Lorenzo Quadri. Momento cruciale per il futuro del Paese

Lorenzo Quadri. Momento cruciale per il futuro del Paese

Agosto 27, 2019 - 20:44
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Riceviamo e pubblichiano. Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri torna a parlare dei rapporti Svizzera-Ue.

Il caldo estivo non ha sciolto i nodi dell’accordo quadro
istituzionale, che altro non è che un trattato coloniale, in quanto
sancirebbe la sottomissione, per l’appunto “istituzionale”, della
Svizzera all’UE. Ciò avverrebbe tramite:

1) La ripresa automatica del diritto comunitario. Sì,
automatica. La storiella della ripresa che sarebbe solo (?)
“dinamica” è una barzelletta: la Svizzera sarebbe obbligata a
genuflettersi alle disposizioni dell’UE in settori fondamentali,
pena pesanti sanzioni che non lasciano in realtà spazio alla
libertà di scelta.

2) I giudici stranieri della Corte europea di giustizia. Saranno
loro, infatti, a decidere sull’applicazione del diritto UE in
caso di controversia tra Svizzera ed Unione europea.
Quest’ultima non riconosce nessun’altra giurisdizione
(nemmeno, ma guarda un po’, quella della Corte europea
dei diritti dell’uomo). La corte arbitrale a lungo evocata nei
mesi scorsi dal ministro degli Esteri Cassis (adesso
“stranamente” non se ne sente più parlare) è un’altra
barzelletta: conterebbe meno del due briscola.

Parola chiave

La parola chiave è quell’ “istituzionale” che figura nel nome
dell’accordo.
Il legame istituzionale con l’UE è esattamente ciò che i cittadini
svizzeri hanno sempre rifiutato, dal 1992 ad oggi. Adesso si tenta
di farlo rientrare dalla finestra.
Una cosa va chiarita. L’accordo quadro non è in alcun modo la
continuazione della via bilaterale. Ne segnerebbe, invece, la fine.
Ovvero il passaggio irreversibile alla via unilaterale. La Svizzera
dovrebbe sottomettersi a regole imposte da altri, rinunciando a
sovranità, indipendenza, ed anche ai diritti popolari. Quanto
deciso dal popolo verrebbe infatti messo sistematicamente fuori
gioco tramite Diktat UE.

Qualche politicante nascosto (male) sotto la toga da magistrato
ha già tentato di sentenziare che l’espulsione dei criminali
stranieri, iscritta nella nostra Costituzione, non sarebbe
applicabile ai cittadini dell’Unione europea a causa della libera
circolazione delle persone, la quale costituirebbe una legge
superiore. Il Tribunale federale ha chiarito che non è così. Non è
così per ora. In regime di accordo quadro, la musica è destinata a
cambiare in fretta.
“Il” tema
E’ nella prossima legislatura federale che si compiranno scelte
decisive nei rapporti tra Svizzera ed Unione europea. Il tema del
quadriennio sarà: la Svizzera deve continuare ad esistere come
uno Stato indipendente e sovrano? O deve invece ridursi ad una
colonia dell’UE, in nome di presunti (ma davvero solo presunti,
data la totale inaffidabilità del partner europeo) vantaggi
economici (per pochi)? Il resto sono questioni di contorno.
Scelte elettorali

La maggioranza dei ticinesi ha sempre avuto le idee chiare sui
rapporti con l’UE. Da oltre un quarto di secolo vota
sistematicamente contro la sottomissione a Bruxelles. Esempio
più recente: la bocciatura della direttiva disarmista di Bruxelles lo
scorso 19 maggio. E’ necessario che questi voti si trasformino
anche in scelta elettorale. Eleggere a Berna dei rappresentanti
che poi non “rappresentano” in alcun modo la volontà dei ticinesi
sul tema fondamentale dei rapporti con l’Unione europea, ed
anzi che questa volontà la sabotano ogni volta, non ha alcuna
logica. Filippo Lombardi (PPD) e Giovanni Merlini (PLR) - ormai
divenuti non solo inseparabili, ma anche impossibili da
distinguere l’uno dall’altro – in un intervento “a quattro mani”
pubblicato nelle scorse settimane sul Corriere del Ticino, ben si
son guardati dall’affrontare il tema principe. Non per caso. Ma
perché la loro posizione è agli antipodi di quella della grande
maggioranza degli elettori di questo Cantone.
Due schieramenti
Le congiunzioni di liste a sinistra, a destra o al centro non devono
dare adito ad equivoci.
A parte che le congiunzioni al centro sono fatte non sui contenuti
bensì sulle cadreghe (e solo su quelle), i “blocchi” saranno anche
tre, ma le posizioni sono solo due. I campi sono perfettamente
definiti. Da un lato, chi predica la sottomissione istituzionale della
Svizzera all’UE, tramite accordo quadro e quel che ne consegue:
ovvero PLR-PPD-PSS e partitini annessi. Dall’altro, chi questa
sottomissione la rifiuta: Lega e Udc. La maggioranza dei ticinesi
non dovrebbe avere alcuna difficoltà nello stabilire in quale delle
due parti riconoscersi.

Si tratta ora di far valere questa fondamentale scelta di campo
anche nel segreto dell’urna delle elezioni federali. Davanti
all’importanza della posta in gioco – la sopravvivenza della
Svizzera – distinzioni polverose quali destra, sinistra o centro
finiscono, giocoforza, in secondo piano.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi