Le mire sulla sanità del GAFA, ai tempi del coronavirus

Le mire sulla sanità del GAFA, ai tempi del coronavirus

Marzo 22, 2020 - 20:34

Il mese scorso, quando il coronavirus era un problema ancora lontano da noi (o perlomeno così lo percepivamo, visto che stando ad alcuni studi potrebbe essere che il virus circolava in Europa da ben prima che ce ne siamo accorti), scrivevamo delle prospettive del settore sanitario in relazione alle "mire" dei grossi colossi della tecnologia, il cosiddetto "GAFA" (Google, Apple, Facebook, Amazon), che già da qualche anno investono nel settore, nell'articolo che vi riproponiamo oggi nella nostra rubrica "Boomerang". Allora come detto il settore della sanità non era al centro delle preoccupazioni della autorità di tutto il mondo e in Svizzera la preoccupazione più grossa erano probabilmente i premi di cassa malati. Superata la crisi, quella sanitaria, del coronavirus, si potrà tornare probabilmente a riflettere con più calma anche su questi temi. Nel frattempo dobbiamo aggiungere una constatazione: il GAFA potrebbe essere il settore meno toccato dalla crisi economica del coronavirus. 

L'attuale crisi del coronvarus ha ovviamente messo in ginocchio commerci e ristoranti, compagnie aeree, il prezzo del petrolio sta facendo rischiare il default al settore dello shale oil statunitense (vedi qui), l'industria deve affrontare da un lato problemi nelle catene di approvigionamento e dall'altro si prospettano forti riduzioni delle esportazioni. 

C'è invece chi ha scommesso al ribasso sulle borse nella speranza di guadagnare miliardi (vedi qui), ma anche tralasciando le operazioni più speculative ci potrebbero essere settori che potranno perlomeno passare indenni l'epoca del coronavirus. Ad esempio i grandi colossi della tecnologia californiani, il cosidetto "GAFA" appunto. Il motivo è piuttosto intuitivo: il virus non si trasmette per via digitale e per loro il lavoro può continuare come di consueto (certo, dovranno anche loro probabilmente predisporre misure per evitare il contagio fra i dipendenti, Apple potrebbe avere qualche problema con la produzione di telefonini in Cina, ecc, ma niente di paragonabile ad altri settori). Per di più i 900 milioni di persone al mondo, stando alle stime dell'Afp (vedi qui), attualmente in varie forme di quarantene e coprifuoco, avranno un sacco di tempo da passare su Facebook, Youtube (che è di Google), sui loro servizi di contenuti audio-video, o a fare ricerce sul coronavirus su Google. E più utenti significa più introiti pubblicitari.  E per il telelavoro ci sono i loro servizi di "cloud".

"Amazon, Google e Apple smantelleranno la sanità”, dice l'esperta. Ma almeno ci taglieranno la cassa malati?

12 febbraio 2020

La scorsa settimana il professore del Mit di Boston, l'architetto italiano Carlo Ratti, era ospite del "Congresso Immobiliare" organizzato al Palacongressi di Lugano. Nel suo intervento, incentrato sulle "città del futuro", gestite tramite l'analisi dei dati, Ratti aveva anche portato un esempio, più concreto e già oggi fattibile, di come, utilizzando gli accelerometri presenti nei nostri smartphone, sia stato possibile analizzare l'integrità strutturale di ponti, "leggendo" le vibrazioni registrate dai dispositivi che tutti noi abbiamo in tasca. Uno dei vantaggi rispetto ai metodi convenzionali di controllo dei ponti, ha spiegato Ratti, è quello del costo di una simile analisi, che risulta inferiore (di fatto si "sfruttano" i milioni di dati prodotti dagli automobilisti per effettuare le analisi).

Ma siamo sicuri che quello dei controlli alle infrastrutture sia l'unico campo in cui è applicabile un approccio simile? I giganti della tecnologia stanno valutando qualcosa di simile in un settore ancor più sensibile delle infrastrutture (perlomeno secondo la percezione dell'opinione pubblica): quello della sanità.

Nulla di nuovo sotto il sole in fondo. Già oggi tramite i vari "wearable", come gli smartwatch, che conteggiano passi, battito cardiaco, temperatura corporea e così via, i nostri dispositivi sono in grado di raccogliere e analizzare informazioni sulla nostra salute.

Ma questo potrebbe essere solo il primo passo. Secondo Amy Webb, “futurologa quantitativa” e professoressa di previsione strategica alla Stern School of Business della New York University, ospite del recente Forum Economico mondiale di Davos, “Amazon, Google e Apple smantelleranno completamente il settore sanitario nella forma che conosciamo”. Lo ha detto in un'intervista rilasciata a Business Insider, in cui evidenzia come ciò avviene “dalla diagnostica ai farmaci al rapporto medico-paziente, e arriverei a sostenere che lo stiano già facendo”.

