LASA, che fare? Lunedì si decide il futuro dell'aeroporto. Ecco cosa c’è “sul tavolo”

LASA, che fare? Lunedì si decide il futuro dell'aeroporto. Ecco cosa c’è “sul tavolo”

Novembre 23, 2019 - 10:00
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Il prossimo lunedì, comunque vada, si deciderà il futuro di Lugano Airport. In Consiglio comunale a Lugano passerà la via dei socialisti e verdi (poco probabile, ma potrebbero lanciare referendum)? Oppure la linea che lascia aperte tutte le possibilità (come l’aviazione di linea) del Municipio, o ancora la “via di mezzo” Plr-Ppd?
In questo articolo ecco tre pareri: quello di Paolo Beltraminelli, di Martino Rossi e di Roberta Passardi.

Il prossimo lunedì il Consiglio comunale di Lugano si dovrà chinare sul messaggio per la ricapitalizzazione di Lasa, Lugano-Airport Sa, la società che gestisce lo scalo di Lugano-Agno. Dopo le peripezie degli ultimi mesi e anni, l'ultima delle quali è stata l'abbandono da parte di Swiss della tratta Lugano-Zurigo, che ha comportato la fine dei voli di linea per lo scalo luganese, ora il tempo per Lasa stringe. 
 
Senza la ricapitalizzazione l'azienda dovrà depositare i bilanci. Un primo segnale positivo per il futuro di Lasa è arrivato lo scorso 4 novembre, quando il Gran Consiglio ticinese ha approvato il messaggio per il passaggio della quota cantonale dal 12,5% al 40%, con  2,4 milioni per la ricapitalizzazione di Lasa, 920’000 franchi per la copertura delle perdite previste a fine 2019 e un credito quadro di 1,5 milioni di franchi per la copertura delle perdite di esercizio della LASA previste negli anni 2020 - 2022. Sul messaggio cantonale è già in corso la raccolta firme per il referendum, che se riuscisse porterà la popolazione ad esprimersi sul tema. 
 
Il messaggio cantonale, che prevede la presenza di voli di linea, è vincolato all'approvazione del corrispettivo messaggio in Consiglio comunale a Lugano, nello specifico, citiamo, è vincolato "alle concessioni preventive, da parte del Comune di Lugano, del credito d’investimento per la ricapitalizzazione della Lugano Airport SA, del credito d’investimento per la copertura delle perdite riportate a bilancio al 31 dicembre 2019 e del credito annuo ricorrente di gestione corrente per gli anni 2020-2024 a copertura delle perdite d’esercizio della società (...) o, in alternativa, fino al 2022 come da decisione cantonale" (sarà materia dei giuristi decidere se, visto che il messaggio luganese prevede la copertura delle perdite solo fino al 2020, il Gran Consiglio dovrà rischiarsi sul messaggio o meno). 
 
 
In ogni caso si può dire che ora la palla ora è nelle mani del Legislativo luganese. Il messaggio originale del Municipio, dello scorso maggio, è stato modificato con un complemento. Originariamente il messaggio prevedeva un arco di tempo che andava fino al 2031, bastato sugli scenari forniti dallo studio commissionato al Centro di competenza per l'Aviazione dell'Università di San Gallo e prevedeva la copertura delle perdite fino al 2024. Con il complemento giunto ad inizio novembre si limita la copertura delle perdite, come detto, al 2020 (780'000 franchi), mentre si lascia la porta aperta sia alla cessione a privati dell'aviazione generale, che ad un eventuale ripresa dei voli di linea. Rimango invariati i 3,6 milioni di franchi per la sottoscrizione del 60% del nuovo capitale azionario di Lasa e gli 1,38 milioni per la coperture delle perdite del 2019.
 
Lo scorso lunedì dalla commissione della Gestione di Lugano sono usciti però ben tre messaggi, di cui due favorevoli: uno firmato da Lega e Udc, che si allinea al messaggio municipale, e un’altro favorevole, con però diversi vincoli che obbligano il Municipio a portare avanti la trattativa con i privati in tempi brevi e a predisporre un piano sociale per i dipendenti, firmato da Plr e Ppd. Il terzo messaggio, contrario, firmato dai socialisti, in sostanza invita il Municipio a ripresentare un messaggio per cedere ai privati l’aviazione generale (con la creazione di una nuova società a capitale privato) e disporre un piano sociale per i dipendenti. 
 
