Medicina riproduttiva, il nuovo "business" per gli assicuratori. Ma donne sterili e lesbiche rimangono escluse

Medicina riproduttiva, il nuovo "business" per gli assicuratori. Ma donne sterili e lesbiche rimangono escluse

Febbraio 05, 2020 - 14:17
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La Neue Zürcher Zeitung oggi dedica un articolo al tema della medicina riproduttiva e dei suoi costi. Alcuni assicuratori si stanno muovendo con delle assicurazioni complementari per coprirli, ma alcune tipologie di aspiranti madri ne rimangono escluse.

Nel 1970 quasi il 70% delle donne che hanno dato alla luce un bambino aveva meno di 30 anni. Oggi la percentuale si è invertita: nel 2018 meno del 30% delle madri aveva partorito prima dei 30 anni e una donna su tre che partorisce ha più di 35 anni. 
 
Questo ovviamente ha un'incidenza anche sulla fertilità delle coppie e l'ausilio della medicina riproduttiva per mettere alla luce un figlio è in aumento. Oggi la Neue Zürcher Zeitung pubblica un articolo sul tema della medicina riproduttiva e sulla copertura della cassa malati per questo tipo di trattamenti, evidenziando anche alcune possibili “discriminazioni”. 
 
Stando ai dati riportati dal giornale zurighese sono circa il 40% le coppie in cui l'inseminazione artificiale si rende necessaria per la procreazione, mentre nella maggioranza dei casi i medici sono in grado di aiutare la donna a restare incinta in modo naturale. Non tutti coloro per cui l'inseminazione artificiale si rende necessaria decidono di procedere con questo metodo, nonostante le possibilità di successo si attestino al 60%. Come spiega Christian De Geyter alla Nzz, capo dell'Istituto di Medicina della Riproduzione dell'Ospedale Universitario di Basilea, ciò non è dovuto solo ai tabù che ancora esistono sull'argomento, ma anche ai costi del trattamento. 
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Infatti un'inseminazione artificiale presso l'ospedale universitario di Basilea costa circa 8'000 franchi per ogni tentativo e "molte coppie non possono permetterselo", sottolinea il professore. La Svizzera è l'unico Paese in Europa, a parte l'Irlanda e la Lituania, in cui l'assicurazione di base non contribuisce ai trattamenti in vitro. 
 
Modifiche legislative da parte del Parlamento su questo fronte non se ne vedono all'orizzonte, ma gli assicuratori malattia stanno invece scoprendo il potenziale di mercato delle assicurazioni complementari volte a coprire i costi della medicina riproduttiva. 
 
L'assicuratore Sanitas, spiega la Nzz ha messo a punto un prodotto che copre in buona parte questi costi.
 
Tuttavia, evidenzia la Nzz, ci "si avventura in un campo minato politico con questa nuova offerta". La Svizzera è piuttosto restrittiva in materia di medicina della riproduzione e se una donna è sterile, non può ricevere una donazione di ovuli da un'altra donna. Molte donne si rivolgono pertanto a cliniche straniere. Alcuni centri svizzeri di medicina della riproduzione offrono trattamenti pre e post natali per i riceventi di ovuli, una pratica questa legale, ma l'assicurazione complementare non ne copre i costi. Anche le coppie omosessuali restano a mani vuote. Ovviamente in linea di principio ogni donna può assicurarsi, indipendentemente dall'orientamento sessuale. Tuttavia, riporta la Nzz, Christian Kuhn dice che l'attuale forma di assicurazione della fertilità non è adatta a clienti lesbiche, poiché le condizioni di polizza prevedono che l'assicurazione copra solo i costi dell'inseminazione artificiale con lo sperma del partner della donna. Anche se il Parlamento permettesse la donazione di sperma per le coppie omosessuali nell'ambito del dibattito sul matrimonio per tutti non cambierebbe la situazione. 
 
"È chiaro fin dall'inizio che le coppie che non possono concepire naturalmente dipendono dai metodi di inseminazione artificiale", spiega Kuhn. "Questo però contraddice il principio assicurativo secondo cui un evento può, ma non è necessario che si verifichi".