Marco Chiesa. I discorsi del neopresidente dei deputati ticinesi

Marco Chiesa. I discorsi del neopresidente dei deputati ticinesi

Agosto 28, 2019 - 18:29
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Marco Chiesa ha voluto fare due interventi oggi, per festeggiare la nomina a presidente della Deputazione ticinese alle Camere Federali, uno al Cardiocentro, l'altro a Palazzo Civico, dove si è tenuta la cerimonia ufficiale.

(Cardiocentro)
Care amiche e cari amici,
Quando mi è stato chiesto dove avrei voluto festeggiare la
presidenza della deputazione ticinese alle Camere mi è venuto
spontaneo chiedere al Prof di ospitarci qui al Cardiocentro.
Temevo tuttavia che questa presenza potesse essere letta come una
strumentale preferenza di campo nel dibattito tra EOC e
Cardiocentro.

Fortunatamente essendosi tutto risolto per il meglio, all’insegna del
più classico compromesso svizzero, posso dirvi per quali motivi
penso siamo al posto giusto e perché apprezzo questa struttura e chi
l’ha fatta diventare grande.

In primo luogo perché queste mura sono il frutto di una visione. E
della perseveranza. Ciò ci insegna a mai mollare, e a credere fino in
fondo in quello che facciamo.

In secondo luogo perché il Cardiocentro ha reso il Ticino più
svizzero. Troppo spesso ci dimentichiamo che questo istituto ha
fermato il così detto treno per Zurigo: una migrazione a cui i
pazienti cardiopatici ticinesi, e le loro famiglie, erano costretti nel
momento di massima sofferenza. Oggi invece, grazie all'intuizione
del Prof Moccetti e al lavoro di tutti i collaboratori, abbiamo nel
nostro Cantone un centro che non solo regge il confronto nazionale
ma anche quello internazionale. Capita di dare per scontati questi
servizi a beneficio della popolazione, che invece sono straordinari.
Infine, l'ultimo aspetto che desidero sottolineare, è che il
Cardiocentro regala umanità. E proprio su questo ultimo punto
vorrei soffermarmi qualche minuto prima di lasciarci condurre dai
padroni di casa. La vita non ci offre solo rose e fiori, talvolta ci
confronta con delle difficili sfide. E all’improvviso è possibile che ci
troviamo confrontati con situazioni inattese e che cambiano tutte le
nostre priorità.

Da anni lavoro nel settore sociosanitario e mi trovo a contatto con
persone che vivono questi momenti difficili. E per questo che tra
tante cose importanti e rappresentative che avremmo potuto
visitare a Lugano, penso al centro di calcolo, al LAC, all’USI, ho
creduto importante venire qui per riflettere sul fatto che non esiste
solo la politica, il confronto e la campagna elettorale. C’è l’essere
umano, le sue fragilità, le sue debolezze e, chiaramente, anche le sue
forze e la sua vitalità.
(Palazzo Civico)

L’altro ieri ho letto un titolo che ha attirato la mia attenzione e
suscitato il sorriso dei miei figli.

Diceva: “Marco Chiesa in visita a Lugano.”.
Mathias e Micol mi hanno guardato stupiti e detto, “noi siamo di
Lugano”, “questa è casa nostra!”. Mica ci andiamo in visita.
Hanno ragione la mia famiglia paterna è di Viganello, io stesso sono
nato al vecchio Civico ed ho vissuto tutta la città, da Molino Nuovo a
Villa Luganese a Pregassona e ora a Ruvigliana. Per non parlare
della Valcolla dove mia madre è stata per anni segretaria comunale
di Cimadera.

Questa città, che amiamo, è proprio casa nostra.
Sia come cittadini che sportivi, e non potrebbe essere altro con un
padre che militava in una squadra mai dimenticata che ha vinto la
Coppa svizzera.
Dunque comprenderete l’onore e l'emozione di questa serata a
Palazzo civico. Un palazzo che ho frequentato per una decina d’anni
in qualità di consigliere comunale.
Beh ne è passata di acqua sotto i ponti. E i ponti non sono più quelli
di via Fola o della Madonnetta, tra una sponda e l’altra del
Cassarate. Sono quelli di Berna dove tutti noi della deputazione
ticinese, che saluto e ringrazio per la presenza, ci impegniamo in
favore del nostro Cantone e per la sua popolazione, onorando la
fiducia che ci è stata concessa.
Questa sera il mio pensiero non va dunque a ciò che ci
divide ma a ciò che ci unisce. Penso in particolare
all’importanza della nostra democrazia che ci rende tutti
protagonisti.
La Svizzera è un Paese meraviglioso perché non relega il
cittadino a semplice elettore ogni quattro anni, ma lo
valorizza perché può costantemente correggere le nostre
decisioni e proporre soluzioni diverse.
Ma per far sì che questo patto tra elettore ed eletti continui nel
tempo, dobbiamo applicare le decisioni del Sovrano e impegnarci
per mantenere una Svizzera unita tra le sue parti, cosi come recita il
mosaico svizzero con il motto “uno per tutti e tutti per uno” o come
aveva consigliato San Nicolao della Flue nella sua lettera ai bernesi.
Il nostro Santo Patrono è un personaggio affascinante.
Nicolao prima di tutto è un marito che senza il consenso di sua
moglie Dorotea non avrebbe potuto perseguire la sua missione. Lui
stesso ha detto di esserle grato per sempre. Questo a dimostrazione,
come se ce ne fosse ancora bisogno, che il ruolo di una donna è
determinante. Approfitto dunque per ringraziare mia moglie per
tutto ciò che fa per noi e per la nostra famiglia.
Dal Nicolao politico credo che possiamo ricavare ancora molti
insegnamenti.  L'indipendenza, l’autodeterminazione, la capacità di
crescere grazie all’aiuto reciproco, i principi universali insiti nelle
nostre radici cristiane, tutti valori che formano il patrimonio
collettivo del nostro Paese e del nostro Popolo. E che ritengo si
debbano coltivare e preservare.    
Concludo ringraziando tutti voi per la presenza, care amiche e cari
amici, e dedico un ultimo pensiero al corpo dei volontari luganesi
che ho sempre profondamente ammirato. Grazie al loro intervento,
alla loro forza e volontà nel respingere i Cisalpini, siamo diventati
“liberi e svizzeri”.
Al nostro Paese, e a tutti noi, auguro dunque di poter continuare
a coltivare le nostre differenze sulla base di quel denominatore
comune che ci accomuna: l'amore per la Svizzera.
 
Marco Chiesa