Stando ai “meri” numeri il messaggio che dovrebbe avere la maggioranza in Consiglio comunale a Lugano dovrebbe essere quello di Plr e Ppd, che, teoricamente, può contare sul sostegno dei 18 consiglieri comunali Plr e su quello dei 9 Ppd (pari a 27). Lega e Udc hanno dalla loro rispettivamente 18 e 3 consiglieri comunali (pari a 21), mentre i socialisti (8), assieme ai Verdi (3), hanno 11 consiglieri comunali (12 se ci aggiungiamo l'indipendente Jacques Ducry). Non è però detto che tutti seguano gli "ordini" di scuderia, specialmente fra Ppd e liberali. La consigliera comunale Sara Beretta Piccoli, ha annunciato, al dibattito organizzato da Modem lo scorso martedì, che si schiererà con i socialisti, mentre il commissario della gestione Plr Ferruccio Unternaherer (fra i liberali più "pro-aeroporto") ha firmato con riserva sia il rapporto Plr-Ppd che quello Lega-Udc. Socialisti e verdi hanno poi dalla loro l’arma di un eventuale referendum (a cui già hanno aderito a livello cantonale). 
 
 
Sui tre rapporti ci si è confrontati e scontrati, lo scorso martedì, all’Aula Magna dell’Usi, nel sopracitato dibattito di Modem (vedi qui). Proprio in quell’occasione abbiamo chiesto il parere di tre esponenti politici, tutti attualmente al di fuori delle istituzioni politiche luganesi (anche se due di loro ci sono stati eccome). 
 
Il già consigliere di Stato e già municipale luganese, il Ppd Paolo Beltraminelli (in Municipio guidò proprio il dicastero che si occupava di aeroporto), osserva che “c’è stato un momento in cui non si capiva bene cosa il Consiglio comunale volesse fare, a parte la posizione chiara da una parte della Lega (favorevole al messaggio, ndr) e di socialisti e verdi dall’altra (contro, ndr)“. 
“Ora sembra che la grande maggioranza del Consiglio comunale sia d’accordo, con due distinti rapporti, entrambi favorevoli al messaggio municipale”, ci dichiara Beltraminelli. “Per l'aeroporto di Lugano ci vuole un rilancio su base diversa dai voli di linea, che attualmente non ci sono più, e anche se in futuro ci fossero sarebbe difficile tornare ai numeri di 180’000 passeggeri. Questi erano i numeri di quando ero alla guida del dicastero e già allora si faceva fatica”. 
 
Beltraminelli invita ora a superare gli steccati fra chi è favorevole al messaggio sull’aeroporto. “Sappiamo che il referendum è già stato annunciato. Per contrastare un referendum e rilanciare l'aeroporto è importante che lunedì, con i due rapporti, i favorevoli convergano e mettano da parte le animosità, che anche in occasione del dibattito di Modem si sono viste”. 
 
La sintesi fra i due messaggi su cui lavorare, per Beltraminelli, è il coinvolgimento dei privati.  “Con un'aviazione generale così importante penso che non si possa prescindere dal valutare lo scenario di coinvolgimento dei privati”, ci dice l’ex ministro. “È chiaro che questo non può avvenire in una prima fase, ma mi sembra che neanche il rapporto Plr-Ppd, lo dica, semplicemente mette dei termini abbastanza stretti”. 
 
Per Beltraminelli “è importante è che si utilizzi bene questo anno a disposizione. Bisogna concentrarsi su un piano di rilancio che a mio modo di vendere non può prescindere dal coinvolgimento dei privati”. 
 
A Martino Rossi, già capogruppo socialista in Consiglio comunale a Lugano, chiediamo in che termini debba avvenire questa privatizzazione che i socialisti auspicano, in particolare se la proprietà delle strutture debba rimanere sotto il controllo pubblico. Martino Rossi osserva che “i socialisti si erano già battuti nel 2005 affinché tutti i terreni e tutte le infrastrutture già realizzate rimanessero di proprietà della città di Lugano, dunque patrimonio comune di tutti i cittadini. La società anonima si era impegnata a pagare l'affitto per le infrastrutture e gli spazzi. Poi la Città, per andare incontro a Lasa e alle sue continue perdite, aveva concesso moltissimi sconti su questo affitto”. “Nel caso di una nuova Lasa a capitale privato la nostra posizione sarebbe la medesima”, prosegue l’economista. “La Città rimarrebbe proprietaria delle infrastrutture e dei terreni ed esigerebbe (dal nostro punto di vista deve esigere!) un diritto di superficie o un affitto”. 
 
