L'anno del clima è pronto a fare il "bis"

L'anno del clima è pronto a fare il "bis"

Gennaio 06, 2020 - 14:10
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Il 2019 è stato l'anno del clima. Dagli solitari scioperi dell'attivista svedese Greta Thunberg davanti al parlamento svedese, iniziati a fine 2018, si è passati a mobilitazioni globali dei giovani, e non solo, partecipate da milioni di persone nel mondo. 
 
Ma l'onda verde ha avuto un impatto anche elettorale. In Svizzera, come noto, in questo anno si è osservata una crescita senza precedenti dei Verdi. Anche in Ticino i Verdi hanno fatto il loro ingresso, per la prima volta, in Consiglio nazionale. 
 
La portata di questa onda verde è stata però anche culturale e ha toccato l'economia e la società: dalle compagnie aeree che annunciano voli a zero emissioni entro un decennio, al settore automobilistico, che punta a convertirsi all'auto elettrica, alle banche, fino a, per venire alla nostra realtà locale, manifestazioni come il Rabadan e altri carnevali che annunciano piani per ridurre il loro impatto ambientale. 
 
In un anno il mondo è cambiato? Come si spiega il successo del movimento degli Scioperi per il clima? E soprattutto, fino a quando gli scioperi del venerdì si ripeteranno? Noi lo abbiamo chiesto, lo scorso novembre, ad alcuni dei presenti alla manifestazione di Bellinzona dei Giovani per il clima: due giovani attivisti del movimento, Kevin Simão Ograbek e Daniel Barta, e (come detto non solo i giovani seguono l'onda verde) alla granconsigliera dei Verdi Samantha Bourgoin e al dirigente del Partito socialista grigionese Stefan Ograbek, noto anche per essere stato uno dei volti del Cabaret della Svizzera Italiana (e “nonno per il clima” di Kevin). 
 
Il 2019 si è chiuso, sul fronte del clima, con il sostanziale fallimento della conferenza di Madrid. Il 2020 si prospetta essere dunque un nuovo anno di mobilitazioni.