L'agricoltura del futuro per sfamarci tutti (e non solo i ricchi)

L'agricoltura del futuro per sfamarci tutti (e non solo i ricchi)

Luglio 30, 2020 - 17:31

I "campi verticali": con in edifici composti da più strati coltivati i ricercatori sperano di riuscire a moltiplicare per centinaia di volte la produzione di grano per ettaro. 

Undici miliardi di “bocche da sfamare”. Sarà con tutta probabilità questo il numero di abitanti del pianeta Terra, secondo le previsioni, entro la fine di questo secolo.

Un problema non da poco, in termini di produzione alimentare, se consideriamo che già oggi non tutti hanno accesso alla stessa quantità di cibo. La produzione di alimenti a livello globale potrebbe non più bastare. Di certo non basterà con l’attuale modello di alimentazione, dove una parte (ricca) del pianeta attinge ad un numero molto più alto di calorie, visto l’alto consumo di carne.

Forse una soluzione può giungere dalla tecnologia, con nuovi sistemi di coltivazione, nello specifico del grano, che già oggi fornisce un quinto della calorie nella nostra alimentazione. Un gruppo di ricercatori americani delle Università della Florida, Princeton, Columbia, in collaborazione col Kennedy Space center e la Bowery farming, un’azienda che costruisce impianti per la coltivazione artificiale, ha infatti provato a coltivare il grano “indoor”, come spiega un articolo di Business Insider Italia. Il grano viene coltivato in enormi edifici, con più piani, dotati di luce Led funzionante 24 ore su 24. I vantaggi, anche in termini ambientali, di questo sistema sarebbero molteplici. Innanzitutto di salvaguardia del territorio, visto che in uno stesso appezzamento di terreno le superfici coltivate si moltiplicano in egual numero dei piani, e non serve terreno fertile: si può coltivare in aree industriali dismesse e in terreni aridi come deserti. Si potrebbe coltivare vicino ai consumatori, direttamente nelle città, dunque senza i costi economici e ambientali del trasporto. La produzione media di grano per ettaro, sulla terra, è di 3,1 tonnellate per ettaro, con il sistema elaborato dalle università statunitensi si può arrivare a 600 volte tanto.

Per ora il punto debole del sistema dal punto di vista ambientale è quello energetico. Il costo dell’energia necessaria, se si vuole utilizzare quella rinnovabile, è ancora molto alto. Ma in futuro gli scienziati sperano che possa diventare una valida alternativa.