L'agricoltura di domani sfamerà il mondo?

L'agricoltura di domani sfamerà il mondo?

Ottobre 01, 2019 - 05:59

Tra crescita demografica e riscaldamento climatico, la sfida futura dell'agricoltura è quella di riuscire a sfamare ancora l'umanità. Il progresso tecnologico sarà sufficiente? Ecco il parere di alcuni esperti. 

Quest'estate - in un'approfondimento pubblicato su Corriere Innovazione, magazine del Corriere della Sera - Elena Papa si è chiesta se l'agricoltura riuscirà a stare al passo con le grandi sfide future.
 
Nel 2050 ci sarà cibo per tutti, nonostante, da un lato, si preveda che la popolazione mondiale toccherà quota 10 miliardi di individui; e dall'altro, le condizioni climatiche potrebbero creare problemi all'agricoltura, conseguentemente al riscaldamento globale? 
 
Per cercare di rispondere al quesito sollevato, Papa si è rivolta ad alcuni esperti. 
 
"Le piante cambiano nel corso dei decenni, esattamente come cambiano le automobili. È il progresso genetico, equivalente allo sviluppo tecnologico che troviamo in qualsiasi altro campo. Un progresso che consente di migliorare la produzione limitando l'impatto sull'ambiente. Oggi, con il climate change, dobbiamo selezionare piante più resistenti, capaci di vivere in condizioni climatiche molto più stressanti di quelle attuali". Ad affermarlo è Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca Genomica e Bioinformatica del Crea. Secondo Cattivelli potrà essere importante la tecnica del genome editing, "che permette di accelerare il miglioramento genetico delle piante".
 
Stando al parere di Riccardo Valentini - docente di ecologia all'Università della Tuscia e membro del IPCC (ONU) - il non avere un prodotto "naturale" non è di per sé un problema. Infatti, "con le colture controllate, come possono essere le idroponiche, dove tutto è ben calibrato, dal dosaggio dei nutrienti alla quantità dell'acqua, abbiamo un prodotto molto sicuro dal punto di vista sanitario e complessivamente più sostenibile dal punto di vista ambientale. Se si pensa che l'80% delle persone nel 2050 vivrà in città e solo il 20% nelle campagne, le colture idroponiche, basati su sistemi di robotica avanzata, potranno diventare le nuove fattorie verticali".
 
Papa, inoltre, mette in evidenza che il 70,8% della superficie terrestre è coperta da acqua, ma la maggior parte del cibo che consumiamo non è di origine marina.
 
Come spiegato da Cosimo Solidoro, direttore della sezione oceanografica di Ogs, l'origine marina di quel che mangiamo "lo è per meno del 5%, ma è una cifra che aumenterà. Secondo l'ultimo rapporto The State of World Fisheries and Acquaculture, entro il 2030 la produzione ittica mondiale raggiungerà le 200 milioni di tonnellate. E un pesce su due sarà allevato. I sistemi di acquacoltura possono costituire parte della soluzione al problema alimentare dovuto all'aumento della popolazione e contribuire alla riduzione della pressione sugli stock ittici".