Libia. L'embargo sulle armi è una “barzelletta"

Libia. L'embargo sulle armi è una “barzelletta"

Febbraio 16, 2020 - 15:49
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L'inviata speciale dell'Onu per la Libia Stephanie Williams critica il mancato rispetto dell’embargo di armi verso la Libia.

L'embargo sulle armi verso la Libia, appoggiato dall'ONU in Libia e definito nella Conferenza di Berlino lo scorso gennaio, è diventato una "barzelletta". A dirlo è stata l'inviata speciale dell'Onu in Libia, Stephanie Williams, dopo che i ministri degli esteri dei Paesi coinvolti si sono incontrati a Monaco per cercare di far rispettare un cessate il fuoco tra le due parti in guerra.
 
Da quando si è svolto l'incontro dei leader mondiali a Berlino lo scorso mese, volto ad elaborare un piano che possa portare la pace in Libia, entrambe le parti in guerra civile, la fazione capeggiata dal generale Kalifa Haftar e il Governo di Tripoli riconosciuto dall'Onu, hanno ignorato gli appelli internazionali e si sono rivolte alle loro nazioni estere che le sostengono per ulteriori armi e afflusso di mercenari. La settimana scorsa il Consiglio di sicurezza dell'ONU aveva approvato una risoluzione che chiede l'applicazione dell'embargo sulle armi e il cessate il fuoco.
 
"L'embargo sulle armi è diventato una barzelletta", ha detto l'inviato Williams. "Tutti noi dobbiamo davvero fare un passo avanti. È complicato perché ci sono violazioni via terra, mare e aria, ma deve essere monitorato e ci deve essere responsabilità".
 
La guerra civile libica è iniziata con il generale Haftar, leader della Cirrenaica, che ha preso d'assalto il territorio controllato dal Governo di Tripoli. Attualmente i combattimenti si concentrano attorno al controllo della capitale. Haftar è finanziato e armato dagli Emirati Arabi Uniti e gode del sostegno politico della Francia e di Mosca, che gli ha fornito mercenari. Fayez al-Sarraj è sostenuto dalla Turchia, che ha inviato ben 2'000 combattenti dalla Siria, e appoggiato politicamente anche dall'Italia. 
 
Turchia e degli Emirati Arabi Uniti ha lasciato i leader mondiali frustrati, ma è evidente la mancanza di volontà di imporre sanzioni ai Paesi che non rispettano l'ultima risoluzione dell'Onu.