Già oggi alcuni "big" della tecnologia, come Google, hanno fatto il loro ingresso nel settore economico della sanità, con divisioni specializzate nelle scienze biomediche (ad esempio la Verily, una delle tante aziende del gruppo Alphabet, è attiva nelle tecnologie legate alla sanità). Recentemente Google era pure finita al centro delle critiche perché avrebbe raccolto i dati sanitari di milioni di pazienti americani.

Ma proprio l'utilizzo dei dati è secondo Webb la marcia in più a disposizione del GAFA (acronimo che sta per Google, Apple, Facebook e Amazon) nella loro imminente entrata nel settore della sanità. “Una parte del loro vantaggio riguarda il fatto che le questioni normative a cui i player tradizionali devono far fronte non valgono allo stesso modo per loro”, ha detto Webb a Business Insider. Dunque, in sostanza, queste aziende potranno (è da capire secondo chi) trattare i dati personali in maniera meno vincolante di quanto possano fare le strutture sanitarie "classiche". L'obiettivo? “Potremmo avere, fra vent’anni, un approccio completamente diverso con fornitori completamente diversi".  L'approccio completamente diverso "è la trasformazione delle nostre case in cliniche” dice Webb. Dunque la marea di dispositivi mobili e non che raccolgono dati su di noi potrebbero essere usati a fini di diagnosi medica (e magari pure dalle assicurazioni sanitarie, e chi fuma e fa poco sport  pagherà di più degli altri?).

Negli ultimi anni molto si è dibattuto, per quanto riguarda l'avvento dei grandi gruppi attivi nel settore della tecnologia, di temi come la protezione dei dati e della perdita di posti di lavoro. Nel settore sanitario questa discussione rischia di diventare ancora più scottante e non riguarda solo il campo della privacy. Un esempio ipotetico? Un gruppo che ha una banca e accesso ai dati sanitari dei suoi clienti, li guarderà prima di decidere se concedere o meno un prestito? E se sa che un cliente ha una malattia con un decorso invalidante, ciò influenzerà la sua scelta (visto che il suddetto cliente rischia di non poter più lavorare)? Questo non è una concorrenza sleale verso una banca che questi dati non ce li ha?

Dal punto di vista dell'occupazione, prendendo per buone le ipotesi formulate sullo "smantellamento" del settore sanitario attuale, va da sé che anche posti di lavoro saranno "smantellati" (estremizzando il discorso, se l’analisi medica la fa la casa e i suoi dispositivi, e poi il farmaco te lo vende Amazon, a che servono medici e farmacisti?).

Ovviamente oggi questi sembrano scenari da fantascienza e altrettanto ovviamente anche dal punto di vista legale oggi vi sono dei “paletti” molto più stringenti di quelli necessari ad implementare uno simile scenario. Tuttavia i miliardi investiti nel settore da parte dei suddetti colossi indicano che un'aspettativa c'è.

Evidentemente Google, Amazon & Co hanno individuato, legittimamente, una prospettiva di guadagno. Tralasciando i dubbi sull’utilizzo dei dati e sull’occupazione, è da vedere se la promessa di questo “smantellamento” è anche quella di ridurre i costi sanitari (come avveniva per il ponte, stando a Ratti).

Se così non fosse non si capisce perché si dovrebbe accettare una simile evoluzione, che come risultato certo ha sicuramente quello di far incrementare il gettito fiscale della California (dove hanno sede molti di questi colossi). In sostanza si tratterebbe di un “saccheggio” di dati, posti di lavoro, e imposte, a vantaggio delle tasche degli azionisti dei vari Google, Amazon & Co (un ulteriore “saccheggio”. Negozi e giornali, che hanno perso clienti e pubblicità a vantaggio del GAFA ne sanno qualcosa).

Ma se invece realmente una simile evoluzione promettesse di decurtare i costi della sanità? Pensando alla nostra realtà, dove è fresca la notizia che nella ricca Svizzera 170’000 persone non riescono a pagare i costi della cassa malati, siamo sicuri che il GAFA non troverà il consenso necessario a “smantellare” l’attuale sistema sanitario?

Rimarrebbero ovviamente tutti gli altri problemi, come le preoccupazioni occupazionali, di spostamento di ricchezza verso la California o altri luoghi, fino a problematiche riguardanti la tutela della sfera personale e i diritti umani (dunque forse ancora peggiori dei costi della sanità). Ma si sa, il marketing può fare miracoli nel convincere le persone. E il marketing, da Steve Jobs in avanti, è il vero valore aggiunto della Silicon Valley.