La sfida dell'ambiente e un nuovo modo per affrontare la crisi

La sfida dell'ambiente e un nuovo modo per affrontare la crisi

Aprile 13, 2019 - 12:32
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La sfida ambientale può essere un'opportunità di rilancio per l'economia? Il parere di Alfonso Tuor.

La questione del clima e dell'ambiente è ritornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Anche in Ticino, come in tutto il mondo, i giovani, e non solo, si sono mobilitati per chiedere alla politica un intervento deciso a salvaguardia del pianeta. La sfida però è colossale e, anche se ognuno può tentare di dare il suo contributo al clima, difficilmente potrà essere vinta senza un’azione politica coordinata, a livello globale.
Ospite di una conferenza organizzata dell’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP), lo scorso mercoledì sera a Lugano, c’era anche il giornalista Alfonso Tuor. Il tema della serata verteva su “Gilets jaunes e giovani per il clima. L’economia civile come risposta?”.
Ambiente ed economia, sono due interessi che possono convergere? Oggi l’economia globale, dopo un decennio di politiche monetarie espansive (che perlomeno per il 2019 sembrerebbe andranno avanti), varate dopo la crisi del 2008, sta di nuovo dando alcuni segnali di rallentamento (pochi giorni fa il Fondo monetario internazionale ha corretto al ribasso le stime sulla crescita mondiale per il 2019, vedi qui).
Ma proprio la sfida ambientale potrebbe rappresentare per Tuor una risposta anche sul piano economico. La conversione ecologica dell’economia potrebbe essere un’opportunità di rilancio della stessa. "Sarebbe un'opportunità per fare una spesa pubblica che cambi il modello di sviluppo”, ci spiega Alfonso Tuor. “Evidentemente per fare una politica ecologica servono soldi e investimenti. Al contempo oggi l'economia ha bisogno di investimenti pubblici per essere rilanciata”.
"Invece di rilanciare l’economia su vecchi modelli di sviluppo economico, la si potrebbe rilanciare con investimenti nella transizione ecologica. Questo sarebbe un modo nuovo di affrontare la crisi”, conclude Tuor, “che potrebbe anche cambiare il nostro assetto politico e il nostro modo di pensare".
Un nuovo assetto che dovrebbe però vedere la cooperazione dei grandi attori economico-politici sulla scena globale: gli Stati Uniti, la Cina e l’Europa. Uno scenario che per ora, come dimostra l’attualità, fatta di dazi, sanzioni e guerre commerciali, sembra ancora lontano. "Gli specialisti ritengono che si andrà verso la formazione di tre blocchi protezionisti, aperti al loro interno, ma chiusi rispetto al resto del mondo”, ci spiega Tuor. “È questa la previsione che va per la maggiore al momento".
 
 
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