A Locarno già si "coltiva" l'onda verde

A Locarno già si "coltiva" l'onda verde

Dicembre 04, 2019 - 14:42
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Lo scorso venerdì sono stati presentati i risultati di una sperimentazione di agricoltura urbana, che ha coinvolto la SPAI di Locarno sotto la guida di Pierluigi Zanchi. 
Il raccolto dell'orto è stato ottenuto senza pesticidi, concimi e irrigazione.

Non servono concimi, pesticidi e nemmeno l’irrigazione. Uno orto in centro città può crescere anche facendo a meno degli strumenti dell’agricoltura “industriale”, puntando invece sulla “sintonia” con il naturale ciclo, la diversificazione e le risorse che la stessa natura offre (a costo zero). E senza per questo rinunciare a raccolti anche abbondanti. 
 
Lo scorso venerdì alla SPAI di Locarno sono stati presentati gli esiti della sperimentazione avvenuta negli ultimi due anni (2017-2019) del progetto di agricoltura urbana che ha preso vita in un piccolo appezzamento di terra in Via Morettina, di fronte alla sede dell'istituto scolastico locarnese. Un orto urbano che ha coinvolto studenti della SPAI e di Scuola Speciale e coordinato da Pierluigi Zanchi, Tecnico in nutrizione umana, titolare della Tigusto SA,  nonché consigliere comunale dei Verdi a Locarno, nell'ambito del progetto "La scuola al centro del villaggio” della SPAI. 
Mais, fagioli, patate, zucche, zucchine e altri ortaggi sono stati prodotti seguendo i criteri di un agricoltura sostenibile e a chilometro zero. Obiettivi della sperimentazione erano infatti quelli di produrre cibo sano e di prossimità in un terreno incolto e non idoneo all'agricoltura (nello specifico si trattava di un terreno prevalentemente sassoso e "pressato"), oltre a, come detto, evitare l'uso di pesticidi, concimi ed irrigazione, come pure di lavorazioni meccaniche e operazioni di diserbo. Oltre ha ciò l'orto è a "impatto zero", visto che non sono state utilizzate fonti di energia non rinnovabile, e ha contribuito a ridurre i costi di smaltimento degli scarti vegetali (utilizzati in loco per coprire il terreno), ritirati da quelli che avrebbe dovuto smaltire la Città.
 
L'esperimento è sicuramente riuscito, guardando alle cifre relative alla produzione annua esposte da Zanchi alla SPAI di Locarno. Si parla, per quanto riguarda il 2019, per un terreno di qualche decina di metri quadri, di una decina di chili di fagioli e di mais, 54 chilogrammi di patate, oltre un quintale di zucche. Ma, l'orto urbano, ha spiegato Zanchi, non è un vantaggio solo dal punto di vista dell'ambiente. Anche dal punto di vista dei costi l'apporto dell'orto permette di gustare un meno biologico e a chilometro zero a costi equiparabili a quelli di un uguale menu, ma senza queste caratteristiche. 
 
Un modello di agricoltura che, in periodo di onda verde, può rappresentare una delle molte misure che sarà necessario implementare per rispondere alle aspettative di chi a gran voce chiede una svolta sulla questione climatica. 
 
Presenti alla conferenza anche Gian Carlo Cappello, autore del libro "La civiltà dell'orto", il municipale di Locarno Bruno Buzzini, che ha portato il saluto della città, come pure i municipali Niccolò Salvioni e Ronnie Moretti, il docente della SPAI e responsabile de "La scuola al centro del villaggio” Lorenzo Scascighini, il direttore della SPAI Claudio Zaninetti, come i rappresentanti dell'associazioni di quartiere di Locarno Campagna Francesca Machado e Rusca Saleggi Rosanna Camponovo. 
 
E proprio con i prodotti dell'orto urbano (con l'aggiunta di uno spezzatino di maiale per i non vegetariani) dopo la presentazione i presenti hanno potuto gustarsi il pranzo.