Per un’aviazione generale in grado di essere redditizia, tuttavia, come evidenzia anche lo studio commissionato all’Università di San Gallo, servono nuove infrastrutture, nello specifico i nuovi hangar (senza i quali quanto la società potrebbe incassare dai clienti dell’aviazione generale è molto limitato). Per il primo hangar i 6 milioni sono già stati votati dal Consiglio comunale lo scorso anno. Per gli altri? “Questo piano prevede la necessità di 18 milioni di franchi d'investimento a carico dei nuovi azionisti”, ci spiega Martino Rossi. “In questi 18 milioni l'investimento più importante  è la creazione di tre hangar, in grado di dare dei proventi a questa nuova Lasa, e che gli permetterebbero, a regime, dopo 3-4 anni, di non più essere in deficit”. “Gli altri investimenti”, prosegue Rossi, “sempre a carico della nuova Lasa, saranno destinati ad  adattamenti al terminal (e non un rifacimento completo), adattamenti al sistema di distribuzione del carburante e per alcuni lavori di rifacimento della pavimentazione”.
 
Ma davvero vi sono dei privati disposti a investire 18 milioni e a lasciare la proprietà della struttura alla Città? “I contatti indiretti, tramite chi conosce questi investitori (io non li ho mai incontrati personalmente) dicono che sono disposti ad assumere il costo di questi 18 milioni di franchi di investimenti”, ci risponde Rossi. “È per questo che difendo questo modello, altrimenti non non l'avrei difeso. Sarebbero questi privati che porterebbero il capitale sociale e i crediti necessari per fare gli investimenti”. 
 
Poi, prosegue il già capogruppo Ps, “ciò che ovviamente sarà oggetto di discussione, credo anche abbastanza accesa, è l'entità di questo diritto di superficie, per la cessione per 25 o 30 anni dell'area aeroportuale alla nuova società. Insomma l’entità del canone o dell'affitto che dir si voglia”. 
 
Il secondo punto cruciale è quello dei possibili ricorsi.  “Per stare ‘in piedi’ la nuova società deve poter realizzare questi hangar”, ci dice Rossi. “Se ci sono altri interessati nel perimetro aeroportuale, oppure i Comuni di Bioggio e Agno, che faranno ricorsi su ricorsi, è vero che il tutto rischia miseramente di crollare”. 
 
Infine abbiamo interpellato la presidente di AvioTicino, la granconsigliera Plr Roberta Passardi, che rimane “assolutamente convinta di quanto ho votato nel parlamento Cantonale, ovvero il messaggio come è stato proposto dalla Commissione della Gestione del Gran Consiglio”. Messaggio che appunto prevede che si punti a riprendere anche la continuità dei voli di linea. Il messaggio più “in linea” con questo obiettivo, oggi, sembra essere quello di Lega-Udc, e non quello Plr-Ppd (tantomeno quello socialista, che, come detto da Zali lo scorso martedì, perlomeno ha il pregio di essere “chiaro” nella sua opposizione). “Purtroppo sì, è quello più in linea”, ci dice Passardi. “Io credo nella fattibilità di portare avanti una struttura aeroportuale come quella di Lugano-Agno”. 
Per quanto riguarda l’apertura ai privati vi sono alcuni punti che non convincono la presidente di AvioTicino. “La prima scetticità che ho è che vorrei vedere nero su bianco l’impegno (dei privati, ndr), anche se capisco che sia difficile in una situazione, come è quella attuale, di precarietà, di indecisione e anche di caos, dove mancano le condizioni quadro”, ci dice.
Inoltre vi è il rischio di lasciare l’unica parte potenzialmente redditizia dell’aeroporto nelle mani dei privati. Lo stesso studio di San Gallo indicava come i voli di linea difficilmente avrebbero potuto essere in utile, ma, con i proventi dell’aviazione generale e dei servizi a terra (anche “non aviation”, come negozi, bar ecc.), l’aeroporto avrebbe potuto compensare queste perdite. “Se un privato mi viene a dire che è disposto ad investire in un’infrastruttura che rende”, conclude la granconsigliera, “mentre altri settori, che invece non rendono, vengono lasciati all’ente pubblico, mi sembra legittimo avere qualche dubbio”.