"La ricetta vincente di Banca Stato: umiltà, formazione e vicinanza al cliente"

"La ricetta vincente di Banca Stato: umiltà, formazione e vicinanza al cliente"

Marzo 01, 2019 - 18:00
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Ieri Banca Stato ha presentato i suoi risultati fianziari per il 2018, che sengano per la banca una nuova crescita, in linea con quanto visto negli ultimi 10 anni (vedi qui). All'orizzonte si prospettano però anche delle sfide. Abbiamo chiesto al presidente della direzione generale di Banca Stato Fabrizio Cieslakiewicz qual è lo scenario che si delinea per i prossimi anni.

Fabrizio Cieslakiewicz, lo scorso anno nella conferenza di presentazione dei risultati finanziari 2017 avevate annunciato che presto Banca Stato avrebbe dovuto passare dalla categoria 4 alla categoria 3 per le banche di rischio sistemico (che ha quale soglia i 15 miliardi di somma di bilancio). Quest'anno la banca ha conosciuto una nuova crescita. Questo passo è sempre più vicino?
Siamo vicinissimi. Si tratta ora di interpretare se la soglia di 15 miliardi vada considerata per il singolo istituto bancario, dunque Banca Stato, o per il gruppo Banca Stato (che comprende Axion Bank, ndr). De facto però siamo già in categoria 3 e la banca è già pronta per passare a questa categoria. Aspettiamo il de iure, ovvero che la Finma ci comunichi che siamo in categoria 3, ma stiamo già operando in questa direzione.

Per quanto riguarda i risultati finanziari, c'è soddisfazione?
Sono soddisfatto. È il primo anno trascorso interamente con la nuova squadra di direzione generale. I risultati sono in crescita, anche grazie al lavoro fatto in passato. Soprattutto credo che questi risultati si ottengano grazie alla capacità, alla squadra di cui si dispone, alla sua umiltà e alla sua formazione, oltre alla vicinanza al cliente. Sono componenti fondamentali, si tratti di un'azienda, una squadra sportiva, per vincere ed essere apprezzati.

All'orizzonte si delineano però anche alcune preoccupazioni o sfide. Partiamo dall'immobiliare. Usciamo da una fase dove a livello mondiale i tassi di interesse sono stati particolarmente bassi (favorendo il mercato immobiliare grazie a prestiti ed ipoteche basse). Ora è probabile che si vada verso una politica monetaria più restrittiva. Contemporaneamente in Ticino vi sono stati più segnali di un surriscaldamento del mercato immobiliare (in particolare per quanto riguarda i tassi di sfitto). Voi, che avete nel settore ipotecario un'importante ambito della vostra attività, come vi state preparando a questi scenari?
Oggi siamo confrontati con diversi controlli da parte del regolatore, ovvero della Finma, in quest'ambito. La banca mantiene, come fatto fino ad ora, le sue analisi e i suoi metri di valutazione. Naturalmente quando un promotore immobiliare si presenta da noi chiedendo di poter costruire un immobile e vendere gli appartamenti, chiediamo a lui ad esempio quanti mezzi propri ha e quanti appartamenti ha già venduto. Se il mercato è saturo oggi anche l'imprenditore farà fatica a dire che ha già venduto molti appartamenti. A questo punto chiediamo più mezzi propri. Il nostro metro di valutazione non è cambiato. La banca valuta questa tipologia con un occhio più critico, ma perché si nota questa tendenza già alla presentazione delle pratiche. Qualche anno fa la pratica si presentava con sulla carta una buona parte degli appartamenti già venduti. Oggi si nota che non è più così.

La digitalizzazione comporterà la sostituzione di alcune funzioni con le macchine. Come state affrontando questa sfida?
C'è una strategia che abbiamo definito "agenzie light". Non vuol dire che non ci sarà consulenza, ma cambieremo la metodologia di fornire il servizio al cliente. La vecchia cassa conosciuta nel mondo bancario verrà sostituita da bancomat, che oggi forniscono il servizio di versamento, prelevamento e cambio. Ci concentreremo a dare un servizio di consulenza più marcato verso la clientela nelle agenzie. Questo è il nostro obiettivo e secondo noi è il futuro che la digitalizzazione porterà: il cliente chiederà molta più consulenza, mentre le operazioni standard saranno fatte tramite digitale.

La digitalizzazione potrebbe operare anche delle opportunità. Durante la conferenza stampa il consigliere di Stato Christian Vitta ha citato nel cosiddetto fintech una di queste opportunità. Quali sono i margini di Banca Stato per operare in questo settore?
Vi sono diverse opportunità. Bisogno però avere un occhio attento, ovvero non prendere tutto quanto arriva dal fintech come buono, ma cercare di inserirlo nella realtà di Banca Stato, dei suoi clienti e nella realtà del Ticino per capire le vere opportunità e interessi per i clienti e per la banca.

È di pochi giorni fa la notizia che Apple e Goldman Sachs uniscono le forze per creare una carta di credito integrata ai servizi su smartphone. La concorrenza dei colossi internazionali quanto preoccupa?
Preoccupa. Quello che stiamo facendo è lavorare nell'ambito delle banche cantonali per trovare una sinergia nell'ambito digitale. Il futuro non potrà farlo Banca Stato da sola, anche perché i costi in questo settore sono molto elevati. Il futuro nel digitale dovrà essere fatto fra un gruppo di banche. Per noi il primo interlocutore a cui possiamo avvicinarci sono le altre banche cantonali.