“Mani che parlano"... e che aprono orizzonti

“Mani che parlano"... e che aprono orizzonti

Agosto 10, 2021 - 16:10
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La poesia in lingua dei segni: una serata dedicata alle “Mani che parlano”. Parole silenziose, ma che risuonano come le parole di Levi…

Sul finire di luglio, la sera di venerdì 30, a Lugano, anche i sordi potevano “ascoltare” la poesia. Nei pressi del giardino adiacente l’USI si è tenuto un evento, “Mani che parlano”, incentrato sulla lingua dei segni, la lingua utilizzata dalla persone sorde, e sulla poesia in questa lingua. Un evento organizzato dall’instancabile Fausto “Gerri” Beretta Piccoli, con il centro sociale il Molino, con le spiegazioni di Pietro Celo, esperto di lingua dei segni, attivo presso l’Università di Bologna. Il fulcro della serata è stata la lettura, in lingua dei segni, di “Se questo è un uomo”, di Primo Levi. 
Il “programma” della serata sicuramente destava già di per sé interesse, visto che per i non avvezzi alla lingua dei segni può essere difficile immaginare come senza la voce si possa trasmettere, oltre al testo, anche la musicalità e il ritmo che è proprio della lettura della poesia. Difficoltà che è stata presto superata con le spiegazioni introduttive sulla lingua dei segni fornite da Celi, che hanno messo bene in evidenza la capacità comunicativa e la “dignità” di lingua a tutti gli effetti del linguaggio segnato. Diversi gli aneddoti e gli esempi che hanno mostrato efficacemente come questa lingua, seppur trasmessa attraverso un canale differente da quello dei linguaggi basati sulla voce, le onde sonore, ma bensì attraverso la visione del movimento delle mani e del corpo, dunque attraverso la luce, abbia, oltre che un efficacia, anche una profondità e una concettualità, capace a tratti di “aprire orizzonti” anche agli udenti. Fra questi esempi citiamo,  l’etimologia di “considerare”, che per i non udenti si segna (è questo il termine corretto) indicando e guardando il cielo: considerare deriva da “osservare gli astri”. Una serata anche arricchita da esperienze personali di Celi e Berretta Piccoli, entrambi figli di genitori sordi. In particolare “Gerri”, come sovente, ha “aperto il suo cure”, a tratti commosso, anche a ricordi ed esperienze del suo rapporto con i suoi genitori.
La lettura in lingua dei segni di “Se questo è un uomo”, proiettata tramite video, ha dato esempio pratico della capacità espressiva, diversa ma efficace, visibile a larghi tratti anche a chi la lingua dei segni non la conosce per nulla, nel trasmettere, attraverso gesti, espressioni del viso, movimenti del corpo, non solo la musicalità e il ritmo della poesia, trasformatasi in una sorta di “lettura danzata”, ma anche la concettualità insita nelle dirompenti parole di Levi. 
Non è mancata però anche un dimostrazione “live”, in conclusione della serata, di poesia trasmessa con la lingua dei segni, con “L’anno che verrà” (“Caro amico ti scrivo”, tanto per intenderci…) di Lucio Dalla (la cui produzione ci permettiamo di definire anch’essa poesia). “Gerri” Beretta Piccoli e Pietro Celi hanno cantato, in lingua dei segni, il memorabile brano del cantautore bolognese (come si vede nel video allegato).
“Anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno”.