Mentana a Lugano: “giornalisti, uscite dalle vostre redazioni”

Mentana a Lugano: “giornalisti, uscite dalle vostre redazioni”

Ottobre 19, 2019 - 21:03
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Il direttore del TG LA7 Enrico Mentana era ospite oggi del “Media Tech Day” organizzato all’Usi. Il giornalista italiano ha esposto le sue considerazioni sul futuro dell’informazione, in rapporto all’evoluzione della tecnologia.

La tecnologia sta evidentemente cambiando molti aspetti della nostra vita. Uno dei settori in cui essa ha avuto, ha e avrà un effetto dirompente è proprio quello dell’informazione. Oggi si ha l’impressione che si navighi  un po’ a vista. Abbiamo abituato molte persone a non voler spendere per avere informazioni, come si pagheranno gli stipendi ai giornalisti? E poi, visto che si stanno elaborando software in grado di scrivere articoli, basandosi sulle informazioni reperibili in rete, serviranno ancora? I software che leggono ad alta voce un testo ci sono già da parecchio e si sta pure lavorando su video, totalmente artificiali, ma realistici (i cosiddetti “deep fake”). 
Anche per cercare di rispondere a qualcuna di queste domande oggi all’Usi di Lugano si teneva il “Media Tech Day”, un’iniziativa congiunta del Dipartimento delle finanze e dell’economia, della RSI, in collaborazione con la Fondazione Möbius e l’Università della Svizzera italiana.
Ospite d’eccezione della giornata dedicata a media e nuove tecnologie era il giornalista italiano, direttore del TG di LA7, oggi anche editore (ha fondato il sito Open, progetto volto a dare spazio a giovani giornalisti), noto stacanovista e “maratoneta” televisivo (anche se a dire il vero oggi ha rifiutato un’intervista a Ticinotoday perché “ne aveva già fatte troppe”), Enrico Mentana. 
Il direttore del TG di LA7 parlando davanti alla platea dell’Aula Magna dell’Usi ha esposto varie considerazioni su come secondo lui il giornalismo potrà “sopravvivere” ai cambiamenti in atto, partendo dal presupposto, come ha detto Mentana, che "non si litiga con il nuovo, semmai se ne prende atto”. 
L’approccio di Mentana è stato però anche quello di partire da una critica del giornalismo “novecentesco”, perlomeno per quanto riguarda il panorama italiano, che probabilmente non aveva bisogno delle nuove tecnologie per essere considerato un po’ vetusto. “Stavamo su una torre d’avorio”, ha detto Mentana in riferimento alla categoria dei giornalisti. “Chi faceva giornalismo incontrava raramente il suo pubblico”. Oggi più che mai però, ha detto Mentana, “la cosa peggiore per un giornalista è restare chiuso in redazione”. Essere a contatto diretto con la realtà, capire gli umori del potenziale pubblico, ma soprattutto ciò ha anche una valenza formativa. “C’è un’idea scolastica, universitaria, che dice che i concetti si imparano leggendo”, ha osservato il giornalista italiano. “Non è vero. Nel giornalismo si impara nella realtà”. 
Venendo a quanto più direttamente è legato ai cambiamenti portati dalle tecnologie dell’informazione e alla qualità dell’informazione giornalistica, il rischio che si prospetta all’orizzonte, secondo Mentana, è quello di “un’informazione sagomata, on demand, in cui si perde il però il quadro di insieme”.
Altra questione fondamentale (che non riguarda a dire il vero solo il giornalismo): di fronte agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che ruolo rimarrà al giornalista? Anche per Enrico Mentana, per riprendere il titolo di un libro del sociologo Francesco Morace, andremo verso un “futuro più umano”. Se la macchina si occuperà delle funzioni più basilari e ripetitive, all’uomo resteranno le caratteristiche che un’intelligenza artificiale non è in grado di riprodurre, ad iniziare dall’empatia, o, con le parole di Mentana, “scegliere fra le opinioni diverse, umanizzare, scegliere ogni mattina le primizie. Solo l’intelligenza umana può farlo, ma ciò non si può insegnare nelle università”. Certo non sarà una transizione del tutto indolore. In futuro, ha detto Mentana, “saranno pochi i giornalisti, pagati dalla pubblicità, da fondazioni o dal crowdfunding”.