L'OMS "boccia" il remdesivir per la cura al covid

L'OMS "boccia" il remdesivir per la cura al covid

Novembre 23, 2020 - 14:01

Secondo l'OMS non vi sono sufficienti evidenze che il farmaco migliori la sopravvivenza dei pazienti. Il farmaco è stato approvato da molte agenzie statali. 

L’OMS “boccia” il remdesivir, il farmaco antivirale (autorizzato dall’EMA, l’agenzia europea del farmaco, dall'FDA statunitense e anche da Swissmedic) per il trattamento dei pazienti covid. L’agenzia mondale ha aggiornato le direttive seguendo quanto evidenziato da un gruppo di esperti indipendenti convocato dalla stessa OMS. Secondo questi esperti “il farmaco antivirale remdesivir non è indicato per i pazienti ricoverati con Covid-19, indipendentemente dalla gravità della malattia, perché al momento non c’è nessuna evidenza che migliori la sopravvivenza o la necessità di intubare”. Le conclusioni del gruppo di esperti sono state pubblicate sul British Medical Journal. Le conclusioni non escludono l’utilizzo del farmaco, ma, appunto, indicano che non vi sarebbero evidenze sufficienti per raccomandarlo.

Gilead Sciences, l’azienda produttrice di remdesivir, commercializzato con il nome di Veklury, ha risposto pubblicamente alle conclusione dell’OMS. Il remdesivir "è riconosciuto come uno standard di cura per il trattamento dei pazienti ospedalizzati con Covid-19 nelle linee guida di numerose organizzazioni nazionali credibili, tra cui gli Stati Uniti National Institutes of Health and Infectious Diseases Society of America, Giappone, Regno Unito e Germania”, aggiungendo che vi sono "molteplici studi randomizzati e controllati pubblicati su riviste specializzate che dimostrano i benefici clinici di Veklury”, come riporta il New York Times. L’efficacia del farmaco è da mesi controversa, spiega il New York Times, dopo la prima approvazione della Food and Drug Andministration statunitense quale primo trattamento per il covid. “Un ampio studio, sponsorizzato dai National Institutes of Health, ha rilevato che il farmaco ha ridotto i tempi di recupero nei pazienti ospedalizzati da 15 a 11 giorni”, spiega il New York Times. “Altri due studi presi in considerazione dall'agenzia, sponsorizzati da Gilead, non hanno incluso i controlli con placebo, considerati fondamentali per giudicare l'efficacia”.