L'ombelico della Carrà, quando la tv era l'ombelico della società

L'ombelico della Carrà, quando la tv era l'ombelico della società

Luglio 06, 2021 - 16:00
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Da soubrette a conduttrice, fino all'"infotainment" con le interviste ai politici. Si è spenta ieri la "regina" della televisione italiana, che in più di mezzo secolo di presenza sugli schermi, è stata protagonista della televisione "ombelico della società"...

Raffaella Maria Roberta Pelloni, meglio conosciuta come Raffaella Carrà, è morta ieri, 5 luglio a Roma a 78 anni. Nata sotto il segno dei Gemelli, il 18 giugno 1943, nella rossa Bologna e cresciuta in una delle capitali dell'industria del turismo estivo della classe media e operaia italiana, Bellaria-Igea Marina, la Carrà muove i primi passi nel cinema (fra gli altri con Mario Monicelli nel suo "I Compagni").

Ma la sua carriera cinematografica non decollava negli anni '60 e la popolarità la raggiunge come soubrette di Corrado nell'edizione di "Canzonissima" del 69/70. E siamo alla "rivoluzione culturale" della televisione italiana, con Raffaella Carrà che proprio a "Canzonissima" per prima mostra l'ombelico nudo. Siamo anni addietro alla televisione trash della metà anni '90 e inizio 2000, dove in tv, private e pubbliche,  si mostrava ormai di tutto. Lo scandolo fece molto discutere. In un'Italia che timidamente e in modo molto conflittuale apriva al divorzio (ci vorrà ancora un po' per l'aborto), in cui più della metà delle vedove vestiva nera coprendosi i capelli con foulard (non siamo al burka, ma poco ci manca), mostrare l'ombelico di una donna nel programma di maggior ascolto alla tv era un cambiamento paradigmatico.

L'anno successivo è il momento del "Tuca-tuca", canzone con balletto annesso, che alla terza puntata della nuova edizione di "Canzonissima '70/'71, viene censurata (o meglio viene censurato il balletto). Sarà il già affermato Alberto Sordi, qualche puntata dopo a "riabilitare" il balletto del "Tuca Tuca", ballandolo con la Carrà e dandogli una versione più "sobria". Albertone, icona cinematografica per eccellenza "nazionalpopolare", da buon democristiano, riuscì a far digerire ai vertici politici della Dc (sono gli anni di Fanfani a Piazza del Gesù e Bernabei a viale Mazzini) un balletto che sembrava la massima trasgressione possibile.

La Carrà, con l'ombelico nudo e l'anno successivo con il "Tuca Tuca", entra e "colonizza" l'immaginario erotico degli italiani, producendo un cambiamento dei paradigmi erotici collettivi più del "Tropico del Cancro" (che essendo un libro, in pochi avevano letto). D'altronde, non siamo nell'epoca di "Pornhub", "Xhamster" e "Youporn", che dovranno attendere ancora 40 anni per diventare fenomeni di massa.  

Negli anni '80, c'è il grande cambiamento della Carrà. Raffaella da semplice soubrette, piano piano, diventa conduttrice e in parallelo, con la crescita delle donne nella società italiana, che piano piano, si affermano sempre più professionalmente, la Carrà (assieme a Loretta Goggi), diventa la prima donna a condurre da sola un programma televisivo, non più limitandosi a fare da "spalla " all'uomo conduttore.

Nel 1983, la Rai inizia la sua "Rivoluzione" per rispondere all'avanzata delle tv private, in modo particolare alla berlusconiana "Canale 5" (non si può dimenticare che l'anno precedente Canale 5 con la serie tv "Dallas" aveva superato il martedì sera, negli indici d'ascolto, Raiuno, mettendo in discussione il primato indiscusso della Rai!) e dal quel "geniaccio" della televisione nazionalpopolare quale è stato Gianni Boncompagni, affiancato dall'assistente, un giovane Giancarlo Magalli (non ce ne voglia Magalli per "l'assistente"), nasce "Pronto Raffaella". E l'intrattenimento televisivo cambia radicalmente. Ai quiz di prima serata di Bongiorno e compagnia, che "laureano i campioni", ossia i concorrenti, il geniaccio di Boncompagni contrappone una "semplicità decostruttivista" con il quiz del "barattolo di fagioli" che diventerà un'ossessione collettiva per casalinghe e non. "Pronto Raffaella", nell'epoca in cui non ci sono ancora i cosiddetti "format", lo diventa (avendo molti programmi sparsi per mezza Europa che si ispirano ad esso) e la sua conduttrice Raffaella Carrà diventa a tutti gli effetti una star della televisione, anzi, la più importante, assieme a Pippo Baudo (che in quegli anni si divide fra la domenica pomeriggio con "Domenica In", ereditata da Corrado, e il sabato sera con "Fantastico").

