Macron cambia il premier ma non la politica (e intanto la sinistra avanza)

Macron cambia il premier ma non la politica (e intanto la sinistra avanza)

Luglio 04, 2020 - 17:35
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Il profilo del nuovo premier francese Jean Castex è piuttosto "sotto le righe" e guarda più a destra che a sinistra. Nella scelta di Macron forse c'è la preparazione per le elezioni per un secondo mandato presidenziale (sperando che la sinistra non abbia nessuno da contrapporgli).

Dalle ultime elezioni municipali francesi, svoltesi lo scorso fine settimana, ad uscire vincitrice (oltre all’astensione al 60%) è stata la sinistra. In particolar modo i Verdi, che hanno eletto sindaci in numerose città francesi e hanno contribuito ad eleggere anche numerosi sindaci socialisti (come a Parigi, in cui i Verdi sembrano aver contribuito in modo importante alla rielezione, con il 48% dei voti, della socialista Anne Hidalgo). Nonostante il covid (quello francese era il primo appuntamento elettorale in un Paese europeo dopo l’uscita dal lockdown) sembra che l’onda verde prosegua per la sua strada di ascesa (e pensare che la Francia è il paese dove negli ultimi due anni si sono avute le contestazioni, molto mediatizzate, dei Gilet Jaune, nati come movimento di protesta contro l’eco-tassa sul carburante, poi ritirata da Macron).

Dalla Francia dopo i risultati delle elezioni municipali è giunta un’altra importante notizia politica: la decisione del presidente Emmanuel Macron di sostituire il primo ministro Édouard Philippe con Jean Castex. Una scelta di cambiamento, che però non sembra presagire un cambiamento nell’orientamento politico della presidenza Macron. Castex non è certo un volto noto della politica francese. Fino a poche settimane fa gestiva un’équipe di 18 persone che aveva il compito di aiutare il governo nella gestione delle riaperture dopo il lockdown. “Mister Deconfinamento”, lo definisce Le Monde nel presentare la sua biografia. Formatosi all’Ena, la prestigiosa scuola francese che forma la classe politica francese, sindaco di un piccolo comune di 6’000 abitanti, iscritto ai Républicains, la destra post-gollista. Un profilo molto simile a quello del suo predecessore Philippe. Quali le ragioni dunque di questo (non) cambiamento?

La stampa francese ha fornito alcune ipotesi. Come spiega il sito “linkiesta” in un articolo una delle ipotesi è che Macron abbia voluto nominare di fatto sé stesso, con un primo ministro che porti avanti la sua agenda senza che possa avere un reale ruolo di primo piano. Altra ipotesi, ma forse complementare alla prima, è che la crescente popolarità di Philippe (stando ai sondaggi supererebbe del 10% Macron) stava diventando un problema per il presidente francese in vista delle elezioni per un secondo mandato. Il profilo di Castex potrebbe essere più congeniale a questo. Il neo primo ministro che ha “55 anni non è mai stato ministro, possiede agli occhi del presidente molti vantaggi per portare a termine la seconda fase dei 5 anni di mandato: enarca (dell’Ena, ndr), ma al contatto con i territori; iscritto ai Républicains, ma giudicato un uomo di mediazione, oltre a essere un perfetto conoscitore degli arcani del potere dal suo passaggio all’Eliseo come vice segretario generale, nell’ultimo anno del mandato di Nicolas Sarkozy”. Infatti Macron, entrato all’Eliseo con il suo movimento “En Marche” e un voto prevalentemente di sinistra nel 2017, ha lasciato progressivamente per strada questa area politica, per guadagnare consensi nella destra. Ciò si è visto con una crescita alle europee del 2019 e poi ancora di più con le municipali della scorsa settimana dei socialisti e dei verdi, a scapito di “En Marche”. Nonostante ciò non sembra che il presidente francese intenda recuperare questo voto. La scommessa di Macron, spiega linkiesta, sembra essere quella che per le presidenziali del 2020 la sinistra non rappresenti un problema e che la contesa sarà nuovamente quella con il Rassemblement national di Marine Le Pen.