Liberi Pensatori: "Disparità di trattamento fra culto e cultura"

Liberi Pensatori: "Disparità di trattamento fra culto e cultura"

Gennaio 17, 2021 - 18:40
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Riceviamo e pubblichiamo. Comunicato stampa dell'associazione Liberi Pensatori - Ticino e lettere al consigliere federale Alain Berset e al Consiglio di Stato ticinese in merito al differente trattamento fra culto e cultura nelle misure covid. 

In questo particolare momento della vita di tutti i cittadini, l'Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori ha espresso al Consigliere federale Alain Berset, per iscritto, la sua indignazione per il trattamento differenziato e discriminatorio deciso nei confronti della cultura e del culto.

Luoghi per praticare la spiritualità dei fedeli in forma assembleare aperti (le chiese), ma chiusi tutti gli altri spazi per la frequentazione della cultura (musei, teatri, cinema e anche i centri del benessere psico-fisico).

Il culto della spiritualità è personale e si può praticare ovunque, mentre l'approfondimento culturale, base della crescita cognitiva di ogni essere umano, esige ben altro.

Anche la sezione ticinese dell'ASLP ha manifestato la sua incomprensione scrivendo ai Consiglieri di Stato ticinesi.

Si auspica, anche per il futuro, che si eviti dal prendere decisioni attuando il principio di "due pesi, due misure".

 

* * * 

Onorevoli Consiglieri di Stato,

 

allegata alla presente una copia dello scritto che il Presidente dell' Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori ha inviato al Consigliere federale Alain Berset.

 

Mi permetto, in qualità di Presidente della sezione ticinese della medesima Associazione e in nome dei membri di Comitato,  di farvi avere qualche pensiero in merito a questa situazione:

  1. condividiamo in toto il contenuto della lettera ad Alain Berset;
  2. la decisione governativa della chiusura di luoghi di cultura e la proibizione di relativi eventi con la presenza di pubblico, ma non, invece, quelli legati a un culto, è discriminatoria e sottolinea un trattamento differenziato;
  3. infatti, riconoscendo il diritto di riunione a chi può svolgere il compito di gestire la spiritualità dei propri fedeli associati in forma assembleare, non si capisce perché debbano essere proibite tutte le attività collettive promosse da chi si occupa della diffusione della cultura (e non del culto);
  4. supponendo che le Chiese, forti dall'essere riconosciute costituzionalmente "personalità di diritto pubblico" (art. 24 Cost. Ticinese), abbiano fatto valere le proprie esigenze, non è necessario essere storici per sapere che gli assembramenti religiosi siano sempre stati fra i maggiori vettori delle epidemie nel passato (e già si è ripetuto nel presente);
  5. va anche ricordato che le persone non credenti nella Svizzera (anche in Ticino) superano il quinto della popolazione: persone che con certezza trarrebbero conforto a "nutrire il proprio spirito" in modo umanistico, con la cultura, cioè una formazione dell'individuo sul piano intellettuale e etico.

 

Senza aggiungere altro, auspichiamo che, almeno a livello cantonale ticinese, si attuino delle ulteriori e nuove decisioni nel rispetto della vita e della dignità dell'insieme dei cittadini.

In nome del Comitato ASLP-TI, il presidente:

Giovanni Barella

 

* * *

 

Monsieur le Conseiller fédéral

 

À la mi-décembre, le Conseil fédéral a décidé d’imposer des restrictions temporaires aux droits fondamentaux afin de réduire le nombre de cas de COVID-19 en Suisse. Ces mesures ont été encore renforcées le 13 janvier. Toujours restent exonérés les “célébrations et rassemblements religieux”. Cette exemption ne se justifie pas. Les organisateurs de l’Église doivent également être tenus responsables.

 

En temps difficiles, les événements culturels et les rencontres avec amis et parents apportent soutien et réconfort. Le Conseil fédéral exige toutefois sans équivoque que les traiteurs et les organisateurs d’événements renoncent à offrir leurs services et les particuliers à satisfaire leurs besoins personnels, dans un effort commun afin de reprendre le contrôle de la pandémie.

 

Il est tout simplement arbitraire de la part du Conseil fédéral de dispenser seuls les acteurs religieux de cette obligation solidaire de contribuer à la gestion de la pandémie. Non seulement les services religieux justement se sont-ils déjà révélés à plusieures reprises être des foyers d’infection à COVID-19, mais encore, le contenu essentiel de l’article 15 de la Constitution fédérale sur la liberté de foi et de conscience peut être respecté même avec une restriction temporaire de la liberté de réunion. Chaque personne reste libre de choisir ses convictions idéologiques et d’appartenir à une communauté. Seuls les rassemblements se verraient temporairement transférés dans le monde virtuel - comme le Conseil fédéral l’impose d’ailleurs aux manifestations culturelles.

 

Nous exigeons que le Conseil fédéral saisisse à bras le corps tous les acteurs sociaux, y compris les communautés religieuses.

 

Merci pour votre attention. 

 

Meilleures salutations

 

Andreas Kyriacou

Président de l’Association Suisse de la de la Libre Pensée