Lo sbarco dei Mille, o la patata bollente degli eventi sportivi

Lo sbarco dei Mille, o la patata bollente degli eventi sportivi

Agosto 15, 2020 - 16:12
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Dopo una lunga pausa estiva, ritorna la nostra rubrica settimanale Banditi e Campioni.

Lo scorso 12 agosto, nella rubrica Anteprima, abbiamo scritto della soppressione del limite di 1000 persone agli eventi, prevista dal Consiglio federale per l’inizio di ottobre (vedi qui). Come spiegato nell’articolo Autunno, si ritorna in pista, in favore della cancellazione della citata restrizione sugli eventi, “si è mosso lo sport, soprattutto l’hockey, che con più voci negli scorsi giorni ha chiesto con forza di togliere il limite di 1000 persone per gli eventi, per tornare a ospitare i tifosi negli stadi con la prossima stagione che inizia (guarda caso) in autunno”. Quella presa dal Governo è una decisione importante per il mondo dello sport svizzero – hockey e calcio in primis – perché permette tanto al business di questi settori di tornare in un contesto un po’ più normalizzato, quanto agli appassionati di godere dello spettacolo sportivo anche dal vivo. In questa rubrica, lo scorso 28 marzo – in piena emergenza COVID-19 – avevamo proprio ragionato sul rischio che gli eventi sportivi a porte chiuse, a lungo andare, avrebbero potuto creare un disinteresse nei confronti dello sport (vedi qui).

Ragionando più approfonditamente, però, la scelta del Consiglio federale potrebbe rivelarsi non così azzeccata. Innanzitutto, l’abolizione del limite di 1000 persone agli eventi sembrerebbe essere il frutto delle pressioni delle varie federazioni sportive, piuttosto che una misura presa in base all’evoluzione della pandemia di Coronavirus (naturalmente, ci auguriamo di essere smentiti). Inoltre - di fronte sia a un aumento di casi positivi, sia allo spauracchio di una seconda ondata dopo l’estate - l’annuncio della normalizzazione degli eventi potrebbe disorientare la popolazione.

Infine, nella misura annunciata da Berna c’è un ulteriore elemento che potrebbe risultare controproducente. Come si legge nel comunicato del Consiglio federale, “gli eventi dovranno adottare severe misure di protezione ed essere approvati dai Cantoni in funzione dell’andamento delle nuove infezioni sul loro territorio e delle risorse a disposizione per il tracciamento dei contatti”. Sul citato comunicato, inoltre, si specifica che “le manifestazioni dovranno essere autorizzate dal Cantone competente. I Cantoni potranno negare l’autorizzazione se la situazione epidemiologica sul loro territorio e le risorse a disposizione per il tracciamento dei contatti non ne permettono lo svolgimento”. In poche parole, la palla è in mano ai Cantoni, i quali vengono caricati di questo onere. Forse, però, si potrebbe anche dire che la Confederazione ha scaricato la patata bollente ai Cantoni.

Chi a gran voce ha richiesto che gli stadi potessero accogliere il pubblico senza troppe restrizioni, potrebbe aver fatto un autogol. Da un lato, perché se uno sponsor ha già pagato - magari facendosi convincere dalla annunciata riapertura - potrebbe non essere contento, qualora una seconda ondata imponesse un ritorno alle porte chiuse o, addirittura, un blocco delle competizioni. Dall’altro, perché la responsabilità su base cantonale potrebbe creare dei campionati a due velocità: partite regolarmente disputate in alcuni Cantoni; gare a porte chiuse in altri; e – per non farci mancare nulla – partite rimandate in altri Cantoni ancora, con la speranza di poter organizzare i recuperi in tempi utili e, quindi, non rinunciare agli incassi del botteghino. Nessuno si augura un tale caos, ma non è uno scenario che si può escludere a priori.

La particolarità di questa situazione, è che sono previste meno regolamentazioni per l’autunno – momento in cui potrebbe palesarsi una seconda ondata – rispetto a quanto stiamo vivendo in questi mesi estivi.

 

TM