Magistratura: non sono le persone, è il sistema che non funziona

Magistratura: non sono le persone, è il sistema che non funziona

Ottobre 14, 2020 - 13:41

Dalla Commissione di esperti al Consiglio della Magistratura. La discussione sul caso dei cinque procuratori “bocciati” sfocia nel personalismo, quando si dovrebbe ragionare sul sistema. Ma in Ticino la responsabilità politica non vuole prendersela nessuno…

Permettetemi di tornare un’ultima volta sulla questione “Magistratura” e “Elezione dei procuratori pubblici”. Siccome sono un commentatore esterno e non sono entrato in contatto con nessuna delle persone coinvolte nella questione, penso che il mio controcanto sia ancora utile.

La Commissione di esperti per l’elezione dei magistrati funziona male

Anzitutto diciamo che il tessuto sociale è importante. In Ticino il sistema di controllo è trasversale può avere influsso sugli esperti esattamente come sulla politica. Tutti quanti dicono che il parlamento è il primo colpevole della malagestione della Magistratura perché elegge i procuratori (e i giudici) dichiarati solo “idonei” dalla Commissione di esperti, mentre dovrebbe eleggere i procuratori dichiarati “particolarmente idonei”.

Cotanta ipocrisia è difficile da digerire: vogliamo dirlo o no, che la Commissione ha fatto più volte cilecca, dichiarando “idonee” persone che idonee non erano? La realtà, come già ebbe a dire Mauro dell’Ambrogio 15 anni fa (ora commissario pure lui), è che nemmeno la Commissione di esperti è indipendente (altrimenti bloccherebbe gli inidonei), e quindi una bella rinuncia collettiva alla pontificazione sarebbe un bel leggere.

Il silenzio di chi doveva difendere i procuratori

Andiamo avanti. In questo ultimo mese abbiamo assistito a grandi silenzi, che io considero inumani. Il silenzio maggiore è che tutti si sono scandalizzati della durezza della critica ai procuratori, ma nessuno ha preso apertamente la loro difesa, nemmeno il Procuratore generale. A me sinceramente non mi interessa se lavorino bene o male, io faccio analisi teorica.

E quindi analizzo un fatto: in un mese e mezzo chi è sul terreno non si è stracciato le vesti per difendere gli “aggrediti”, mentre si sta facendo di tutto per dichiarare nulla la critica del Consiglio della Magistratura. L’ultima è una presa di posizione che dice così, letta su un quotidiano: “i facili rimproveri [sono stati fatti] da parte di chi ha carichi di lavoro meno importanti”. Il che significa, in altre parole, che il Preavviso del Consiglio della magistratura non serve semplicemente a nulla oggi, né servirà a nulla domani, visto che chi critica – seguendo quel ragionamento – non ha la competenza morale per criticare.

Ma “l’aggressione” del CdM era l’unica possibile, ben sapendo che sarebbe stata inutile

Dal profilo della teoria della comunicazione c’è un motivo evidentissimo per cui sono state espresse delle critiche distruttive contro i procuratori. Ha a che fare con una cosa che chiamiamo “irritazione sistemica”: se il CdM avesse solo criticato i procuratori, l’opinione pubblica e il parlamento avrebbe sentito solo un “biasimo”. Il motivo della critica distruttiva non è quindi causato dalla “cattiveria” dei membri del CdM, ma è il risultato del fatto che è il parlamento ad avere il boccino. La critica distruttiva è l’unico modo che la Magistratura ha per far sentire al parlamento e alla stampa una comunicazione chiara: “ora basta”, gridandolo.

