Mirco Pinana: La parola all'assistente

Mirco Pinana: La parola all'assistente

Gennaio 19, 2019 - 08:08
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La serie delle interviste prosegue con l'allenatore della Selezione Locarnese , squadra di calcio giovanile che milita nella Coca Cola junior league B e di cui Ticinotoday dallo scorso anno segue le "avventure" in questa sezione, "Leoni di Domani". Ecco le nostre domande:

Che cosa ti ha portato alla Selezione Locarnese?
È stata una scelta di continuità: alcuni ragazzi che compongono l’attuale Selezione Locarnese li ho già allenati quando erano ancora nella FE14, quindi ho scelto di continuare ad essere parte del loro percorso formativo, decisione facile, in quanto con loro mi sono sempre trovato benissimo.
 
Quali sono le tue esperienze passate da allenatore e giocatore?

Ho iniziato la mia carriera da giocatore negli allievi dell’Ascona, per poi essere parte delle selezioni locarnesi fino all’Under 13, in seguito, non essendo stato scelto per il Team Ticino, ho continuato a giocare per diverse società del Locarnese, tra cui FC Locarno, Losone Sportiva e FC Solduno, finché un brutto infortunio al ginocchio mi ha costretto a smettere prematuramente. Ecco che allora ho deciso di restare nel mondo del calcio e vestire i panni dell’allenatore: dopo alcune annate come assistente degli allievi E e D9 del FC Locarno, ho avuto l’occasione di allenare, sempre come assistente e solo per il girone di ritorno, la FE14 del Locarnese, prima appunto di sposare il progetto Selezione Locarnese.
 
La Selezione Locarnese ha rispettato gli obiettivi fissati?

Assolutamente sì. L’obiettivo principale era quello di offrire un contesto di qualità ai ragazzi più meritevole della regione, dando loro la possibilità di allenarsi con ragazzi della loro stessa qualità e giocare nel livello più alto di ogni categoria. Dall’inizio del progetto ogni singolo componente della squadra è potuto migliorare e maturare calcisticamente, cosa che reputo essenziale, ottenendo quasi come naturale conseguenza anche buoni risultati nei vari campionati disputati.
 
Come allenatore ci sono dei sacrifici da fare, pensando alla vita privata?

Senza dubbio il ruolo di allenatore richiede una quantità di tempo non indifferente, impegnandomi quattro volte alla settimana, comprese le trasferte oltre Gottardo, però non li definirei sacrifici, ma piuttosto scelte, perché allenare deve essere un piacere e non qualcosa che pesa o che porta a rinunciare a qualcosa in favore di un allenamento o di una partita.
 
Quanto vale la preparazione atletica, fisica o l’estro del singolo giocatore?

La preparazione fisica sta diventando sempre più importante, in linea con i cambiamenti di un calcio che diventa sempre più veloce, tuttavia, dovessi fare una scelta tra i due aspetti, direi sicuramente l’estro del singolo giocatore, poiché, al di la di ogni indicazione tattica o tecnica, quella che conta sul campo è l’inventiva del singolo, la capacità di trovare la giocata giusta al momento giusto.
 
I tuoi giocatori cosa hanno bisogno di te?

In generale, cerco sempre di instaurare un dialogo con i miei giocatori, non voglio che sia soltanto un dare e basta; trovo che un costante confronto su qualsiasi tematica permetta, sia a me come allenatore sia a loro come giocatori, di crescere e di trovare la migliore soluzione che soddisfi le esigenze di tutti. Se però dovessi scegliere nello specifico un qualcosa che i miei giocatori hanno bisogno da me, oserei dire il “coaching”, soprattutto durante le partite, perché vedo in molti di loro la necessità di essere innanzitutto supportati e incitati, e in secondo luogo di essere corretti e guidati.
 
Come vedi il calcio ticinese?

Non conoscendo le altre realtà, salvo per sentito dire, mi risulta difficile parlare del calcio ticinese in generale: FC Lugano e Team Ticino rappresentano due importanti punti di riferimento per tutto il movimento, però anche altre realtà più piccole si stanno muovendo bene e sono in costante crescita, cosa che purtroppo nel Locarnese si fatica a vedere perché sussistono vari problemi.
 
Cosa pensi del futuro del calcio d’èlite ticinese?

Trovo che, in generale, l’offerta formativa per il calcio d’élite sia in costante crescita, perché gestita con intelligenza e da persone competenti, tuttavia di lavoro da fare ce n’è sempre, perciò vanno limati di anno in anno quei piccoli dettagli che al momento, almeno secondo il mio modesto punto di vista, rappresentano ancora dei problemi, così da poter anche trovare un punto d’incontro ancora più solido con le società che sostengono il progetto Team Ticino.
 
Cosa ne pensi della Nazionale Svizzera?

In linea con tutto il movimento svizzero, la “Nati” riesce ogni anno a migliorarsi e soprattutto a garantirsi nuovi elementi di qualità, che consentono il ricambio e che contribuiscono a tenere sempre alti gli standard della nazionale; penso, per esempio, ai vari Mbabu, Zakaria, Elvedi che sono entrati in pianta stabile nella rosa della nazionale, ricevendo anche il testimone da giocatori emblematici del recente passato rossocrociato.
 
Pektovic secondo te ha convocato i migliori giocatori Svizzeri?

È quello che ci si attende dal selezionatore di una nazionale, e anche Petkovic è perciò chiamato a fare ciò, poi guardando ai risultati ottenuti tra l’ultima rassegna iridata e la Nations League la risposta non può che essere positiva.
 
Il tuo allenatore preferito?

Sinceramente non preferisco un allenatore piuttosto che un altro, ma cerco sempre di estrapolare da diversi allenatori quegli aspetti che sono adatti al tipo di persona che sono e alla mia idea di calcio.
 
Il tuo giocatore preferito?

Attualmente il mio preferito è Kalidou Koulibaly, difensore del Napoli, che trovo semplicemente mostruoso.
 
Il tuo futuro da allenatore?

A corto termine non mi pongo ancora la domanda, perché voglio concentrarmi sul girone di ritorno, mentre a lungo termine non ho un obiettivo preciso, la mia idea è quella di arrivare fin dove le mie capacità me lo permettono, cercando sempre di dare il meglio di me.
 
 
 
intervista: Dadig