L'economia può essere al servizio della felicità?

L'economia può essere al servizio della felicità?

Novembre 22, 2019 - 14:55

Martedì sera a Lugano il Circolo di Cultura Liberale Carlo Battaglini organizzava una conferenza dedicata alle figure di Adriano Olivetti e Tiziano Terzani. Ospiti Beniamino De’ Liguori Carino e Àlen Loreti. 

La figura di Adriano Olivetti è una delle più significative della storia economica del dopoguerra. Dalla fabbrica di Ivrea, la cui guida Adriano ereditò dal padre Camillo, la Olivetti divenne un’azienda internazionale al vertice dell’innovazione mondiale. 
Il modello aziendale di Adriano Olivetti è stato però anche rivoluzionario nell’approccio verso i dipendenti, incentrato sulla loro crescita e soddisfazione, sia in termini economici, che culturali. Un approccio, che, guardando al presente, ha anticipato di decenni discussioni ancora all’ordine del giorno e che oggi coniughiamo sotto il termine di “responsabilità d’impresa”. 
Lo scorso martedì andava in onda su Rai 1 una miniserie di due puntate, del regista Michele Soavi, nipote dell'imprenditore, con Luca Zingaretti nei panni di Adriano Olivetti: “Adriano Olivetti - La forza di un sogno”.
La stessa sera il Circolo di Cultura Liberale Carlo Battaglini, organizzava a Lugano, all’asilo Ciani, una conferenza incentrata sul pensiero di due figure: Adriano Olivetti, il rivoluzionario imprenditore italiano, alla guida dell’omonima azienda di Ivrea (1901-1960) e Tiziano Terzani, giornalista e scrittore italiano, già manager alla Olivetti(1938-2004).
A parlare di queste due figure, nella conferenza moderata dal giornalista Rsi Luca Fasani, sono stati Àlen Loreti, curatore dei Meridiani dedicati a Tiziano Terzani e curatore dei suoi diari inediti, nonché della sua biografia ufficiale, e Beniamino De’ Liguori Carino, nipote di Olivetti, direttore delle Edizioni di Comunità, fondate da Adriano Olivetti nel 1946, segretario generale della Fondazione Adriano Olivetti e vicepresidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti. 
Il primo, Adriano Olivetti, portò l’omonima azienda a diventare leader mondiale dei prodotti da ufficio, dalla produzione di macchine da scrivere, alla produzione delle prime calcolatrici, e in seguito, negli anni 60, il primo personal computer. 
Olivetti impostò la sua azienda con un forte componente di quella che oggi verrebbe definita “responsabilità sociale” verso i suoi dipendenti. Nell’istruzione, nella cultura, nella remunerazione dei dipendenti: costruì biblioteche e organizzò corsi, dibattiti e conferenze, chiamando a raccolta intellettuali e pensatori. Costruì case per i suoi dipendenti e asili per i loro figli. 
Anche la storia di Terzani è legata alla Olivetti, in cui vi lavorò come dirigente, anche se dopo la morte di Adriano. Passato poi al giornalismo e alla scrittura, si schierò a favore di un’economia che perseguisse la facilità degli uomini, e non il profitto fine a sé stesso. Meglio ancora la "contentezza", come disse in una delle sue ultime interviste. "Dobbiamo imparare ad accontentarci", diceva.
“Per Olivetti la responsabilità era il fine ultimo dell’azienda”, osserva De’ Liguori Carino, “che si articolava attraverso il profitto, la formazione, l’organizzazione, l’eccellenza tecnologica”.