La Rsi e il "decustruttivismo" del Palinsesto

La Rsi e il "decustruttivismo" del Palinsesto

Ottobre 14, 2020 - 11:30
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Le curiose scelte di palinsesto della RSI, sintomatiche di un'idea di servizio pubblico che non sembra più al passo con i tempi. 

In Rsi sono tutti concentrati su due fronti: la nomina della nuova direttrice generale (sarà donna, lo sappiamo) e il piano dettagliato dei tagli di personale.

Eppure nonostante la Corsi (la cooperativa radiotelevisiva) abbia pure un "Consiglio del pubblico”, che dovrebbe controllare la qualità dell'emittente pubblica, nessuno si accorge che negli ultimi tempi il pubblico viene trattato piuttosto male.

La Rsi con 1000 dipendenti non riesce a far funzionare in modo adeguato il palinsesto, e sposando le teorie sul decostruttivismo di Derrida e Deleuze, adotta la filosofia facciamo un po' come ci pare.

In estate la Rsi, riproponeva alla mattina la serie tv "White Collar”. Poi senza mandare in onda le ultime 3 stagioni della serie, decide di sostituirla con la serie "Monk" (che a tutti i telespettatori è molto terapeutica, potendo, nella visione di questa serie, relativizzare tutte le proprie fisime e patologie psichiche, scoprendo che tutti, anche gli "psicopatici" possono avere successo in questo mondo), ma tagliando le prime stagioni della serie. Poi ad ottobre si torna a riproporre "White collar", ripartendo da dove si era interrotto.

Avendo già tutti i diritti della serie "White collar" (avendola già mandata in onda in passato), non si capisce (soprattutto nell'epoca di Netflix, dove uno si guarda le puntate di una serie tv quando vuole e quanto vuole) questo modo di gestire il palinsesto.

Ma Rsi La2 riesce a far di meglio. Settimana scorsa, martedì 6 ottobre, ha in programma in seconda serata su La2 un episodio della serie francese "Delitto...." (una volta è "Delitto in Provenza", un'altra in qualche altra località francese), e la serie viene pure annunciata nel pomeriggio di martedì 6 ottobre nei propri spot, su La1. Ebbene poi in seconda serata, prima della serie "Suits" cosa va in onda? Semplice, la differita della telecronaca del torneo di tennis Roland Garros. Ma quando si prepara lo spot proprio che annuncia i propri programmi televisivi serali, non si sa che si manderà in onda la cronaca (ovviamente in differita) di un torneo di tennis che se interessa a 100 persone under 50 anni è tanto? Ovviamente finita la serie "Suits", martedì 6 ottobre (ma a dire il vero siamo già a mercoledì 7 ottobre) cosa manda in onda La2? Ancora la cronaca (in differita) del Roland Garros (tanto per martoriarci bene i cosiddetti)!!

Ma l'attuale direttore generale Maurizio Canetta la guarda la "sua" Televisione? E il Consiglio del pubblico cosa analizza? Solo quanto spazio si danno ai relativi politici e partiti, al "Quotidiano", piuttosto che a "Falò" o a "Patti Chiari"?

È evidente, che se uno non vuol stare ai capricci di chi gestisce il palinsesto Rsi, deve migrare verso "Netflix" e "Amazon Prime". Ma perché allora deve pagare la Serafe obbligatoriamente? Certo, perché, come dicono la stragrande maggioranza dei politici, la Rsi è servizio pubblico. Tranne poi, che quel pubblico è un po' "bistrattato". E se uno vuole guardarsi serie come "Halt and Catch Fire", "The New Pope" (di Paolo Sorrentino, con John Malkovich), "1992", "1993" e "1994" o "The great hack" (documentario sullo scandalo di "Cambridge analytica"), o ancora "Baby" (di Andrea De Sica), deve migrare su altre piattaforme.

Ma d'altronde la Rsi già qualche anno fa, ci aveva fatto capire quali sono le sue filosofie in materia di palinsesto. Per la precisione quando decise di mandare in onda le ultime due stagioni della serie tv "Damages" (una delle serie tv migliori del primo decennio del 21esimo secolo, se non la migliore in assoluto, con niente poco di meno che la pluricandidata all'Oscar Glenn Close) in prima tv, dopo le 02.00 di notte al sabato.

Ma il Consiglio del pubblico non ha mai avuto nulla da ridire (in quegli anni il Consiglio del pubblico era "preoccupato", in modo totalmente miope,  dell'imparzialità o meno di Mammone a Patti Chiari)?

Perché a Comano non hanno ancora capito il ruolo di alcune serie tv (ovviamente non "Monk" o "The White collar", che hanno una funzione puramente di intrattenimento), nel saper coniugare raccolta d'informazioni e capacità narrativa e di sceneggiatura, offrendo al pubblico un prodotto di qualità superiore a qualsiasi trasmissione informativa?

Tanto per capirci, non sono stati, in Italia, i programmi di informazione alla Rai di Bruno Vespa o Paolo Frajese, a sollecitare una presa di coscienza del problema mafia, che poi darà vita alla "primavera di Palermo", bensì uno sceneggiato come la "Piovra" di Damiano Damiani e Luigi Perelli! (l'unica fiction di qualità "made Rai" per tutti gli anni '80 e '90)!

Non è il corrispondente del Tg della Rsi che fa prendere coscienza all'opinione pubblica ticinese degli intrecci dello "scandalo Enron", ma "Damages". Come è sempre la serie tv "Damages" che ci spiegava gli intrecci fra guerra in Iraq e in Afghanistan e le società vicine al ministro della Difesa statunitense Cheney subappaltatrici di servizi. Non sono i servizi di un minuto e mezzo al Tg della Rsi che ci spiegano il ruolo che ha svolto Assange e Wikileaks, ma l'ultima stagione di Damages (che la Rsi ha mandato in onda in prima tv a notte fonda il sabato sera!!).

Piuttosto di stare qui a riempirsi la bocca sull'importanza del servizio pubblico, in modo del tutto retorico, si ragioni seriamente di cos'è oggi la comunicazione e l'informazione e cos'è il servizio pubblico in questo ambito. Perché fra 5, massimo 10 anni, potremmo scoprire che sono altre le piattaforme che fanno un miglior e più efficace servizio pubblico. Da Netflix, Amazon Prime, Sky, Mediapart (e se poi un giorno Le Monde diplomatique decidesse di essere non più solo testata, ma anche piattaforma multimediale, allora sarebbe molto interessante).

E allora la Rsi potrà mandare in onda tutte le cronache che vuole del Roland Garros, tanto alle altre piattaforme non interessa questo evento tennistico.