Mauro Dell'Ambrogio: "Per fortuna la politica è in ritardo..."

Mauro Dell'Ambrogio: "Per fortuna la politica è in ritardo..."

Dicembre 08, 2018 - 00:02
Posted in:

Intervista al già Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Mauro Dell'Ambrogio sul tema delle nuove tecnologie e sulle implicazione per la politica e la società.

Mauro Dell’Ambrogio da alcuni giorni ha lasciato la carica di Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione. Dell'Ambrogio ha ricoperto in passato la carica di comandante della Polizia cantonale, alto funzionario del Decs durante la gestione di Giuseppe Buffi, poi dirigente dell'Usi, per poi succedere ad Angelo Rossi alla direzione generale della Supsi, oltre che ad essere stato presidente del cda dell'Aet.
Sul fronte politico Mauro Dell'Ambrogio è stato granconsigliere e capogruppo in Gran Consiglio del Plr, nonché sindaco di Giubiasco (e pure candidato al Consiglio nazionale, arrivando, dietro a Massimo Pini, primo subentrante per il Plr.
Ieri sera era ospite del Circolo Liberale di Cultura Carlo Battaglini all'Usi (vedi qui) per parlare delle implicazioni connesse allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e più in generale della rivoluzione digitale che stiamo vivendo e su questi temi l'abbiamo intervistato.
Mauro Dell’Ambrogio, quella che stiamo vivendo è un'epoca di grandi cambiamenti nel settore della tecnologia. La Svizzera ha qualcosa da temere in questo scenario?
Un po' da temere c'è sempre, perché la concorrenza non dorme. A livello nazionale dobbiamo mantenere la competitività delle aziende svizzere sul mercato globale e  preparare le nuove generazioni alle sfide del futuro. Bisogna anche tenere conto dell'impatto che le nuove tecnologie hanno, non solo sull’economia o sul mercato del lavoro, ma anche su aspetti che possono riguardare la stessa democrazia.
 
Nella sua relazione lei ha evidenziato come la trasformazione tecnologica comporti anche problematiche a livello fiscale, come nel caso di Airbnb per quanto riguarda il pagamento della tassa di soggiorno (tassa riscossa sui pernottamenti negli alberghi, che poi contribuisce a finanziare la politica di promovimento degli enti turistici), e nuove modalità di lavoro con conseguenze sugli oneri sociali pagati. La politica non risulta sempre in ritardo nel percepire queste mutazioni, di fatto obbligata a "rincorrere" l'innovazione tecnologica?
Per fortuna la politica è in ritardo. Se fossero delle decisioni politiche a condizionare la società, come successo in alcuni ben noti esperimenti del passato, credo sarebbe una situazione peggiore. Una società che si basa sulla libertà di intraprendenza dell'individuo, sulla libertà economica e sulla fiducia data agli individui, è sempre preferibile a una società che viene guidata da un potere costituito, legittimo o meno che sia.
Che la politica sia quasi essenzialmente reattiva è in buona parte dunque inevitabile rispetto a fenomeni difficilmente prevedibili, come la scomparsa di professioni e la nascita di nuovi profili professionali. La sfida è adattare costantemente le regole e i principi condivisi a situazioni che mutano.
Il sistema delle nostre assicurazioni sociali si basava su una netta distinzione fra il datore di lavoro e il dipendente. Un fenomeno nuovo come Uber ad esempio, dove chiunque può potenzialmente improvvisarsi tassista, oltre a rompere il monopolio dei tassisti professionisti, crea un problema di imposizione sul guadagno di queste persone. La sfida è adeguare le normative a un modo di fare business che cambia, non programmare a priori qual è il modo di fare business giusto per la società.
 
In questi ultimi anni assistiamo a una sorta di schizofrenia: da un lato c'è una parte di popolazione (in un certo senso un élite) che approfitta e vede con curiosità e interesse tutto quanto viene offerto dalle nuove tecnologie (comprese le mutazioni sociali e lavorative che esse comportano); dall'altra vediamo un certo conservatorismo, come si evince anche da alcune votazioni popolari avvenute in Svizzera nel recente passato. Assistiamo alla richiesta del posto fisso di lavoro, del salario minimo e di condizioni di protezione. Come si governa questa contraddizione e contrapposizione nella società?
Più che il fenomeno delle tecnologie è il fenomeno della globalizzazione che ha creato una disparità fra chi dalla globalizzazione si avvantaggia, con professioni e capacità che si adattano agli sviluppi di un mercato globalizzato, e chi nella globalizzazione è perdente. Vi è dunque la reazione di chiedere maggiore protezione. La storia però ci insegna che la difesa delle professioni legate al cavallo, quando arrivò la ferrovia, era una posizione indifendibile e contro il progresso. Si deve capire che in quest'evoluzione vi sono anche dei perdenti. Si possono sostenere ed aiutare, ma pretendere di congelare il mondo per venire incontro alle paure di chi teme di non potersi adeguare non è mai stata una soluzione.
 
Parliamo di altro. Ora che ha concluso l'importante esperienza quale Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, quali progetti ha all’orizzonte? Cosa farà Mauro Dell'Ambrogio "da grande"? Tornerà alla politica, magari in occasione delle elezioni federali del 2019 (in cui il consigliere agli Stati Fabio Abate non si ricandiderà), o per le elezioni comunali a Bellinzona nel 2020, magari sfidando Mario Branda?
Sono in pensione da cinque giorni e devo ancora abituarmi. Dunque è prematuro. Non escludo nulla, ma non vorrei neanche sottintendere alcunché.
 
 
 
 
 
 
n.f.