Legge sulla polizia, rimangono le incognite. Verso un referendum?

Legge sulla polizia, rimangono le incognite. Verso un referendum?

Dicembre 14, 2018 - 06:11
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Il Gran Consiglio ha dato lunedì il via libera alle modifiche sulla Legge sulla Polizia. Fra i contrari alla Legge si valuta un possibile referendum o ricorso.

Nella seduta dello scorso lunedì il Gran Consiglio ha approvato le modifiche alla Legge sulla polizia. Una legge che nel corso del suo iter non aveva mancato di suscitare forti contrarietà. Alcune delle misure previste nel dispositivo preoccupavano dal punto di vista della garanzia dei diritti dei cittadini. In particolare ad essere contestate erano il fermo di polizia di 24 ore senza passare dall'avallo di un magistrato, come pure le indagini preventive, anch'esse a discrezione degli agenti senza il preventivo consenso du un procuratore pubblico. Queste critiche, espresse anche dall'Ordine degli avvocati e da vari livelli della magistratura, si erano palesate in sede parlamentare nel rapporto di minoranza del granconsigliere Ps Carlo Lepori, poi bocciato a favore del rapporto di maggioranza favorevole al messaggio del Consiglio di Stato.
Ottenuto l'avallo del Gran Consiglio la partita per gli oppositori si complica  non poco, almeno nell'immediato. Come ci spiega Carlo Lepori, l'ipotesi di lanciare un referendum è sul tavolo, ma non sembra essere particolarmente caldeggiata. "Io l'ho proposto, ma il responso che ho ricevuto è piuttosto scettico". "Sono abbastanza favorevole al lancio di un referendum, ma capisco gli argomenti di chi è scettico", ci dice. "Sarebbe una battaglia molto difficile. Su scala nazionale abbiamo visto nella votazione sui 'detective delle casse malati' come gli argomenti della difesa della privacy non hanno avuto molto presa sulla popolazione". E anche le tempistiche pre-natalizie non giocano a favore di una raccolta firme.
Sul campo vi è anche la possibilità di un ricorso contro la legge. Anche se le possibilità che essa venga totalmente cassata non sembrano molte, ci dice Lepori, visti i precedenti riguardanti simili leggi in altri Cantoni. "In altri Cantoni associazioni di giuristi democratici hanno portato la questione davanti al tribunale federale, ottenendo solo delle vittorie parziali". Una strada quella del ricorso che tuttavia rimane aperta.
Ci si 'consola' con gli emendamenti approvati dal Gran Consiglio. Emendamenti "giunti all'ultimo momento, per salvare il salvabile" ci dichiara il Gran Consigliere. "Non cambiano la sostanza della legge, ma perlomeno hanno introdotto qualche garanzia in più".
La partita è dunque eventualmente rimandata per il deputato Ps. "Fra qualche anno potremo analizzare che utilizzo ha fatto la Polizia di questi nuovi strumenti. Se vi saranno degli abusi avremo motivo per chiedere di riformare la legge”.
Su queste eventualità si sta chinando in questi giorni anche il Forum Alternativo, che aveva preso posizione criticando fortemente la decisione del Gran Consiglio (vedi qui). “Stiamo valutando la questione, in particolare per quanto riguarda l'opzione di un eventuale ricorso”, ci dichiara l’esponente del Forum e segretario cantonale di Unia Enrico Borelli. “Nei prossimi giorni ci troveremo per discuterne. Non escludiamo un’azione congiunta con altre forze”.
“Come Ordine degli avvocati abbiamo espresso il nostro parere, ma non è nostro compito promuovere eventuali referendum”, ci dice il vice-presidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Padlina.
Le perplessità sulla nuova legge comunque permangono. “Determinate modifiche da noi auspicate sono state accolte, soprattutto per quanto riguarda la custodia di polizia, come la possibilità di far ricorso a un avvocato o di avere un ausilio medico”, ci spiega Padlina. “Sulle indagini preventive la proposta è passata senza emendamenti. Su questo fronte siamo preoccupati. Seguiremo gli sviluppi e vedremo quanto verrà utilizzato questo nuovo strumento”.
“Da parte nostra chiedevamo che, se il Legislatore non vuole intervenire, almeno pretenda che i limiti di queste indagini, a tutela diritti fondamentali, siano fissati in un regolamento da parte del Consiglio di Stato, ma anche questa richiesta non è passata”, ci spiega. “Saranno dunque direttive interne alla polizia a fissare questi limiti. Sulla trasparenza di queste indagini, come pure su come saranno gestiti i dati raccolti, resta dunque una certa incertezza”. “Per una persona che è sospettata di aver compiuto un reato l'impiego di determinati mezzi di sorveglianza è subordinato alla supervisione di un giudice limitatamente ad alcune tipologie di reato”. Con la nuova legge, spiega il vice-presidente dell’Ordine degli avvocati, “ora la polizia può fare capo a questi mezzi tecnici per delle indagini preventive per qualsiasi tipo di reato. Paradossalmente il sospettato ha ora più tutele del cittadino comune”.  Permangono poi dubbi su come il materiale acquisito con queste indagini possa essere utilizzato in sede processuale. “La nostra preoccupazione non era a tutela dei colpevoli, ma delle vittime”, aggiunge Padlina. "Non vogliamo che un colpevole possa essere prosciolto perché le prove non sono stata acquisite in maniera corretta”.