Siamo negli anni in cui Berlusconi ha acquistato Telemilanocavo e l'ha già trasformato in Canale 5 (1979) e ha appena acquistato Italia 1 (1982) e sta per acquistare Rete 4 (1984) con la sua Fininvest.

Il monopolio audiovisivo è realmente finito per la Rai, ma la Dc, la Democrazia cristiana, primo partito d'Italia (in modo particolare la sua corrente "Zac", la sinistra interna ai democristiani), non vuole relegare la Rai ad un ruolo marginale, lasciando campo libero a Berlusconi senza fargli concorrenza.

Capo supremo della Rai è il democristiano e demitiano Biagio Agnes, che ha due obiettivi: trovare lavoro per l'amico del capo della democrazia cristiana (Ciriaco da Nusco, Irpinia) Gigi Marzullo, collocandolo in tarda sera, per chi soffre di insonnia, e, secondo obiettivo, fare una guerra a 360 gradi alle tv di Berlusconi, riprendendosi un primato ed un'egemonia, che viale Mazzini stava perdendo a favore di Cologno Monzese.

Agnes per la sua guerra a Berlusconi è pronto a tutto e a qualsiasi compromesso. Se Canale 5 (e poi Italia1) sono dirette da Carlo Freccero (passato nella sinistra extraparlamentare, futuro da teorico del decostruttivismo televisivo, diventando un "Derrida della tv"), Biagio Agnes consegna Rai tre ai comunisti Sandro Curzi (Tg3) e Angelo Guglielmi (rete televisiva), Raidue ai socialisti con Pio De Berti Gambini (uno, tanto per intendersi, che come giornalista aveva intervistato Eugenio Montale), che eredita il secondo canale Rai da quel "scanzonato e anticonformista" di un Massimo Fichera (sotto la sua direzione abbiamo a Rai due "L'Altra domenica" di Renzo Arbore, dove esordiranno Roberto Benigni, Maurizio Nichetti e tanti altri, e "Portobello" di Enzo Tortora, programma da guinness dei primati in fatto di ascolti. Fichera nel 1992 fonda ed è il primo direttore di Euronews, con vicedirettore il ticinese Dario Robbiani). De Berti Gambini mette in onda "Mixer" di Giovanni Minoli (vero Minoli, più che socialista era craxiano di ferro, ma è indubbio che "Mixer" innoverà il modo di fare programmi d'informazione in tv), "Quelli della Notte" di Arbore, "Blitz" di Gianni Minà, aprendosi ai primi tentativi della "tv populista" con "Aboccaperta" di Gianfranco Funari.

Raiuno, ovviamente, rimane saldamente democristiana e a dirigerla c'è il doroteo Emmanuele Milano, che punta tutto sull'intrattenimento, con film e varietà (solo al martedì sera, quando su Canale 5 va in onda la serie tv "Dallas" lascia un angolino a Piero Angela con il suo "Quark", che poi diventerà Superquark). Milano come dirigente di Raiuno (con il beneplacito del capo supremo di viale Mazzini Biagio Agnes) rinnoverà il contratto a Raffaella Carrà con un compenso molto generoso per l'epoca (6 miliardi di vecchie lire, ovvero più o meno 3 milioni di euro attuali, per due anni di esclusiva Rai, dal 1985 al 1987). Non è un caso che chi pubblicamente criticò molto quel rinnovo di contratto, fu "l'uomo arrivato da via Padova", il socialista Bettino Craxi, che con la Carrà non aveva tanto il problema che lei avesse avuto stima per Berlinguer (senza per altro averlo mai fatto trasparire da qualsiasi conduzione televisiva), ma piuttosto che fosse una spina nel fianco (l'altra spina era Baudo) che non permetteva a Canale 5 di crescere come avrebbe voluto, "massacrandogli" qualsiasi programma fosse in concorrenza con lei, dal "Pranzo è servito" a "Ok il prezzo è giusto".

