Le certezze mutanti del covid

Le certezze mutanti del covid

Luglio 19, 2020 - 19:30
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Peter Schiesser sull'Azione ripercorre le origini di questa pandemia, ricordando quando si diceva che la mascherina era necessaria solo per le persone a rischio e gli operatori sanitari.

Fra bollettini quotidiani dei contagi, notizie di nuove evidenze scientifiche sul coronavirus, disposizioni e norme che cambiano, polemiche e contro-polemiche, può essere utile premere il tasto “stop” e ripercorrere questa pandemia a partire dalle sue origini.

A farlo in un editoriale sull’ultimo numero dell’Azione, il settimanale della Migros, è il direttore Peter Schiesser. “La nuova normalità? È l’anormalità, una quotidianità inclinata, in cui le certezze mutano, si trasformano in qualcosa di vago. Oggi vale una regola, domani forse un’altra. Un momento ci si sente liberi come sempre con il piacere distare tra la gente, in un altro di nuovo vulnerabili, a disagio nella massa. Ieri ci spiegavano una cosa, oggi in nome della scienza ce ne dicono altre, se poi aggiungiamo le teorie selvagge ne esce un bel caos. Passati i tempi degli inizi della pandemia, quando le motivazioni scientifiche parevano solide, le misure e le regole da seguire tutte chiare, logiche, coerenti”. Questa l’efficacie fotografia del presente.

Si era partiti invece, ricorda Schiesser, con alcuni basilari (e semplici) regole. “Distanza fisica, igiene delle mani (con disinfettanti ovunque, perle mani e peri carrelli della spesa), ma niente mascherina se non perle persone malate, a rischio e gli operatori sanitari. Oggi la mascherina è d’obbligo sui mezzi pubblici e dove non può essere rispettata la distanza fisica, in alcuni cantoni viene imposta anche nei negozi”.  “Avevano sbagliato”, si legge su l’Azione, “il delegato del Consiglio federale perla pandemia Daniel Koch, Alain Berset e tutti gli altri, quando ci dicevano che alle persone sane la mascherina non serviva, che non dava protezione, persino delle false certezze, che bastava mantenere la giusta distanza per evitare che le goccioline prodotte da starnuti e colpi di tosse potessero infettare chi  sta troppo vicino? Era lo stato delle conoscenze. Che era evidentemente incompleto. Si è infatti puntato fin dall’inizio molto sull’igiene delle mani, poiché si sapeva che altri Coronavirus sopravvivono per diversi giorni su determinate superfici”. Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità è ancora convinta che sia così, ricorda Schiesser, e 139 ricercatori di 32 Paesi hanno preso “carta e penna” per chiedere all’OMS di rivedere la sua posizione. Però “intanto la mascherina da coperta di Linus si sta trasformando in elemento centrale in questa fase della pandemia”. “Cambiano le teorie scientifiche”, si legge, "cambiano anche i nostri atteggiamenti, di continuo, influenzati da nuove evidenze, dall’ambiente in cui ci troviamo, dalle fasi che stiamo attraversando. Personalmente, a lungo ho evitato ogni luogo affollato per non dover portare una mascherina, nel tentativo discacciare dalla mente l’evidenza così totalizzante della pandemia. Oggi, quando non la indosso pende al polso (di stoffa, per non aver l’impressione di essere uscito da una corsia d’ospedale), compagna indispensabile di una nuova vita”.