
L’incoscienza di Zeman
Zeman dirà, come solo esponente bianconero autorizzato a parlare, che la sua squadra ha smesso di giocare nel secondo tempo, ma ci ha messo del suo, togliendo a metà tempo i suoi due migliori elementi, Bottani e Rey. Il giovane era una pungente spina nel fianco della difesa granata e quasi tutta la fantasia offensiva la dispensava lui; il mastino vodese, davanti alla difesa, era il solo a saper arginare la creatività di Forzano (che ci fa in 2a Inter un talento del genere, eh Renzetti?) e la forza fisica di Quadri. Se nella seconda parte della contesa la squadra che pareva di categoria superiore era il Bellinzona, è anche perché Zeman non ha saputo opporre contromisure, anzi, indebolendo l’undici e minando la fiducia di una squadra che stenta terribilmente ad avere un’identità.
 
Morale
Per finire, era una partita di Coppa e come tale si è dimostrata imprevedibile e pazza. Ora il Bellinzona tornerà nel suo cono d’ombra, ma la luce mostrata è un faro sul futuro. Il popolo granata è ancora tutto lì, appassionato e riconoscente: emblematica la festa dei giocatori davanti ai fans, come dopo una grande vittoria. Il Lugano invece ripartirà nella sua camminata per salvarsi con meno certezze di prima, perché Renzetti e Zeman gliene hanno tolto un paio, in particolare serenità e felicità. I tifosi luganesi non sapevano se festeggiare o imprecare e queste cose assurde influiscono sui giocatori, eccome.
Renzetti ha detto: È una vergogna". Righetti ha replicato: "Ora i nostri giocatori hanno capito cosa voglia dire vestire la maglia del Bellinzona".
È il colmo, vincere senza esserne capaci gli uni, perdere con speranza gli altri. Poi dicono che il calcio è una cosa facile.
 
giorgen