Emmanuele Milano portò la Carrà a crescere professionalmente ulteriormente, affidandole la conduzione di Domenica In (prima donna a condurre il rotocalco più importante di Raiuno, 6 ore di diretta televisiva) sperimentando la Carrà anche come intervistatrice di politici. Sono passati quasi 20 anni dall'ombelico e Raffaella Carrà da semplice soubrette arriva ad essere una conduttrice di infotainment (quando ancora nessuno sapeva cosa fosse).

La sua "Domenica In" surclassava a livello di ascolti la "Buona Domenica" di Canale 5. In quegli anni è Agnes che di fatto inventa la "controprogrammazione", miscelando bene il mix, con le sue 3 reti di allora, e la capacità di raggiungere target diversi. Per il pubblico intellettuale e un po' sinistroide veniva offerto il palinsesto della Rai tre di Angelo Guglielmi, chi voleva il giornalismo all'americana su Raidue trovava "Mixer", chi voleva l'intrattenimento aveva i varietà di Baudo e Carrà (e al mezzogiorno della Bonaccorti che successe alla Carrà con "Pronto chi gioca?" sempre di marca boncompagnana) e se si voleva un po' di protopopulismo televisivo su Rai due c'era Funari con "Aboccaperta" prima e poi "Mezzogiorno è". Se Canale 5 mandava in onda, in terza serata il "Maurizio Costanzo Show", talk show d'informazione leggera ed intrattenimento, Agnes rispondeva mandando in onda in terza serata su Raiuno Enzo Biagi con un programma di informazione pura e su Raidue "Quelli della Notte" prima e poi "Indietro Tutta" di Arbore, programma d'intrattenimento scanzonato (in cui c'era anche Roberto D'Agostino, oggi "patron" di Dagospia).

Proprio il socialista presidente della Rai di allora, Enrico Manca, con le sue affermazioni, fece scappare via nel 1987 Baudo e la Carrà dalla Rai per approdare alle reti di Berlusconi (poi subito raggiunti anche da Enrica Bonaccorti), lasciando la Rai priva di conduttori di punta, dovendo prima puntare su Carlo Massarini, per poi convertirsi al "molleggiato" e a Loretta Goggi. Mentre la Carrà su Canale 5 farà flop (ma anche Baudo e la Bonacorti non andarano particolarmente bene). Tanto che sia Baudo che la Carrà fecero ritorno in Rai negli anni successivi. La guerra Biagio Agnes-Silvio Berlusconi portò la Rai alle cifre rosse e il biscione sull'orlo del fallimento, che non avenne nei primi anni '90 grazie alla nascita, con abile ingenieria finanziaria, di Mediaset e la relativa quotazione in borsa.

Poi Raffaella Carrà ha avuto ancora due successi televisivi, sempre sulla Rai: il primo è stato "Carràmba! che sorpresa" (1995-2002) e poi "Amori" (2006) entrambi su Raiuno. Nel 2019 era tornata sul piccolo schermo con "A raccontare comincia tu" su Rai tre, che doveva andare in onda anche nel 2020, ma la conduttrice ha preferito interrompere per le limitazioni dettate dal covid-19.

Raffaella Carrà ha vissuto la televisione italiana per quasi 60 anni, trasformandosi da soubrette a conduttrice a intervistatrice. Icona del mondo gay, tanto che Tiziano Ferro nel 2007 gli ha dedicato "E Raffaella è mia", la Carrà è diventata famosa per l'ombelico nudo, proprio negli anni in cui la televisione era l'ombelico della società. Ha vissuto 60 anni di centralità ed egemonia del tubo catodico sulla società, l'informazione, la cultura e l'intrattenimento. Ieri si è spenta Raffaella Carrà, ma quel mondo che lei ha vissuto e di cui è stata una delle poche donne leader non c'è più già da un po'.