La reazione della politica la abbiamo vista, è ovvia e appartiene al modo di funzionamento dei sistemi autoreferenziali: in sostanza ora i politici accusano i magistrati di aver tentato un (invero molto innovativo) “autocolpo di Stato” contro i 5 procuratori, peraltro paradossale perché è un altro attore a decidere se l’autocolpo funziona, ovvero il parlamento. Evidentemente è un’assurdità, ma si sa che nella società contemporanea passa tutto. E così, connotando quella comunicazione come sediziosa, il parlamento avrà ora la libertà di a) presentarsi come salvatore della Patria e contemporaneamente b) di licenziare i procuratori che riterrà di dover licenziare (dicendo che il giudizio del CdM era troppo negativo per salvarli), salvando però chi vorrà salvare (dicendo che il giudizio del CdM era troppo negativo per corrispondere alla realtà).

L’autoreferenza politica è questo. E funziona nello stesso modo quando chiedono al CdM il dossier sui 5 procuratori. Da un lato vogliono la divisione dei poteri e l’indipendenza della Magistratura, dall’altro però trattano il CdM come un organo amministrativo. Nossignori, i Dossier non vanno dati, il CdM non ha il diritto (e men che meno il dovere) di darli, perché darli significherebbe violare la Costituzione.

Il Consiglio della Magistratura è una costruzione malfatta

Diciamo comunque una cosa: il Consiglio della Magistratura così non va per niente bene. È una costruzione sbagliata, pensata male dai nostri Padri della Patria (ma i piedistalli sono alti). I problemi sono sotto gli occhi di tutti: anzitutto non si capisce chi sia il controllato e chi il controllore; inoltre i suoi membri sono talvolta contemporaneamente istanza superiore e vigilanza; infine non si capisce se i Magistrati eletti nel CdM siano lì come “sindacalisti” del rispettivo settore o come membri autonomi.

A queste condizioni, il CdM è in sostanza un organo nato per non funzionare, perché delegittimato sul nascere. E fa niente se la sua “giurisprudenza” è scritta così bene. Rimane poco più di un tavolo di riflessione. Le decisioni pesanti saranno sempre delegittimate prima ancora prima di essere state prese, siano esse rivolte verso l’interno, sia verso l’esterno. Il risultato di queste incertezze strutturali è permettere alla politica e alla stampa di entrare a gamba tesa e “personalizzare” tutto. E così ecco chiedere le dimissioni, le “teste”, che è il modo di comunicare della politica e della stampa.

Ermani ha fatto dell’indipendenza la sua bandiera e questo va detto

Infine permettetemi di dire una cosa su Ermani. È un giudice coscienzioso e ha dato prova di grande indipendenza negli ultimi anni. Su di lui stiamo assistendo a un linciaggio da parte del MPS che proprio non mi piace e che non capisco. Io su questo suo modo di essere ho già criticato Pronzini più e più volte: lui (come anche Sergi) fa sempre tutto giusto, ma poi alla fine svacca. Forse è la sicumera, non lo so. È come quel motociclista nelle gare di 125 che è primo fino alla terzultima curva e poi cade alla penultima coinvolgendone altri tre.

La personalizzazione a cui stiamo assistendo è un errore, ed è peraltro ferocemente contraddittoria rispetto al famoso garantismo che difendiamo. Pensare che Ermani sia un Grande Burattinaio non è solo ingenuo, è proprio analiticamente scorretto. Ma d’altronde non riusciamo a non pensare che sia molto più comodo additare i personaggi emersi sui media come se fossero responsabili di ogni casa, invece di osservare e scoperchiare i flussi che avvengono dietro le quinte.

“Il sistema va bene, bisogna farlo funzionare”: non è vero

Ora si cambi registro. Permettetemi di criticare il bravo Luca Pagani, che ha detto che il sistema funziona, che semplicemente bisogna farlo funzionare. Come se fosse un problema di persone. Non è così: il sistema non funziona, è tutto sbagliato!

E forse è arrivata l’ora ora, stavolta personalizzo io, di puntare il dito sul “grande innocente”. Quel direttore del Dipartimento delle Istituzioni che una sola cosa aveva detto di voler fare negli ultimi 10 anni, ovvero riformare la Magistratura, e non ci è riuscito. Ma in Ticino le responsabilità politica non se le prende mai nessuno, perché mai dovrebbe iniziare lui?

 

 

Filippo Contarini